mercoledì, 23 gennaio 2008

pensieri indigeni

ho aspettato un po’ di tempo per cercare di somatizzare le esperienze, di interiorizzare quel che i miei occhi avevano visto, le parole udite, le sensazioni provate… a una certa mi sono resa conto che chissà quanto ci vorrà, chissà quanto ci vorrebbe perchè io fossi capace di descrivere quegli occhi, gli sguardi, la dignità… allora ho pensato che, infondo, l’unico senso di quest’esperienza è la condivisione, la possibilità di socializzare le emozioni, di farne patrimonio collettivo.

non so bene ancora come. non riesco ad immaginare un modo per spiegare questa cosa, non riesco ad inventarmelo. so che la cosa più imposrtante che ho imparato, quella che più di tutte mi è rimasta dentro, è l’idea di non essere soli, di avere sempre qualcuno accanto, di essere tutti, in qualche modo, indigeni. quell’idea di dignità dell’essere umano che sembrerebbe sparita nella storia della cultura occidentale con l’illuminismo, che,  dopo, sembrerebbe non aver lasciato traccia. quell’idea che lo stesso comunismo ha sacrificato alla riuscita della rivoluzione, fallendo, alla fine, il suo “grande compito storico”.

l’idea del rispetto (del rispetto reciproco e rispetto delle regole giuste), l’idea della collettività, dell’essere una comunità, una moltitudine.

ieri sera ragionavamo tra le altre cose della nostra capacità/disponibilità a costruire insieme un progetto collettivo. qualcuno era entusista, qualcun altro disilluso. c’era chi ci andava piano nel fare progetti e chi provava a fare bilanci. chi non si sentiva più parte, chi di nuovo, chi per la prima volta. mi è sembrata un occasione di confronto, una di quelle situazioni in cui ti senti una piccola parte di un tutto, come tra gli indigeni.

ecco. è un modo per dire che ieri sono stata bene e che credo che ciascuna delle parole pronunciate sia per ciascuno di noi una risorsa. credo che andare serva soprattutto a tornare, a imparare, ad ascoltare. a imparare ad ascoltare. credo che possiamo provarci. e che lo spirito che deve giudarci è quello della curiosità, della capacità di meravigliarsi, di farsi stupire. qui come altrove quello che conta è la capacità di farsi coinvolgere, di farsi contaminare. è vita. è bello

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venerdì, 21 dicembre 2007

spicco il volo

eccoci...
dopo un tot di giorni di passaggio silente mi decido a riprendere a battere le dita sulla tastiera.
non cazzi miei questa volta, non stati emotivi o penseri segreti, nemmno impressioni su vicenza (credo non ne valga nemmeno la pena), piutosto la fibrillazione, le mille sensazioni rispetto a quello che mi appresto a vivere.
-6 giorni alla partenza.
volo in chiapas, al terzo incontro dei popoli zapatisti con i popoli del mondo, per la prima volta completamente dedicato e gestito dalle donne zapatiste.
porta il nome della comandanta Ramona questo terzo incontro e si svolgerà al Caracol de La Grrucha,

forse sarebbe il caso che mi dilungassi con mille informazioni sul levantamiento del 94, sulle giunte del buo governo, sulla situazione attuale... invece ho voglia di parlare della sovreccitazione, del tremolio intenso e freddo che mi attraversa la pelle, la carne, le ossa...
un'emozione preventiva e profonda che non so descrivere, ma che sento così intimamente mia...

quanto mi cambierà questa cosa? sarò sempre io al mio ritorno? le cose avranno un altro senso?
interrograsi è d'obbligo, condividere lo è altrettanto...
ultima giornata senese. domani avellino, poi natale in paese e poi...
la cosa più bella è sapere che quest'esperienza potrò condividerla con le compagne...

fibrillazione alle stelle. una farfalla prende il volo verso il chiapas...
una farfalla che porta dentro mille voci, mille occhi, uomini e donne e bambini...
volo via anche per voi... perchè anche questa possa essere un esperienza collettiva... vorrei che tutti potesse vedere attraverso i miei occhi, sentire atraverso le mie orecchie, toccare attraverso le mie mani... 
vi porto dentro.
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domenica, 09 dicembre 2007

doppia amarezza

non mi sono svegliata... cioè ieri sera ho deciso che non mi sarei svegliata e così è stato.
però dalle 13 in poi ho seguito l'assemblea in streaming e dunque non mi sono risparmiata gli interventi di giordano, mussi e diliberto...
mi sarebbe piaciuto sentire ingrao, che fino a ieri aveva detto che all'assemblea non ci sarebbe stato e invece stamattina poi è arrivato. mi sarebbe piaciuto sentire vendola, vedere l'irruzione dei no dal molin, irrompere con loro nella stanza dei bottoni della sinistra...
doppia amarezza, perchè restando a casa anche quel poco di buono che c'era nell'assemblea di oggi me lo sono perso. non mi sono persa i discorsoni dei leaderoni, che erano visibili e udibili da tutti quanti se ne sono stati a casa, ma la gente si... le facce, le espressioni, le sensazioni che i corpi presenti alla fiera trasmettevano. chi c'era mi ha detto che non è stato bello, che non mi sono persa niente, ma invece io penso che ne valesse la pena. valeva la pena esserci e mettersi in corteo con i NodalMolin, come hanno fatto i compagni, i miei compagni. credo che sia stato un messaggio importante, che sicuramente i quattro leaderoni non avranno captato, ma così è stato. un po' come dire: si, ok, ma noi abbiamo un idea ben precisa della politica che vogliamo e delle modalità che bisogna mettere in piedi per costruirla e questo percorso non ci appartiene, o ci appartiene fino ad un certo punto. una cosa importante e per nulla scontata che dimostra quanto la generazione di genova sia poco disposta a farsi mettere cappelli in testa, da dentro e da fuori.
era necessario che l'elemento di crisi fosse anche oggi all'assemblea, e per fortuna c'è stato.
tutto il resto sono considerazioni di contesto, speculazioni su quella che è stata una passerella e non poteva essere altro... si sarebbe dovuti andar giù ieri, partecipare ai tavoli tematici, incontrare i compagni...
ora la discussione sarà tutta su bella ciao che i verdi non hanno cantato e su fini e il suo ex compare che bisticciano e si lasciano... questioni di clamore mediatico punto e basta, la gente, le persone restano fuori dalla ribalta...
ecco, credo, con una metafora coniata qualche sera fa a chiacchiera con un compagno, che il più grande problema della sinistra italiana sia questo: stanno insieme, ma non fanno l'amore, non si confondono nei corpi, non si contaminano nelle idee... non si amano, in fondo, questo è un matrimonio di convenienza.

le persone però no, si amano, litigano, discutono, si arrabbiano, ci restano male, fanno pace e fanno l'amore... nelle persone io ci credo ancora. credo nelle mani, nella capacità di costruire, credo nel dialogo, nella forza del contatto fisico, nella sua intensità, credo nel rispetto silente e nella rabbia furiosa e accecante, credo nella passione, quella che bruciaenoncapiscietidomandienontispieghi. credo nell'amore. nella forza del bene contro il male, nelle cose piccole e insignificanti. credo nell'odore del caffè, nell'odore denso dei corpi che si uniscono, nella nebbia e nella neve, nella luna e nella terra. credo nei corpi umani. credo all'innocenza. credo alla vita e alla morte. credo nelle cose vere e credo che solo a partire dal sentire potremo cambiare il mondo. credo che bisognerebbe ripartire di li, dall'emozione all'entrata dei no dal molin, dalle sensazioni veicolate da ingrao a prescindere da quel che ha detto o che doveva dire,
credo che supereremo anche questa, che continuando ad amare la vita andremo oltre l'ennesimo smacco, l'ennesimo attacco al pensiero che vibra, al sentire che incalza.

credo che ora è il caso che io smetta di scrivere, perchè, a parte tutto, oggi sono felice e quindi sono di parte. credo nel bene. amo ed è bello.
giovedì, 06 dicembre 2007

conversazione nel 1972

DELEUZE: il movimento rivoluzionaro attuale ha più centri, e non è debolezza ed insufficienza, poichè una certa totalizzazione appartiene piuttosto al potere ed alla reazione. per esempio il Vietnam è una formidabile risposta locale. Ma come concepire i rapporti, i collegamenti trasversali tra questi punti di vista discontinui, da un paese all'altro o all'interno di uno stesso paese?
FOUCAULT: (...) Le donne, i prigionieri, i soldati di leva, i malati negli ospedali, gli omosessuali, hanno iniziato in questo momento una lotta specifica contro la forma particolare di potere, di costrizione, di controllo che si esercita su di loro. tali lotte fanno parte oggi del movimento rivoluzionario, a condizione che siano radicali, senza compromessi nè riformismi, senza tentativi di riorganizzare lo stesso potere con al massimo un cambiamento di titolare. e questi movimenti sono legati al movimento rivoluzionario del prletariato (considerate che questa conversazione si svolge nel 1972) nella misura in cui quest'ultima deve combattere tutti controlli e le costrizioni che riproducono dappertutto lo stesso potere.
giovedì, 22 novembre 2007

perchè sabato non andrò a Roma

quando è uscito l'appello per una manifestazione nazionale contro la violenza delle donne sono stata una delle prime a sottoscriverlo, perchè credo sia necessario che nella nostra società si ricominci a parlare di ruoli, di generi, di sessi, di violenza e di sopraffazione di un genere sull'altro.
sono stata una delle prime a sottoscrivere l'appello e ho lodato ogni iniziativa che andasse nella direzione della partecipazione a quella manifestazione.
tuttavia, da una decina di giorni ormai, è comparso sul sito della manifestazione una novità che ritengo sconcertante, oltre che pericolosa e politicamente scorretta. il comitato promotore, infatti, invita alla partecipazione ad una manifestazione di sole donne, una manifestazione delle donne per le donne.
la riflessione scaturita da questa scelta mi ha portato a decidere di non partecipare alla manifestazione di sabato perchè ritengo sia controproducente. anzitutto il dato di fatto di escludere anzicchè includere i compagni, mariti, fratelli, padri di cui pure si vuol muovere la riflessione è atteggiamento che non appartiene alle nostre pratiche politiche. le differenze vanno si esaltate, in quanto ricchezza, ma con intelligenza e non attraverso la sterile affermazione della propria identità contrapposta a quella altrui. quale ragionamento, quale riflessione può mai far scaturire nella testolina dei copmpagni, padri, fratelli, mariti e fidanzati una manifestazione che non li prende in considerazione se non come controparte da combattere? a mio avviso nessuna, anzi, da ancora più peso a quel fallocentrismo che ogni giorno proviamo a combattere, come persone prima ancora che come donne.
mi sono sentita offesa in quanto donna perchè la partecipazione è cosa che non si può negare, anzi che dovrebbe essere stimolata e, invece, ci troviamo a riprodurre quelle stesse tattiche esacludenti prorpie dell'atteggiamento maschile.
una cosa è parlare di ruoli di genere, voler affermare il proprio diritto a uguali diritti e uguali dignità, voler denunciare il fenomeno sotterraneo (e nemmeno troppo) della violenza sulle donne. altra cosa è voler fare tutto ciò ponendosi da una posizione dominante, anzi, peggio ancra, esclusiva.
è, a mio avviso, un discorso pericoloso.
non mi meraviglierei affato se, a partire da questi presupposti, le compagne scacciassero sabato una trans, o un ragazzo gay dal loro corteo. eppure parliamo di persone che, quanto e ancor più delle donne, sono soggetti ad esclusione, a violenza, a pregiudizio. non mi meraviglierei se qualcuna di queste signore dicesse loro che si tratta di un altro sesso, di un altro genere, di una diversa sensibilità. errore madornale, a mio avviso, imperdonabile. come imperdonabile è la scelta escludente rispetto ai compagni.
 cosa penseranno mai questi signori guardanado il tg la sera o leggendo il giornale la mattina? si sentiranno parte in causa?sentiranno la loro responsabilità nei confronti di tutto questo? metteranno forse in discussione le proprie azioni, l'esercizio di potere che ogni giorno mettono in atto nei confronti di noi  donne come delle nostre compagne lesbiche o trans, o nei confronti dei compagni gay?
il fallocentrismo, necessita di una riflessione, che a mio avviso dovrebbe essere anzitutto una riflessione degli uomini e delle donne INSIEME, condivisa, collettiva.
il motivo per cui sabato non sarò a roma è che non credo che le scelte escludenti servano a qualcosa, non credo nella possibilità di cambiare il mondo attrvaerso le prese di posizione identitarie, non credo nell'efficacia di un'azione che non sia condivisa a prescindere dalle distinzioni (che sono sempre distinzioni imposte dalla società e che dunque nella società devono cambiare, nella società nella sua interezza e non solo in una parte). la presa di coscienza rispetto alla posizione dominante occuapata dagli uomini dovrebbe essere patrimonio collettivo. questo corteo non lo permette.
ecco perchè sabato non andrò a roma.
martedì, 20 novembre 2007

109.

anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha minacciato le vostre 1100
anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti
domenica, 18 novembre 2007

e chi lo sa definire? è un emozione, non si può definire.

vivo sentimenti conflittuali. diciamo che erano anni che non mi succedeva. diciamo che erano anni che, costruitami il mio piccolo paradiso felice di agibilità politica, tenevo tutto fermo lì così com'era, nella speranza che poi, un giorno, tutto sarebbe ricominciato. troppo facile dirà qualcuno. troppo facile tornare da un corteo come quello di ieri a genova e pensare di cavarsela con un immagine, quella immagine... piazza carlo giuliani.
non sono queste le cose in cui io credo. non è uno spazio di agibilità politica che poi fa la politica. quello spesso fa l'anipolitica e, cari compagni, a sto punto rischiamo di starci dentro all'antipolitica, ma seriamente.
insomma. praticamente domani è uno dei giorni più importanti della mia vita e io ripenso a tutto, metto in discussione tutto, rimugino su tutto.
sarà l'evento rituale a farmi sobbalzare? mah, chissà!
fattosta che di riti in questi giorni se ne consumano tanti. come quello di ieri. il nostro tornare a genova, in cui io, personalemente, avevo riposto un sacco di speranze.
e quindi ci sono tornata ieri a genova (cioè, per dirla tutta ci sono andata, perchè nel 2001 m'avevano bocciata e dovetti stare a casa) e le sensazioni sono state tante.
io il movimento me lo ricordo. non faccio parte di quella generazione che genova l'ha vissuta dopo il g8. mi ricordo seattle, mi ricordo praga, gotemborg, mi ricordo napoli e genova e firenze e porto alegre... ero piccola e credevo che avremmo cambiato il mondo.
è strano quando le cose stanno così. quando uno non ha la forza nè la voglia di mettersi veramente in ballo e di ballare, quando uno ci sta fino ad un certo punto nel gioco e poi si tira indietro. è strano quando ripensi a come facevamo in quegli anni e a quelo che è ora. o che non è. o che cos'è? questa domanda mi divora da ieri. da quando le mille emozioni che quel corteo mi ha dato hanno cominciato a combattere tra di loro. la gioia di esserci, di ritrovarci. ancora noi, quelli di genova, quelli di napoli, di praga, di seattle...
noi, il movimento dei movimenti. di nuovo a genova.
perchè c'eravamo tutti e allora siamo tutti colpevoli. chi con il cuore, chi con il corpo, chi con la mente. tutti. e allora arrestateci tutti, condannateci tutti. ammazzateci tutti.
perche non è vero che berlusconi se n'è andato e la democrazia in questo paese non è più in pericolo, anzi... perchè c'è chi ora suona la campana, chi da nuove letture politiche e dice che dovremmo preoccuparci di come arginare la deriva violenta delle forze dell'ordine, perchè c'è chi ieri contestava il g8 e oggi vota per finanziarlo. e sono i miei compagni... o meglio: e sarebbero i miei compagni? quelli che chiedono la commissione d'indagine parlamentare su genova? quelli che a genova contestavano gli 8 grandi e ora si preparano ad accoglierli in quel della sardegna? quelli che si, smantelliamo la maddalena, anzi, facciamo che la ricostruiamo e ne facciamo un mega impianto turistico (perchè i grandi 8 hanno bisogno di tanto spazio per incontrarsi)
cosa resta di genova? cosa di quel movimento?
parliamo di ieri. dei compartimenti stagni riuniti in spezzoni statici e immobili, tanto identitari da far paura alla stessa genova, abituata com'era alla confusione, alla contaminazione, alla condivisione di quelle gionate del luglio 2001. secondo me nemmeno lei ci ha riconosciuto. nemmeno mamma genova ha riconosciuto i suoi figli, nè i figli dei figli.
io a genova sono diventata grande. ho smesso di sognare e cominciato a fare. ho cominciato a credere che se il mondo lo vuoi cambiare allora non ti basta guardarlo, osservarlo, cercare di analizzarlo. qualcosa devi fare. fosse solo esserci. e quindi anche per questo ieri ero a genova. con i padri e con i figli. sorella maggiore dei ragazzi che oggi pensano a genova e si portano il casco, senza sapere cosa farne di quel casco, quando metterlo, quando toglierlo... sorella maggiore di quelli che se lo striscione ha l'asta non capiscono perchè, forse perche non si pieghi o svolazzi per il vento... sorella maggiore che fa vedere i video, le inchieste i pillola rossa e cerca di spiegare di far sentire... sorella maggiore e un po' noiosa, forse, che ricorda le assemblee ad officina o al laboraorio ska, quando io ero una ragazzina e manco mi facevano parlare, manco mi veniva voglia di parlare... le assemblee... lunghe ore, dense, cariche di scontri e di incontri...
è strano. cosa ha a che fare oggi con ieri? per me e per tutti... qal'è il dato politico della nostra azione negli ultimi cinque anni? cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo costruito, cosa abbiamo lasciato.
genova rivive? non lo so. non so se quei corpi, quelle idee, i presupposti come i sogni sono gli stessi.
non lo so.
so che mi sono sentita vicina e lontana da tutti i miei compagni. so che mi sono sentita a casa, che ho guardato giuliano negli occhi e ho provato lo stesso dolore di sempre. so che non ne posso più dei professionisti della politica. da qualunque parte stiano.
so che ho sempe fatto la bassa manovalanza. so che la farò sempre. e me ne vanterò sempre.
so che ho scritto un sacco e che ne avevo bisogno. avevo bisogno del corteo di ieri e dello sfogo di oggi. domani avrò bisogno di tanto coraggio. quello stesso coraggio che muoveva la mia azione di ragazzina un po' imprudente e facilmente condizionabile, che mi ha fatto smettere di credere in me e cominciare a credere in tutti noi. forza per chiedermi chi siamo, chi sono, cosa penso di poter fare, cosa pensiamo di riuscire a costruire. la forza con cui cercheremo ancora di costruire qualcosa.
questo post è una riflessione personale ma se parlo al plurale è perchè ci credo ancora in noi.
credo ancora nel movimento come unico motore di cambiamento possibile.
checchè ne dicano lor signori.
e si faccaino pure la loro cosa rossa (che io voterò, probabilmente, ma non costruirò se cosa rossa a genova non ci sarà come non c'è stata ieri, se contnueranno a gridare verità e giustizia per genova e a votare per finanziare la maddalena) facciano pure le loro cose...
io vagherò per il corteo, rifiutando l'identità, camminerò e sentirò le voci, sentirò i corpi, sentirò gli odori e le emozioni... sentirò. e ci sarò sempre. comunque ci sarò. resisterò. alla rabbia, allo schifo, alla paura, alla voglia di vomitare e a quella di urlare. perchè così non ha senso. così non è niente. nè ieri nè oggi nè domani. così no. non ci sto.
sabato, 17 novembre 2007

domani, cioè oggi

appena tornata....
striscioni finiti, camioncino pronto, mixer aggiustato... mancano le pile per il megafono, come sempre...
e le ore di sonno per reggere l'incredibile giornata che sarà domani.
domani scendiamo in piazza in tutto il mondo. perchè il movimento non si rimanda.
domani toniamo a Genova. perchè il movimento non si processa.
domani, o meglio oggi, tra poche ore...

e poi dall'ultima galleria sembra mai più poter riaprirsi il sole
e quando luccica dal fondale sopra la rugginosa ferrovia
dalle budella della grande vedova diritto in faccia ad un muro alto
porta principe in un sussulto ti vomita addosso a genova...

io quando tornerò a genova per prima cosa col caffè di rito
nel piazzale della stazione, dal baracchino il passo addormentato
lo muoverò per riconquistare la dignità di me stesso al mondo
e il dovere di camminare a testa alta guardando il fondo

guardare in fondo, guardare il mare, guardare il punto fermo sull'abisso
vedere tutto tornare, urlare, fronte spezzata da un chiodo fisso
fronte spaccata, fronte diviso, fonte che annega al pozzo san patrizio
il mare rosso del nostro sangue plebeo che soffoca nel precipizio

quando ritorneremo a genova ritorneremo sopra la criniera
bianca dell'onda che si frange al frangiflutti che mangia la sera
e sfiora il senso del presente, della memoria che si schianta
quando genova ritornerà quella del giugno del sessanta

quando ritorneremo a genova, quando genova sarà tornata
quando torno, torno al nostro inverno la resistenza sarà dichiarata
quando in tutto quest'inferno ritroveremo i nostri sentimenti
verremo in braccio alla natura, verremo sopra i quattro elementi

chi siamo noi? ora siamo il mare, il mare nero che si scatena
che si rovescia sopra il porto, sopra al porco che lo avvelena
il mare più salato che ci avete fatto lacrimare
date un bacio ai vostri candelotti, giusto prima di affogare

chi siamo noi? ora siamo il vento che non potete più fare ostaggio
aria libera dai mulini, dalla catena di montaggio
il vento che ti spazzerà via, cancellerà l'orma dei tuoi passi
che schianterà muri e sbarre scatenandosi per marassi

chi siamo noi? ora siamo il fuoco che non avete mai domato
quello che brucia in fondo agli occhi di questo triste supermercato
quello che cortocircuita i fili dell'allarme e del divieto
mentre noi spargeremo sale sulle rovine di bolzaneto

chi siamo noi? ora siamo la notte, la luna persa dei disperati
dice il poeta: “quando cade un uomo si rialzano i mercati”
e per quest'uomo di eterna notte, per questa luce che se ne muore
aspettiamo che il sole sciolga il blocco nero che portiamo in cuore

e così torneremo a genova, così ritorneremo a genova
così libereremo genova, così saremo liberi a genova

quando ritornerò a genova dal baracchino del caffè di rito
l'antico samovar della tristezza che sta bollendomi dentro al fiato
questo dolore che mi ha tradito, l'enorme sagoma del lutto
il mio tormento che ho malcelato e queste lacrime che tengo stretto

e in una genova liberata, senza chiusura, senza sgomento
senza sott'occhio la via di fuga, senza furore, senza spavento
avrà senso cadere in ginocchio, alzare e prendersi le mani
piangere in piazza alimonda... pardon, in piazza carlo giuliani

alessio lega, settembre 2001

giovedì, 08 novembre 2007

un compagno

biagici sono cose che le parole spiegano difficilmente. le sensazioni sono una cosa che mal si dice, che non si può sempre definire, che quasi mai è facile esprimere. le sensazioni, le emozioni, i sentimenti, belli o brutti che siano. ci sono cose il cui peso è percepibile solo quando non ci sono, cose cui non si da conto nel momento in cui avvengono, ma che un valore ce l’hanno, pur nella loro banalità. ci sono cose che hanno valore per il brivido che muovono, per il solo fatto di essere sentite, percepite, condivise.

ci sono cose che ti accompagnano per tutta una vita, cose a cui sei abituato, che fanno parte della tua quotidianeità. ci sono cose di cui nemmeno ti accorgi nella quotidianeità. è il pensiero inflazionato di tutti i giorni, è la monotonia del rintocco delle campane, della sigaretta dopo il caffè, di Biagi dopo il tg. cose che esistono da quando tu esisti, che ci sono sempre state, che ti pare ci sarnno sempre…. è ovvio che ci siano.

rischia di diventare un discorso sulla vita e sulla morte questo, invece è solo un pensiero sulla lotta quotidiana. quella delle parole inascoltate e del monotono scorrere del tempo. monotono o frenetico, poco conta. una storia di microesistenze cui si da poco conto. è un discorso sulle cose scontate che ci sono sempre state. come i nonni, come il rintocco delle camapane.

io non lo so se tu sei mai stato un compagno, so che se io lo sono diventata lo devo anche a te, ai tuoi discorsi dopo il tg, al silenzio imposto dal nonno in quei cinque minuti in cui parlavi tu, alla distrazione di una bambina che però a un certo punto prestava attenzione e ascoltava le parole del nonno della tv.

forse rischio di sminuire, ma volevo provare a spiegare la sensazione che ho provato l'altro ieri quando ho letto che te ne eri andato e poi oggi, mentre mandavano le immagini dei tuoi funerali.  non ci siamo mai abituati a stare senza di te. non ci abitueremo mai. perchè questo paese ha bisogno di gente che ragiona. tu ci hai insegnato a ragionare.

ciao (compagno) enzo!

postato da: kombattina alle ore 16:34 | link | commenti
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venerdì, 19 ottobre 2007

banner20ottobrefinalmente il 20 ottobre è arrivato... le aspettative e le speranze per domani sono tante, a partire dal numero dei partecipanti alla grande manifestazione indetta da Manifesto, Liberazione e Carta. una manifestazione PER i diritti, PER il governo, per un governo più giusto e più attento ai problemi reali del paese. lo spezzone studentesco che si muoverà all'interno dello spezzone del Network delle comunità in movimento, vedrà insieme soggetti differenti: dall'UDU, Uds, ai GC, passando per i collettivi studenteschi e universitari. un modo per ripartire dalla precarietà generalizzata e generalizzabile dei soggetti in formazione e ricominciare a parlare e fra parlare di noi. è importante che domani si sia in tanti a Roma perchè la partecipazione non si costruisce attraverso le chiamate al voto primario o alla consultazione sindacale, ma, mattoncino su mattoncino, attraverso la condivisione di pensieri ed esperienze, attraverso la costruzione di comunità e reti di relazioni. è quello che abbiamo provato a faree sui territori con le iniziative che abbiamo messo in piedi. è quello che continueremo  afare domenica, lunedì, martedì.... fino al 17 novembre, giornata di mobilitazione internazionale degli studenti quando chiederemo una nuova legge sul diritto allo studio, il reddito di formazione, la carta servizi per i libri e le attività culturali, il ripensamento totale del sistema dell'istruzione media e superiore.
la scuola, l'università non sono più luoghi della conoscenza, il sapere è prodotto altrove, le competenze si acquisiscono in altri modi, le istituzioni non assolvono più al compito di formare le nuove generazioni. è necessario ripensare un sistema che ingabbia gli studenti nelle logiche imposte dal sistema, li vincola a tempi e ritmi dettati eterodiretti, chiediamo solo di poter ricominciare a decidere del nostro percorso, ad essere soggetti attivi e non utenti del sistema formativo.
da domani parliamo noi!

per chi parte da Siena due pullamn partiranno da Fontebecci alle ore 9:00, uno organizzato dal PRC l'altro dalle Farfalle Rosse (per informazioni 328 7511429 oppure 329 1683634)

per chi invece parte da Avellino sono previsti due pullman alle 9:30 e poi alle 10:00 a piazza D'armi (davanti al tribunale) per informazioni 3477810076 oppure prcavellino@email.it

MOBILITIAMOCI, MOVIMENTIAMOCI, CAMMINIAMO INSIEME VERSO UN MONDO SENZA PRECARIETA'!

20ottobbre studenti