martedì, 20 novembre 2007

109.

anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha minacciato le vostre 1100
anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti
domenica, 18 novembre 2007

e chi lo sa definire? è un emozione, non si può definire.

vivo sentimenti conflittuali. diciamo che erano anni che non mi succedeva. diciamo che erano anni che, costruitami il mio piccolo paradiso felice di agibilità politica, tenevo tutto fermo lì così com'era, nella speranza che poi, un giorno, tutto sarebbe ricominciato. troppo facile dirà qualcuno. troppo facile tornare da un corteo come quello di ieri a genova e pensare di cavarsela con un immagine, quella immagine... piazza carlo giuliani.
non sono queste le cose in cui io credo. non è uno spazio di agibilità politica che poi fa la politica. quello spesso fa l'anipolitica e, cari compagni, a sto punto rischiamo di starci dentro all'antipolitica, ma seriamente.
insomma. praticamente domani è uno dei giorni più importanti della mia vita e io ripenso a tutto, metto in discussione tutto, rimugino su tutto.
sarà l'evento rituale a farmi sobbalzare? mah, chissà!
fattosta che di riti in questi giorni se ne consumano tanti. come quello di ieri. il nostro tornare a genova, in cui io, personalemente, avevo riposto un sacco di speranze.
e quindi ci sono tornata ieri a genova (cioè, per dirla tutta ci sono andata, perchè nel 2001 m'avevano bocciata e dovetti stare a casa) e le sensazioni sono state tante.
io il movimento me lo ricordo. non faccio parte di quella generazione che genova l'ha vissuta dopo il g8. mi ricordo seattle, mi ricordo praga, gotemborg, mi ricordo napoli e genova e firenze e porto alegre... ero piccola e credevo che avremmo cambiato il mondo.
è strano quando le cose stanno così. quando uno non ha la forza nè la voglia di mettersi veramente in ballo e di ballare, quando uno ci sta fino ad un certo punto nel gioco e poi si tira indietro. è strano quando ripensi a come facevamo in quegli anni e a quelo che è ora. o che non è. o che cos'è? questa domanda mi divora da ieri. da quando le mille emozioni che quel corteo mi ha dato hanno cominciato a combattere tra di loro. la gioia di esserci, di ritrovarci. ancora noi, quelli di genova, quelli di napoli, di praga, di seattle...
noi, il movimento dei movimenti. di nuovo a genova.
perchè c'eravamo tutti e allora siamo tutti colpevoli. chi con il cuore, chi con il corpo, chi con la mente. tutti. e allora arrestateci tutti, condannateci tutti. ammazzateci tutti.
perche non è vero che berlusconi se n'è andato e la democrazia in questo paese non è più in pericolo, anzi... perchè c'è chi ora suona la campana, chi da nuove letture politiche e dice che dovremmo preoccuparci di come arginare la deriva violenta delle forze dell'ordine, perchè c'è chi ieri contestava il g8 e oggi vota per finanziarlo. e sono i miei compagni... o meglio: e sarebbero i miei compagni? quelli che chiedono la commissione d'indagine parlamentare su genova? quelli che a genova contestavano gli 8 grandi e ora si preparano ad accoglierli in quel della sardegna? quelli che si, smantelliamo la maddalena, anzi, facciamo che la ricostruiamo e ne facciamo un mega impianto turistico (perchè i grandi 8 hanno bisogno di tanto spazio per incontrarsi)
cosa resta di genova? cosa di quel movimento?
parliamo di ieri. dei compartimenti stagni riuniti in spezzoni statici e immobili, tanto identitari da far paura alla stessa genova, abituata com'era alla confusione, alla contaminazione, alla condivisione di quelle gionate del luglio 2001. secondo me nemmeno lei ci ha riconosciuto. nemmeno mamma genova ha riconosciuto i suoi figli, nè i figli dei figli.
io a genova sono diventata grande. ho smesso di sognare e cominciato a fare. ho cominciato a credere che se il mondo lo vuoi cambiare allora non ti basta guardarlo, osservarlo, cercare di analizzarlo. qualcosa devi fare. fosse solo esserci. e quindi anche per questo ieri ero a genova. con i padri e con i figli. sorella maggiore dei ragazzi che oggi pensano a genova e si portano il casco, senza sapere cosa farne di quel casco, quando metterlo, quando toglierlo... sorella maggiore di quelli che se lo striscione ha l'asta non capiscono perchè, forse perche non si pieghi o svolazzi per il vento... sorella maggiore che fa vedere i video, le inchieste i pillola rossa e cerca di spiegare di far sentire... sorella maggiore e un po' noiosa, forse, che ricorda le assemblee ad officina o al laboraorio ska, quando io ero una ragazzina e manco mi facevano parlare, manco mi veniva voglia di parlare... le assemblee... lunghe ore, dense, cariche di scontri e di incontri...
è strano. cosa ha a che fare oggi con ieri? per me e per tutti... qal'è il dato politico della nostra azione negli ultimi cinque anni? cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo costruito, cosa abbiamo lasciato.
genova rivive? non lo so. non so se quei corpi, quelle idee, i presupposti come i sogni sono gli stessi.
non lo so.
so che mi sono sentita vicina e lontana da tutti i miei compagni. so che mi sono sentita a casa, che ho guardato giuliano negli occhi e ho provato lo stesso dolore di sempre. so che non ne posso più dei professionisti della politica. da qualunque parte stiano.
so che ho sempe fatto la bassa manovalanza. so che la farò sempre. e me ne vanterò sempre.
so che ho scritto un sacco e che ne avevo bisogno. avevo bisogno del corteo di ieri e dello sfogo di oggi. domani avrò bisogno di tanto coraggio. quello stesso coraggio che muoveva la mia azione di ragazzina un po' imprudente e facilmente condizionabile, che mi ha fatto smettere di credere in me e cominciare a credere in tutti noi. forza per chiedermi chi siamo, chi sono, cosa penso di poter fare, cosa pensiamo di riuscire a costruire. la forza con cui cercheremo ancora di costruire qualcosa.
questo post è una riflessione personale ma se parlo al plurale è perchè ci credo ancora in noi.
credo ancora nel movimento come unico motore di cambiamento possibile.
checchè ne dicano lor signori.
e si faccaino pure la loro cosa rossa (che io voterò, probabilmente, ma non costruirò se cosa rossa a genova non ci sarà come non c'è stata ieri, se contnueranno a gridare verità e giustizia per genova e a votare per finanziare la maddalena) facciano pure le loro cose...
io vagherò per il corteo, rifiutando l'identità, camminerò e sentirò le voci, sentirò i corpi, sentirò gli odori e le emozioni... sentirò. e ci sarò sempre. comunque ci sarò. resisterò. alla rabbia, allo schifo, alla paura, alla voglia di vomitare e a quella di urlare. perchè così non ha senso. così non è niente. nè ieri nè oggi nè domani. così no. non ci sto.
sabato, 17 novembre 2007

domani, cioè oggi

appena tornata....
striscioni finiti, camioncino pronto, mixer aggiustato... mancano le pile per il megafono, come sempre...
e le ore di sonno per reggere l'incredibile giornata che sarà domani.
domani scendiamo in piazza in tutto il mondo. perchè il movimento non si rimanda.
domani toniamo a Genova. perchè il movimento non si processa.
domani, o meglio oggi, tra poche ore...

e poi dall'ultima galleria sembra mai più poter riaprirsi il sole
e quando luccica dal fondale sopra la rugginosa ferrovia
dalle budella della grande vedova diritto in faccia ad un muro alto
porta principe in un sussulto ti vomita addosso a genova...

io quando tornerò a genova per prima cosa col caffè di rito
nel piazzale della stazione, dal baracchino il passo addormentato
lo muoverò per riconquistare la dignità di me stesso al mondo
e il dovere di camminare a testa alta guardando il fondo

guardare in fondo, guardare il mare, guardare il punto fermo sull'abisso
vedere tutto tornare, urlare, fronte spezzata da un chiodo fisso
fronte spaccata, fronte diviso, fonte che annega al pozzo san patrizio
il mare rosso del nostro sangue plebeo che soffoca nel precipizio

quando ritorneremo a genova ritorneremo sopra la criniera
bianca dell'onda che si frange al frangiflutti che mangia la sera
e sfiora il senso del presente, della memoria che si schianta
quando genova ritornerà quella del giugno del sessanta

quando ritorneremo a genova, quando genova sarà tornata
quando torno, torno al nostro inverno la resistenza sarà dichiarata
quando in tutto quest'inferno ritroveremo i nostri sentimenti
verremo in braccio alla natura, verremo sopra i quattro elementi

chi siamo noi? ora siamo il mare, il mare nero che si scatena
che si rovescia sopra il porto, sopra al porco che lo avvelena
il mare più salato che ci avete fatto lacrimare
date un bacio ai vostri candelotti, giusto prima di affogare

chi siamo noi? ora siamo il vento che non potete più fare ostaggio
aria libera dai mulini, dalla catena di montaggio
il vento che ti spazzerà via, cancellerà l'orma dei tuoi passi
che schianterà muri e sbarre scatenandosi per marassi

chi siamo noi? ora siamo il fuoco che non avete mai domato
quello che brucia in fondo agli occhi di questo triste supermercato
quello che cortocircuita i fili dell'allarme e del divieto
mentre noi spargeremo sale sulle rovine di bolzaneto

chi siamo noi? ora siamo la notte, la luna persa dei disperati
dice il poeta: “quando cade un uomo si rialzano i mercati”
e per quest'uomo di eterna notte, per questa luce che se ne muore
aspettiamo che il sole sciolga il blocco nero che portiamo in cuore

e così torneremo a genova, così ritorneremo a genova
così libereremo genova, così saremo liberi a genova

quando ritornerò a genova dal baracchino del caffè di rito
l'antico samovar della tristezza che sta bollendomi dentro al fiato
questo dolore che mi ha tradito, l'enorme sagoma del lutto
il mio tormento che ho malcelato e queste lacrime che tengo stretto

e in una genova liberata, senza chiusura, senza sgomento
senza sott'occhio la via di fuga, senza furore, senza spavento
avrà senso cadere in ginocchio, alzare e prendersi le mani
piangere in piazza alimonda... pardon, in piazza carlo giuliani

alessio lega, settembre 2001

venerdì, 19 ottobre 2007

banner20ottobrefinalmente il 20 ottobre è arrivato... le aspettative e le speranze per domani sono tante, a partire dal numero dei partecipanti alla grande manifestazione indetta da Manifesto, Liberazione e Carta. una manifestazione PER i diritti, PER il governo, per un governo più giusto e più attento ai problemi reali del paese. lo spezzone studentesco che si muoverà all'interno dello spezzone del Network delle comunità in movimento, vedrà insieme soggetti differenti: dall'UDU, Uds, ai GC, passando per i collettivi studenteschi e universitari. un modo per ripartire dalla precarietà generalizzata e generalizzabile dei soggetti in formazione e ricominciare a parlare e fra parlare di noi. è importante che domani si sia in tanti a Roma perchè la partecipazione non si costruisce attraverso le chiamate al voto primario o alla consultazione sindacale, ma, mattoncino su mattoncino, attraverso la condivisione di pensieri ed esperienze, attraverso la costruzione di comunità e reti di relazioni. è quello che abbiamo provato a faree sui territori con le iniziative che abbiamo messo in piedi. è quello che continueremo  afare domenica, lunedì, martedì.... fino al 17 novembre, giornata di mobilitazione internazionale degli studenti quando chiederemo una nuova legge sul diritto allo studio, il reddito di formazione, la carta servizi per i libri e le attività culturali, il ripensamento totale del sistema dell'istruzione media e superiore.
la scuola, l'università non sono più luoghi della conoscenza, il sapere è prodotto altrove, le competenze si acquisiscono in altri modi, le istituzioni non assolvono più al compito di formare le nuove generazioni. è necessario ripensare un sistema che ingabbia gli studenti nelle logiche imposte dal sistema, li vincola a tempi e ritmi dettati eterodiretti, chiediamo solo di poter ricominciare a decidere del nostro percorso, ad essere soggetti attivi e non utenti del sistema formativo.
da domani parliamo noi!

per chi parte da Siena due pullamn partiranno da Fontebecci alle ore 9:00, uno organizzato dal PRC l'altro dalle Farfalle Rosse (per informazioni 328 7511429 oppure 329 1683634)

per chi invece parte da Avellino sono previsti due pullman alle 9:30 e poi alle 10:00 a piazza D'armi (davanti al tribunale) per informazioni 3477810076 oppure prcavellino@email.it

MOBILITIAMOCI, MOVIMENTIAMOCI, CAMMINIAMO INSIEME VERSO UN MONDO SENZA PRECARIETA'!

20ottobbre studenti
martedì, 16 ottobre 2007

quali voli e perchè

difficile in questi giorni trovare il tempo per scrivere... ben altre scritture mi hanno tenuta impegnata (e non si sono ancora concluse) e mille iniziative, tutte quelle che a Siena abbiamo provato a mettere in piedi verso il 20 ottobre. due settimane lavoro intensissimo e costante, mentre il resto del paese era impegnato con le primarie del PD, il trionfo di veltroni e prima ancora, dei si al referendum sull'accordo del 23 luglio e An scendeva in piazza consacrando così a Gianfranco Fini la leadreship della futura federazione (o qel che sarà del centrodestra). in tutto questo il governo fa il doppio gioco, forse il triplo se si tien conto delle continue pressioni e minacce della destra dell'unione, in consiglio dei ministri deice (e fa) una cosa, poi se la rimangia. e ci riempiono la testa con la politica, l'antipolitica, l'antidoto all'antipolitica, il PD, il PD, il PD...
in tutto questo noi sabato scendiamo in piazza. ci riproviamo, gli diamo un altra occasione.
non mi interessa però ora parlare di questo, altrove ho detto come la penso,
piuttosto le emozioni di questi giorni, la tensione del 4, stemperata dalla presenza dei compagni e scioltasi come neve al sole nella concretizzazione del momento (sensazione fortissima di condivisione diffusa)
la rabbia della manifestazione per Crash again e la gioia della Perugia-Assisi, l'entusiasmo e l'eccitazione in piazza il 12 mentre arrivavano le notizie dalle altre città A Roma siamo 60000, a Napoli 10000 e Torino, Palermo, Milano...
vorrei dire del 13, di Ampugnano, del progetto di ampliamento dell'aereoporto e della devastazione di un territorio stupendo, che ancora una volta verrà violentato dai poteri economici loca, i quali, invece di migliorare la tragica situazione dei trasporti regionali, si avventurano in faraonici progetti per far diventare quello che è nato come un aereoporto di piccole dimensione uno scalo internazionale asservendo l'operazione alla sola logica del mercato e senza preoccuparsi minimamente delle esigenze del cittadino.sperperando, ovviamente, denaro pubblico. ad esempio la torre di controllo dell'aereoporto, ricostruita nel 2003 sarà abbattuta e nuovamente ricostruita con i prossimi interventi. in tutto questo la giunta comunale giudata dal sindaco Cenni si sgretola al suolo sotto i colpi delle primarie del PD, che fanno tentennare gli ordini interni ai due partiti riuniti e non si capisce a che gioco giochi. intanto il comitato lavora. l'assemblea plenaria di due settimane fa contava più di cinquecento anime, la manifestazione organizzata sabato dalle farfalle rosse pure ha visto una partecipazione maggiore di quanto non ci si aspettasse (eravamo circa quattrocento persone). abbiamo sfilato fino all'aereoporto con gli aquiloni e i palloncini, tra le vecchiette e i ragazzini e un sacco di bambini. guardarsi intorno faceva male. già violentata la valle di rosia non deve esserlo ulteriormente. abbiamo un solo modo per sopravvivere ed è difendere i territori, difenderli con spirito partigiano. facciamo con val di susa, perchè nessuna terra si usa!
domenica, 30 settembre 2007

...voliamo di nuovo giù (solo per un giorno)

30sett 400
dopo le aggressioni omofobe svvenute nel mese di agosto a piazza bellini il movimento glt napoletano scende in piazza in una manifestazione unitaria per dire no ad omofobia, fascismo e camorra. importante essere presenti in un momento un cui ancora più forte e pressante si fa sentire l'offensiva vaticana per rivendicare dignità, diritti e laicità per tutt*.
martedì, 18 settembre 2007

Torno giù.... ecco perchè!
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lunedì, 17 settembre 2007

corpi, generi e sessualità: il fantasma della sinistra

...dal sito dei GC

Il fantasma della sinistra: la relazione uomini/donne:

20 ottobre:tante diversità insieme e una differenza

di Lea Melandri

La sinistra, si legge nel nuovo appello che invita alla manifestazione del 20 ottobre a Roma, su Liberazione del 9 settembre, è fatta di "tante anime", "diverse ma amiche", che hanno bisogno di raccogliersi "in un sol corpo" per avviare un progetto di società più giusta, meno frammentaria e meno soggetta alla "legge feroce del mercato". Ciò che non si dice, ma che emerge chiaramente ogni volta che si elencano i problemi "fondamentali" su cui è chiamata a esprimersi una partecipata "assemblea di popolo", è che, se queste anime sono tutte "grandi", alcune sono considerate più grandi delle altre e come tali destinate a fare da "bussola" a un gregge altrimenti smarrito.

Cambiano le analisi della fase storica che si sta attraversando - dal moderno al postmoderno, alla "società fluida" -, ma non il paradigma conseguente al primato dell'economia, che cerca ogni volta un soggetto prioritario, spinto al cambiamento da oggettive, disumane condizioni di lavoro, una sorta di "asso pigliatutto" che trova oggi, dopo il declino della classe operaia, la sua perfetta incarnazione nel modello precario, tessuto connettivo della civiltà funzionale al liberismo economico e, al medesimo tempo, virus della sua disgregazione. Intorno alla precarietà si muovono le acque agitate del governo, dei partiti e del sindacato, ma anche quel poco che sopravvive di un discorso teorico sempre più spento e ripetitivo, incapace di fermare lo sguardo sul magma confuso e contraddittorio di sentimenti che rischiano di far esplodere in modo incontrollato le relazioni sociali.
La "diversità" è sicuramente uno degli aspetti più vistosi e più interessanti della sinistra che dice di voler ripensarsi e di poter trovare, sulla base di un alternativa condivisa di società, nuove forme unificanti di aggregazione. Ma per arrivare a definire la diversità un "valore" - saperi, pratiche, cambiamenti in grado di tentare scambi e contaminazioni - è necessario innanzi tutto chiedersi quale origine hanno le "differenze" che conosciamo, in che rapporto stanno tra loro, quali tratti comuni tengono nascosti, di quali violenze, ingiustizie sono state storicamente portatrici. L'orizzontalità, su cui si vorrebbe oggi misurare la forza modificatrice dell'esistente, da parte del "popolo" della sinistra, è smentita dalla sacra, intoccabile gerarchia con cui vengono elencati ogni volta valori e soggettività interessate; la promessa di riunificazione si affianca paradossalmente al bisogno di rafforzare tratti identitari e appartenenze. L'idea di un corteo che si muove come "un sol corpo", pur avendo tante anime, evoca nostalgie comunitarie tutt'altro che estranee alla storia della sinistra, fa appello a una omogeneità immaginaria, messa, sia pure inconsapevolmente, a copertura di conflitti, lacerazioni, incapacità di ascolto reciproco.
Sulla lettura distorta e sull'uso tutto interno a partiti e maggioranza di governo, che sono stati fatti dell'appello uscito il 3 agosto su Liberazione e il manifesto , hanno già detto altri firmatari. Se finora ho taciuto, per avendo dato il mio nome, è perché dubbi, rabbia, delusione non riguardano, nel mio caso, solo le scelte fatte finora dal governo su lavoro, politiche sociali, guerra, diritti civili.

Né riguardano solo l'appropriazione da parte del ceto politico di una iniziativa nata come espressione di soggetti collettivi, movimenti, associazioni, gruppi, che riduttivamente continuano a essere definiti "società civile", quando si sa bene che sono portatori di saperi e pratiche innovative dell'idea tradizionale di politica. Neppure posso limitarmi, come Aurelio Mancuso, a fare "atto di fiducia" contando che la sinistra al governo si decida a riconoscere alla libertà e ai diritti delle persone in quanto tali lo stesso peso che dà ai diritti sociali. E la ragione è molto semplice: il patriarcato, come dominio storico di un sesso sull'altro, non è una questione riducibile a diritti, libertà, emancipazione, responsabilità etica, e nemmeno a solidarietà, una parola che compare impropriamente in entrambi gli appelli: nel primo, come solidarietà tra lavoratori e lavoratrici, di cui sarebbe garanzia il contratto nazionale, nel secondo come "struttura" della "convivenza civile tra le donne e gli uomini". Si può essere solidali con chi vive una condizione di disagio maggiore della nostra, ma se siamo noi o i nostri simili la causa di quel disagio, se a dividerci è stata una "differenza" diventata storicamente potere, sfruttamento, violenza, esclusione, ci vogliono ben altro impegno, ben altra assunzione di responsabilità, pensiero critico, desiderio profondo di cambiamento, rivalutazione del conflitto, per allacciare nuovi rapporti.
Non è un caso che il tentativo di Emiliano Brancaccio di riformulare il rapporto tra i sessi dall'interno della critica marxista, come legame tra "riproduzione del profitto e generazione dell'eros", tra "contraddizioni sociali e contraddizioni famigliari", tra economia politica e psicanalisi ( Liberazione del 22 luglio 07), sia rimasto isolato e senza seguito. Tradotta in termini, ora di "questione di genere", ora di "patriarcato", ora di "femminismo", la relazione tra uomini e donne aleggia tuttora sulla manifestazione del 20 ottobre come l'anima incollocabile della sinistra, un fantasma che si aggira in ogni suo ambito, che interroga tutte le sue "diversità" - il lavoro, le politiche sociali, il pacifismo, l'ambientalismo, i diritti civili - ma che come l'Araba fenice "dove sia nessun lo sa".
Eppure ci sono luoghi dove, lentamente ma con passione costante, si va formando quello spazio pubblico, contaminazione di percorsi diversi, che la sinistra dice di voler porre al suo orizzonte. La settimana organizzata come ogni anno dal Forumdonne di Rifondazione, che si è tenuta a Santa Marinella, dal 3 al 7 settembre, più che una "scuola di politica", è stata l'esperienza singolare, entusiasmante, di una socialità inedita - donne e uomini di età e formazione culturale e politica diversa - capace di ripensarsi collettivamente, di tener ferma l'analisi sull'intreccio di vita e politica, corpo e istituzioni sociali, inconscio e coscienza, sacro e laicità, "costruzione di sé", come luogo in cui si incrociano residui arcaici e contemporaneità, autonomia ed eteronomia - come ha sottolineato nella sua relazione Elettra Deiana - e, al medesimo tempo, rilettura di un modello di civiltà che ha bisogno di nuove chiavi interpretative. Il soggetto "uno e plurale", figura finora ambigua, oscillante tra coloriture sacre e litigiose negoziazioni di leader politici, ha già voci e volti reali, protagonisti "in carne e ossa", momenti di condivisione intellettuale ed emotiva che possono estendersi, avviare un processo di accomunamento di pratiche, attento all'individuo e alla collettività. Peccato che il rumore della politica istituzionale, amplificato dai media, reso sempre più separato e incomprensibile da una ritualità crescente, sia tale da impedire ogni, pur volonteroso, ascolto.