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eggo dal sito dei GC e trascrivo... non ho parole, ma federico tmmasello dice bene quello che tutti peseremmo dopo aver appreso una notizia del genere...
L'ESTINTORE COME STRUMENTO DI PACE
di
Federico Tommasello (portavoce naizonale giovani comunisti/e)
Incredibile!!! Sui giornali di oggi trovo una notizia che mi fa uscire gli occhi dalle orbite. Il COISP - Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia (indipendenza da chi???) – ha convocato a Genova un dibattito dal titolo “L’estintore come strumento di pace” (!) invitando a parteciparvi Mario Placanica, l’ex Carabiniere che sparò alla testa di Carlo Giuliani. Un’iniziativa vergognosa, incredibile, tanto più se a promuoverla non è un gruppo di facinorosi estremisti di destra, ma un sindacato di forze dell’ordine. Lo sbigottimento gela il sangue nelle vene e mi inchioda alla sedia quando leggo data e luogo dell’iniziativa: Genova, Piazza Alimonda, 20 luglio.
Stesso posto e stessa ora in cui 6 anni fa fu ucciso Carlo Giuliani. Come fosse la rivendicazione dell’omicidio! Come voler sparare una seconda volta alla testa e al cuore dei parenti di Carlo, di chi ha quel giorno ha visto la morte in faccia, di tutti quelli che andarono a Genova per rivendicare un mondo migliore ed incontrarono invece la brutalità e la violenza del volto crudele dello stato, migliaia di poliziotti e carabinieri conquistati da una furia cieca, da una violenza inaudita.
E’ incredibile, inaccettabile che in una democrazia matura un sindacato che vorrebbe rappresentare parte di un’istituzione preposta alla tutela dell’ordinamento democratico promuova iniziative di aperta provocazione. Provocazione tanto più spudorata e intollerabile se si pensa ai fatti che negli ultimi mesi hanno segnato le vicende giudiziarie attinenti le manifestazioni contro il G8 del 2001 e che hanno riconosciuto la colpevolezza di pezzi significativi delle forze di polizia. Alla luce di tutto questo la manifestazione del COISP suona ancor più come una rivendicazione: si rivendica la legittimità di fabbricare prove false, massacrare giovani inermi, torturare nelle caserme, insultare, umiliare, pestare cittadini in stato di fermo, dichiarare il falso nelle aule di tribunale. E’ così che non stupiscono più neppure le parole di Michelangelo Fournier - vicequestore aggiunto ai tempi del G8 – che, dopo aver descritto la scuola Diaz come una “macelleria messicana”, ha dichiarato di non aver mai detto la verità per “spirito di appartenenza”, quando proprio quest’ultimo e il rispetto delle istituzioni avrebbe dovuto spingerlo a fare il contrario.
Insomma la manifestazione convocata dal COISP ha il carattere di una vergognosa provocazione che dimentica perfino il rispetto dei morti e del dolore altrui, l’umana pietas, una provocazione degna del peggiore dei gruppuscoli dell’estrema destra che in questi giorni stanno macchiando la città di Roma con raid e azioni squadriste. E’ perciò necessario non solo che il questore di Genova vieti l’iniziativa, ma anche che si faccia chiarezza sulla vera natura di questo sedicente sindacato di polizia. E’ necessario farlo anche perché il nome della città di Genova unito al numero 2001 ci riporta costantemente a due suggestioni di segno opposto. La prima è il carattere cupo di una parte della storia del nostro paese in cui settori dello stato, delle forze dell’ordine, dei servizi segreti si sono sistematicamente sottratti alle loro responsabilità per lasciare spazio a politiche autoritarie, repressive ed eversive dell’ordine democratico; una macchia gravissima sulla storia recente e attuale su cui restano troppe verità nascoste si cui far luce, a partire dalla necessaria istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del 2001. L’altra è invece la suggestione calda di Genova, quella scolpita nell’identità della mia generazione cresciuta con il crollo delle ideologie, la crisi della politica, la ‘fine della storia’. Ci chiamavano Generazione X, postcomunista, postmoderna, postutto, senza identità, senza speranze né impegno. Le giornate di luglio 2001 ci hanno trasformato nella “Generazione di Genova”, ci hanno restituito un’identità nel volto giovane di Carlo Giuliani, nel muretto di piazza Alimonia che a sette anni di distanza è ancora pieno come allora di cimeli e ricordi di ogni tipo. E il calore e la gioia di questo ricordo - di essere stati parte di quella splendida moltitudine di sognatori - non ce lo toglierà mai nessuno, tantomeno la provocazione di un sindacato eversivo di polizia.
E’ per questo che - come sei anni fa - saremo ancora una volta dal 19 al 22 giugno allo stadio Carlini e in piazza Alimonda per ricordare, ballare, camminare verso un mondo migliore.
per chi ancora fosse indeciso, ribadisco il concetto:
tutti a Genova dal 19 al 21 luglio
stadio Carlini per non dimenticare