giovedì, 31 luglio 2008

Racconto per tappe del VII congresso del Prc -Se.

Cronaca di una morte annunciata

Vorrei dire a quel compagno che sul blog del circolo di Avellino ha scritto che si è consumato il più bel congresso della storia di Rifondazione che mi dispiace sentirgli pronunciare queste parole. Le sue parole, credo, sono sintomo, l'ennesimo, di una svolta a destra che caratterizza non solo la società italiana, ma anche il nostro partito. Vorrei dirgli che Rifondazione per come l'ho conosciuta io è un interconnessione sentimentale, emozionale, progettuale, politica, è una comunità, un comune sentire e agire, un modo di vivere, una “missione”, sicuramente un progetto, una collettività di corpi vivi che si riprendono la parola e rivendicano la dignità dell'esistente, presente, pulsante,contro ogni retorica e ogni politicismo. E mi dispiace che tutto questo, che quel partito che io ho trovato, quello dei De Palma e Vendola e D'Alessandro, quello della passione e della comunità, non siamo stati in grado di restituirlo a loro, generazione ultima (non ultima generazione) di questa Rifondazione. Mi dispiace che il Canna viva questo come il suo primo congresso, mi dispiace che Samantha resti delusa dopo essere arrivata a Chianciano con la voglia di vivere appieno quella sensazione. Perchè non basta dire “facciamo comunità” o “gestione comune”. Il comunismo è pratica, non teoria, è agire, non dire, è fare. Mi dispiace e porto il peso di questa mancanza. Porto addosso la responsabilità di questa sconfitta oltre che di quella elettorale, politica, sociale, morale, di cui tanto si è parlato a Chianciano, ma che nessuno ha voluto veramente superare. È la sconfitta che ci ha fatto smettere di pensare a chi veniva dopo di noi, a cosa costruivamo, a quel che lasciavamo. È un bagaglio di responsabilità pesante, non insopportabile, ma che ci portiamo dietro con la serenità di chi le responsabilità se le assume, di chi i propri errori li ammette e ne accetta le conseguenze. Diverso è ciò che accade altrove.
Vorrei dire ancora a quel compagno di non illudersi del cambiamento, di non invocare la novità contro il “vecchio e stantio” (ed è ridicolo, siamo all'ossimoro) perchè questa classe dirigente è esattamente la stessa di sei mesi fa. Poca innovazione, poco ricambio. Il cpn composto sostanzialmente dalla stessa classe dirigente, età media 50 anni e passa, stessi nomi, stessi schieramenti, nessuna novità. Arretramento generale su tutte le maggiori posizioni: dalla non violenza all'atteggiamento maggioritario che voleva la costruzione di un grande partito di massa, dalla democrazia di genere alla democrazia generazionale, fino all'apertura ai movimenti, alle soggettività plurali della sinistra diffusa, alla società civile.
Caro compagno, mi dispiace, ti chiedo scusa perchè come diceva de palma non ho saputo difenderti, non ho saputo difendere quella cultura politica che costituisce il sostrato della proposta di innovazione di Rifondazione. Mi dispiace perchè non ho saputo consegnarti il partito che ho trovato, perchè non ho saputo farti vivere la gioia del congresso, il piacere di confondersi, del contaminarsi delle posizioni. E mi dispiace, caro compagno, perchè vedo e credo che nei prossimi mesi non ti sarà data possibilità di vivere e vedere tutto ciò. Mi dispiace e ti chiedo scusa, perchè penso che non lo meritavi. Nessuno di noi meritava questo congresso. Nessuno di noi meritava di essere immolato sull'altare del minoritarismo e dell'identità,della chiusura e del rigurgito reazionario. Che le minoranze non gioiscano, spetta loro un compito assai arduo, mantenere la dignità e lo spessore di questo partito.
Ecco, caro compagno, volevo solo dirti questo, non farti cambiare idea. Nessuno di noi ha mai detto a nessun altro come o cosa doveva pensare. Cercate di fare altrettanto. Cercate di avere rispetto, come a volte noi non siamo riusciti a fare. Siate migliori di noi, io ve lo auguro.
Noi ci apprestiamo alla traversata nel deserto. Ci andiamo leggeri, che tessere e circoli ci servono a poco. La nostra sarà una traversata lenta, esplorativa, alla ricerca di cose nuove da conoscere, da indagare, di nuove domande da porsi e aggiungere alle altre, di una nuova ricerca che ci conduca verso una più completa e sempre incompleta linea politica.
È la politica della crisi, della ricerca, del mutamento, dell'interrogazione e dell'inchiesta. La politica dell'attraversamento, del farsi attraversare, dell'accogliere le sfide e del mettersi in discussione.
È la politica che mi ha insegnato rifondazione e che nessuna svolta reazionaria, nessuna svolta a destra potrà mettere in discussione. Ricominciamo dunque! Per la sinistra, per la cultura della sinistra, per la storia che ci lega e ci separa da quel grande pci, da Gramsci, da Togliatti, che ci lega alla resistenza e alla liberazione, perchè nessuna regressione dopo 18 anni di lotte è possibile, nessun ritorno tutti insieme, nessuna somma algebrica delle posizioni, nessun passo indietro è oggi possibile. Concludo citando il compagno Bertinotti, che credo intendesse altro, ma mi sembra pertinente la sua affermazione conclusiva al congresso di Chianciano da semplice delegato quando dice che “La nostra è di nuovo una lotta di liberazione”.
mercoledì, 30 luglio 2008

Racconto per tappe del VII congresso di RC- SE

Una storia di storie

È la storia di una generazione intera, di più generazioni in una stagione di lotte. Una storia di sogni ed illusioni, di errori e di infamate, di calcoli spregiudicati e di insospettabili ingenuità.
È una storia che, come tutte le storie, è oggetto di revisione, di rilettura, di rivalutazione.
Come ha giustamente scritto Ida Dominijani sul manifesto di oggi (29/7/08) parlando del ripristino come la strategia adottata da questo VII congresso, “ciò che rende più pesante tale strategia è che essa si abbatte anche e in primo luogo sulla generazione di giovani militanti che da Seattle e Genova in poi ha cercato di praticare l'innovazione nel vivo della contaminazione con i movimenti e le soggettività, sporgendosi non verso posizioni liberal-liberiste ma verso culture di contestazione radicale dell'esistente. Anche questa è una storia complicata che non è priva di limiti culturali e di comportamento- continua la Dominijani- certo è che nel tormentato campo della sinistra italiana il Prc è stato l'unico partito in cui si sia delineato un protagonismo giovanile fatto di qualcosa di meglio della rivendicazione di incompetenza politica che va tanto di moda nel Pd. È anche, forse in primo luogo, a quest'esperienza che il cartello vincente di Chianciano manda a dire “adesso basta!”. Ed è per questo, dice ancora la Dominijani, che la strategia del ripristino ha più il sapore della reazione che quello del rigurgito nostalgico”.
A me sembra che le osservazioni della compagna del Manifesto siano centrali, tanto più perchè vengono da un' osservatrice, una compagna, estranea alle beghe interne e ai tatticismi di partito, che forse può gettare un velo di luce sul buio calato a Chianciano.
Le analisi, credo, verranno poi, quando almeno questa “nuova” dirigenza avrà delineato, attraverso la formazione della segreteria nazionale e attraverso le prime prese di posizione sulla politica italiana e internazionale, una linea chiara, perchè per il momento sappiamo da Ferrero che Rifondazione è per l'abbandono delle giunte, ma anche per il governo locale col Pd, per la democrazia di genere, ma anche antifemminista -almeno in una fetta consistente della sua componente dirigenziale- per l'innovazione ma anche tradizionalista... tutto insomma fuorchè chiara, a dispetto delle sbracciate affermazioni del neo-segretario del Prc.
Quel che certamente ora si può fare è raccontare. Fatti, non valutazioni. Il come, prima ancora che il cosa, le strategie, o meglio le tattiche che sono state messe in campo per il raggiungimento del fine, le pratiche, i metodi, chè la politica è fatta soprattutto di queste, soprattutto per dei comunisti.
Una storia penosa, vi avviso fin da subito, che mi ricorda e ripropone quella sensazione insopportabile che infonde La nausea di Jean Paul Sartre.
Una sensazione di sconcerto, non sconforto, di stanchezza, pesantezza, spossamento di fronte all'assurdità dei fatti, alla incombente sconfitta dell'umano, della passione, del sentimento, anzitutto di quel sentimento di comunità che pure viene tanto invocato. Ma la possibilità di ribellarsi esiste.
Ci tengo a precisare una cosa. Io non credo che Rifondazione sia finita. Credo certamente che una parte di Rifondazione si sia spostata a destra, ma del resto è un classico, dopo le sconfitte accade sempre. L'arroccamento, la riproposizione identitaria e fissa, statica, la negazione di una storia comune, la rilettura di quella storia e il revisionismo, reazionario, che assicura e da certezze contro la paura della sfida. Le sinistre dovrebbero essere abituate alle sfide, tanto più dovrebbero esserlo i comunisti. Abituati a perdere, ma non per questo arrendevoli. Cedere all'identità in un momento in cui, a livello teorico e anzitutto pratico, si cerca di decostruire questa categoria che tanti danni ha fatto nel corso del '900 e ancora nella postmodernità, mi sembra un chiaro passo indietro, una svolta a destra, non certo a sinistra come invece dichiara il documento congressuale approvato da quella maggioranza bulgara e algebrica che ha trionfato, per un solo voto, al congresso di Chianciano.
Credo che alcuni aspetti vadano assolutamente sottolineati, alcune pratiche, modalità dell'agire che nulla hanno a che fare con la cultura e la morale di chi si definisce comunista, di chi porta il carico di una storia di ribellione e rivolta, della storia più bella, forse, che il genere umano abbia mai raccontato. Non è una favola. È la lotta di liberazione dei nostri padri e nonni, l'eredità da cui veniamo e a cui non ci fermiamo, un eredità etica, culturale, fatta di principi e di insegnamenti non dogmatici, non statici. Una storia incarnata nei corpi maciullati della Diaz, nelle strade chiuse intorno a piazza Municipio, nelle corse per i verdi prati di Rostock, nei corpi che difendono corpi in Palestina, a Napoli, a Bolon Ajaw. Niente di questa storia era nelle modalità di svolgimento del congresso di Chianciano. A farla da padrone era il sospetto, la diffidenza, il rancore, l'odio.
C'era sospetto, diffidenza, rancore e odio nel rifiuto da parte della commissione politica di una proposta unitaria avanzata dal II documento e poi immediatamente ritirata per paura che si paventasse un'imposizione. C'era sospetto, rancore, odio nella formulazione di un documento in cinque punti in assenza di una parte consistente del partito e c'era il becero tatticismo nella volontà di non discutere collettivamente quei cinque punti, di far entrare in stallo la discussione appena al primo punto. C'era sospetto, rancore, diffidenza, paura nella decisione di stendere quel documento in assenza dei compagni della seconda mozione e di proporlo poi loro, bell'e fatto. C'era sospetto, diffidenza, rancore, nelle urla contro i compagni di Castellammare, di Bagnoli, di Reggio Calabria, contro tutti i compagni mafiosi del sud. E c'era sospetto, diffidenza, paura nella richiesta dell'appello nominale per la votazione dei due documenti congressuali, come se l'unità politica tanto declamata potesse non trovare poi un riscontro pratico e avesse quindi bisogno di essere controllata. E c'era rancore nelle urla a squarcia gola di quanti cantavano bandiera rossa rivolti ai compagni della seconda mozione, come se fosse un atto di sfida, come se quella non fosse la canzone di tutti, come se fossero i Vendola, i de Palma, le Gagliardi o le Caroline i nemici numero uno del comunismo, di quel movimento il cui obbiettivo è cambiare lo stato di cose presente. Quanto di più lontano tutto questo sospetto, tutto questo rancore, dall'idea di comunità, da quell'idea che ci ha permesso e ci permette di chiamarci compagni, di riconoscerci, di sorriderci, di sentirci parte ci una comunità, figli di una stessa storia, prima ancora che di un partito.
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domenica, 09 dicembre 2007

doppia amarezza

non mi sono svegliata... cioè ieri sera ho deciso che non mi sarei svegliata e così è stato.
però dalle 13 in poi ho seguito l'assemblea in streaming e dunque non mi sono risparmiata gli interventi di giordano, mussi e diliberto...
mi sarebbe piaciuto sentire ingrao, che fino a ieri aveva detto che all'assemblea non ci sarebbe stato e invece stamattina poi è arrivato. mi sarebbe piaciuto sentire vendola, vedere l'irruzione dei no dal molin, irrompere con loro nella stanza dei bottoni della sinistra...
doppia amarezza, perchè restando a casa anche quel poco di buono che c'era nell'assemblea di oggi me lo sono perso. non mi sono persa i discorsoni dei leaderoni, che erano visibili e udibili da tutti quanti se ne sono stati a casa, ma la gente si... le facce, le espressioni, le sensazioni che i corpi presenti alla fiera trasmettevano. chi c'era mi ha detto che non è stato bello, che non mi sono persa niente, ma invece io penso che ne valesse la pena. valeva la pena esserci e mettersi in corteo con i NodalMolin, come hanno fatto i compagni, i miei compagni. credo che sia stato un messaggio importante, che sicuramente i quattro leaderoni non avranno captato, ma così è stato. un po' come dire: si, ok, ma noi abbiamo un idea ben precisa della politica che vogliamo e delle modalità che bisogna mettere in piedi per costruirla e questo percorso non ci appartiene, o ci appartiene fino ad un certo punto. una cosa importante e per nulla scontata che dimostra quanto la generazione di genova sia poco disposta a farsi mettere cappelli in testa, da dentro e da fuori.
era necessario che l'elemento di crisi fosse anche oggi all'assemblea, e per fortuna c'è stato.
tutto il resto sono considerazioni di contesto, speculazioni su quella che è stata una passerella e non poteva essere altro... si sarebbe dovuti andar giù ieri, partecipare ai tavoli tematici, incontrare i compagni...
ora la discussione sarà tutta su bella ciao che i verdi non hanno cantato e su fini e il suo ex compare che bisticciano e si lasciano... questioni di clamore mediatico punto e basta, la gente, le persone restano fuori dalla ribalta...
ecco, credo, con una metafora coniata qualche sera fa a chiacchiera con un compagno, che il più grande problema della sinistra italiana sia questo: stanno insieme, ma non fanno l'amore, non si confondono nei corpi, non si contaminano nelle idee... non si amano, in fondo, questo è un matrimonio di convenienza.

le persone però no, si amano, litigano, discutono, si arrabbiano, ci restano male, fanno pace e fanno l'amore... nelle persone io ci credo ancora. credo nelle mani, nella capacità di costruire, credo nel dialogo, nella forza del contatto fisico, nella sua intensità, credo nel rispetto silente e nella rabbia furiosa e accecante, credo nella passione, quella che bruciaenoncapiscietidomandienontispieghi. credo nell'amore. nella forza del bene contro il male, nelle cose piccole e insignificanti. credo nell'odore del caffè, nell'odore denso dei corpi che si uniscono, nella nebbia e nella neve, nella luna e nella terra. credo nei corpi umani. credo all'innocenza. credo alla vita e alla morte. credo nelle cose vere e credo che solo a partire dal sentire potremo cambiare il mondo. credo che bisognerebbe ripartire di li, dall'emozione all'entrata dei no dal molin, dalle sensazioni veicolate da ingrao a prescindere da quel che ha detto o che doveva dire,
credo che supereremo anche questa, che continuando ad amare la vita andremo oltre l'ennesimo smacco, l'ennesimo attacco al pensiero che vibra, al sentire che incalza.

credo che ora è il caso che io smetta di scrivere, perchè, a parte tutto, oggi sono felice e quindi sono di parte. credo nel bene. amo ed è bello.
giovedì, 06 dicembre 2007

conversazione nel 1972

DELEUZE: il movimento rivoluzionaro attuale ha più centri, e non è debolezza ed insufficienza, poichè una certa totalizzazione appartiene piuttosto al potere ed alla reazione. per esempio il Vietnam è una formidabile risposta locale. Ma come concepire i rapporti, i collegamenti trasversali tra questi punti di vista discontinui, da un paese all'altro o all'interno di uno stesso paese?
FOUCAULT: (...) Le donne, i prigionieri, i soldati di leva, i malati negli ospedali, gli omosessuali, hanno iniziato in questo momento una lotta specifica contro la forma particolare di potere, di costrizione, di controllo che si esercita su di loro. tali lotte fanno parte oggi del movimento rivoluzionario, a condizione che siano radicali, senza compromessi nè riformismi, senza tentativi di riorganizzare lo stesso potere con al massimo un cambiamento di titolare. e questi movimenti sono legati al movimento rivoluzionario del prletariato (considerate che questa conversazione si svolge nel 1972) nella misura in cui quest'ultima deve combattere tutti controlli e le costrizioni che riproducono dappertutto lo stesso potere.

processi partecipati

la sinistra l descrizione: nuovo contenitore della sinistra
dettagli: fondo bianco.
titolo principale : la sinistra, colore rosso.
sottotitolo: l'arcobaleno, colore verde.
altro: in basso mare colorato con i colori della pace.
contenuto: vacante.
ulteriori informazioni: sabato e domenica a roma stati generali della scatola vuota.
commenti: meno male che doveva essere un processo partecipato!
giovedì, 29 novembre 2007

sondaggio fai da te sulla percezione del potere

che cos'è il potere? è una forma di repressione? è qualcosa che i più forti esercitano sui deboli? è qualcosa che proibisce o che produce? e dov'è il potere? nelle istituzioni? negli apparati buriocratici? oppure è qualcosa di diffuso? come si manifesta? in quali ambiti?
insomma: che significa oggi potere? sto cercando di capire...
parliamone!
postato da: kombattina alle ore 08:32 | link | commenti (6)
categorie: pensieri, fatti, crisi, formazione, assurdità
giovedì, 25 ottobre 2007

giovedì nero al senato

chiesto l'ergastolo per la senatrice a vita Rita Levi Montalcini: avrebbe partecipato alle devastazioni e ai saccheggi durante le contestazioni del G8 di Genova.
nessun processo invece per Mario Lozzano, forse verrà in Italia per mangiare il panettone con Mastella...
postato da: kombattina alle ore 21:43 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, politica, movimenti, incazzature, crisi, governo, assurdità
lunedì, 22 ottobre 2007

cose che non interessano a nessuno

oggi sono proprio triste....
mi sembra di aver buttato via nove mesi della mia vita....
mi accorgo che le persone per me sono veramente importanti solo quando sono andate definitivamente via....
mi sento una bambina. faccio i picci e poi piagniucolo... mi sento una cretina!
punto e a capo.
ci vorrebbe una decisione,ma non arriva... non riesco a pensare proprio niente.
ci vorrebbero i miei compagni, una distrazione, un altra volta l'illusione di non essere sola...
mi pentirò di aver pubblicato sto pos. mi pento sempre. retaggio di cultura cattolica. forse, forse solo umano sentire.
ci vorrebbe quella forza che caccio fuori nella politica, ci vorrebbe la passione che ci metto quando provo amore...
sono stanca di amare. è la verità, non ne posso più. proprio questo è il problema.
ci vorrebbe quel calore rosso di sabato, quella gioia, quell'amore fine a se stesso che nel privato io non riesco a riprodurre. oppure ci vorrebbe tony capone. il bar, il freddo, jury e rossella, roberta... ci vorrebbe casa mia, d'alessandro che arriva e mi fa incazzare e ci devo litigare e mi scordo di tutto. ci vorrebbe montevergine.
ci vorrebbe la mia mamma a cui sabato ho preferito i miei compagni. mi pento.
ci vorrebbe che  la smettessi di lamentarm, come dice sempre il canna, e mi mettessi a scrivere, ma invece mi viene da piangere.
volo in basso.
postato da: kombattina alle ore 19:09 | link | commenti
categorie: pensieri, cazzi miei, crisi, voli, decisioni
lunedì, 30 aprile 2007

dal dottore

assestamento post casini intra festivi
fase di riflessione su deliri alcoolici.
traumi in corso.
si prescrive riposo e astinenza assoluta
possibili conseguenze: vergogna alle stelle
postato da: kombattina alle ore 15:55 | link | commenti
categorie: pensieri, cazzi miei, crisi, mbriacate
sabato, 03 marzo 2007

la giunta galasso va a casa

ieri sera notizia sconvolgente....
dopo un intera giornata di attesa, tra una attivo sull'elettrodotto, un manifesto e l'altro e l'organizzazione dell'8 marzo, alla fine verso le 23:30 arrivano le news dal comune. dopo il corteo antitunnel di giovedì, infatti, il consiglio comunale aperto ai comitati e ai cittadini ha visto tutta una serie di squallide operazioni, che altro non hanno fatto se non cercare di mantenere in piedi questa giunta, che leggitimità ormai non ha più... dopo gli interventi dell'opposizione, volti a far tremare il sindaco galasso e la sua giunta, è stato il più giovane consigliere dei ds (il neoeletto francesco todisco) ad aprire un varco nella cortina di ferro della maggioranza. con il suo intervento ha messo finalmente in chiaro la posizione del suo partito rispetto alla questione del sottopasso e ha posto le basi per quella che ieri sera si è configuarata come una vera e propria crisi, con tanto di ritiro degli incarichi da parte del sindaco a quelle componenti della giunta che fanno parte dei ds... insomma il muro di gomma l'abbiamo sfondato, anche se poi sono stati solo 15 a votare l'odg presentato dal capogruppo barbaro su un'altra idea di città... e chi se l'aspettava! anche se il presidente d'ambrosio aveva chiesto ai consiglieri del suo partito di prendere le distanze da quest'amministrazione, chi credeva che barbaro, dopo l'intervento da allineato e compatto dell'altro ieri potesse prendere tanto coraggio e mettere in discussione le scelte di un'intera classe politica. rifondazione in tutto questo ha avuto un ruolo portante. nell'organizzazione del comitato, con le associazioni di ambientalisti e commercianti, nella pressione politica in consiglio, attraverso la propria presenza costante e gli interventi dei compagni (che a differenza dei consiglieri di magioranza e minoranza la questione l'avevano studiata....) rifondazione che in quel consiglio comunale non siede da anni, che si è dovuta sentir dire che il progetto originario era stato votato anche da luigi basile (nostro consigliere, poi fuoriuscito nel 99), che a questi tentativi di strumentalizzazione non cede e non cade nel giogo della margherita (che qui significa due cose: de mita e mancino... della serie: i capoccia ordinano, la città tutta obbedisce)... grandi compagni, grande alberto, grande andrea (qualche volta urlare serve), grande rossella, amedeo, fabrizio, grande tony capone, grande ugo santinelli... grandi i cittadini del comitato, i commercianti.... grande francesco todisco (qualcuno ieri invocava turigliatto) grandi tutt* grandi! è la testimonianza, questa, che l'altra politica ce la può fare.... anche fuori dalle stanze dei bottoni!!!