sabato, 18 aprile 2009

vi consiglio...

postato da: kombattina alle ore 09:32 | link | commenti
categorie: politica, movimenti, diritti, pride, genere, sessualità, siena, corpi, pacs, glbtq
mercoledì, 14 gennaio 2009

LIBERO AMORE IN LIBERO STATO: CANDELORA DAY 2009

anche quest'anno il 2 febbraio si avvicina e la Candelora è alle porte. Anche quest'anno sarà una giornata dedicata ai diritti, alla parità e alla dignità degli uomini e delle donne a prescindere da genere, sesso e eorientamento sessuale. Anche quest'anno il CANDELORA DAY vedrà la partecipazioen di VLADIMIR LUXURIA e di tanti/e altri che in questi anni hanno orbitato intorno alla Candelora. qui sotto L'APPELLO che è possibile sottoscrivere contattando le segreterie organizzative. LIBERO AMORE IN LIBERO STATO!

ADERISCI e SOTTOSCRIVI l'appello per la costituzione della rete nazionale per la Candelora Day 2009 a Montevergine (Av)



Anche quest'anno, a otto anni di distanza dal primo "Femminiello Pride" abbiamo pensato di re-inventare la tradizionale Juta a Montevergine e di renderla nuovamente un'occasione di confronto, di dialogo e pacificazione tra culture diverse che vivono e condividono stessi luoghi attraversando antiche tradizioni e portando nuovi diritti.

A Montevergine, ogni 2 Febbraio (giorno della Candelora), avviene questa straordinaria alchimia tra i Femminielli, i loro "eredi" (i militanti e le militanti delle associazioni per i diritti degli omosessuali, dei trans e delle trans) e tutti quelli che condividono pacificamente questa ricorrenza in una medesima giornata pur attribuendole significati diversi.

Questa ricorrenza fa di Montevergine un luogo simbolico per la civile convivenza in un paese che, come ha imparato a garantire e tutelare la libertà di culto, deve imparare a garantire e tutelare le libertà di scelta delle persone a prescindere dal diverso orientamento sessuale o dal genere o dall'identità di genere.

Re-inventare la tradizione, che è di per sé già un'invenzione, significa per noi aprire uno spazio, restituirlo alla cittadinanza, renderlo praticabile e agibile per tutti e tutte.

Quel che abbiamo fatto in questi anni, certamente in modo provocatorio, è stato rivendicare un posto in una società che sembra accettare solo l'uguale tra ineguali, l'omologazione, l'appiattimento sui modelli culturali dominanti.


Ci affermiamo con la nostra presenza a Montevergine come altrove, al di là delle categorizzazioni imposte, a partire dalla vivibilità dei nostri corpi e delle nostre vite e dalla necessità di riconosce e tutelare pari diritti e dignità a prescindere da genere, sesso, identità di genere e orientamento sessuale.

Ecco perché l'associazione i Ken, con tutte le organizzazioni che in questi anni hanno preso parte alla Candelora costituisce la rete regionale per il Candelora Day e avvia la sottoscrizione della rete nazionale delle soggettività Lesbiche, Gay, Trans e Etero che sostenga concretamente la partecipazione al Candelora Day 2009.

Promuoviamo la valorizzazione non solo della tradizionale Juta de' femminielli, ma anche delle esperienze e dei valori che la Candelora ha assunto negli ultimi anni per i diritti di Trans, Gay, Lesbiche e di tutti e tutte le soggettività laiche o credenti ma che all'unisono richiedono Parità nei Diritti e Doveri di cittadinanza, Laicità dello Stato e Dignità delle istituzioni per il rispetto dei diritti umani inviolabili dell'uomo e della donna.


Rete per la Candelora Day 09

Associazione i Ken ONLUS

Associazione Rosso Fisso

Associazione Zia Lia Social Club

Associazione RibellArci

Giovani Comunisti/e

Farfalle Rosse


Vladimir Luxuria

Gina Piscitelli – Fondatrice M.I.T. Napoli

Carlo Cremona – Presidente i Ken ONLUS

Carolina Vesce

Marco Taglialatela

Francesco Pennella


Per la storia della Candelora visita il sito http://www.i-ken.org/candeloraday.htm

o visita il blog www.candelora.wordpress.org

Segreteria Organizzativa Napoli: candeloraday@i-ken.org

Segreteria Organizzativa Avellino: candelora2009@gmail.com

i Ken : 392 3887147 - Francesco: 347 7810076 - Carolina: 329 1683634


lunedì, 21 luglio 2008

dei generi e delle generazioni...

Riporto qui alcune riflessioni, discusse negli ultimi tempi con i compagni/e di Siena e poi al congresso provinciale del PRC. Non entro nel merito di questo congresso, delle battaglie a soun di pezzi di carta tra le mozioni 1 e 2. è una logica che mi appartiene poco e mi piace ancor meno. Credo invece che ci sia bisogno di ben altro impegno, di una determinazione altrettanto forte, ma su ben altre questioni.

Riporto questo intervento che come ha detto qualcuno ci prende un po' in giro. è un idea che mi piace, credo davvero che prendersi in giro possa insegnare a prendersi un po' più sul serio. Credo contenga riflessioni importanti. e che dovremmo ragionare di più su queste cose, sulle categorie che utilizziamo, sul modo in cui ci posizioniamo, sui nostri ruoli.
Spero valga almeno un po', questo mio misero contributo come quelli di tanti altri compagni/e sui territori, a distogliere il pensiero dalle mozioni, dalle guerre fratricide, dalle battaglie interne o lotte intestine che in questi giorni hanno mostrato di rifondazione la faccia peggiore.


Dal 2001 ormai cominciamo i nostri documenti, discorsi o dibattiti con “Siamo la “generazione di Genova”, siamo uomini e donne, giovani e meno giovani...” ma forse dovremmo mettere a fuoco proprio le questioni che stanno dietro a questa formula tanto nostra, che sentiamo appartenerci al punto da utilizzarla per sintetizzare, rappresentare e mostrare la nostra identità.

Quando diciamo “siamo la generazione di Genova” già poniamo in essere una distinzione. La distinzione è quella che ci separa dalle generazioni precedenti, dai nostri padri e zii degli anni '60 e '70, dai nostri compagni, quelli che stanno nelle stanze affianco alle nostre, quando ci sono due stanze nelle nostre sedi, i compagni del partito, mentre noi siamo i gc, come se ci fosse poi una vera distinzione.... i compagni che oggi stanno qui affianco a noi e ci ascoltano, ma che qualche volta mentre parliamo nelle assemblee di circolo o nei cpf non ci stanno a sentire. O magari nel circolo si, che la è diverso, ma poi al lavoro, al sindacato, all'università...

Siamo la generazione di Genova, non siamo, politicamente, i figli del '68. Ci teniamo a chiarirlo. Abbiamo provato a reinventarci la politica, ad inventarci un modo nuovo di costruire partecipazione e, attraverso la partecipazione, alternative di società.

Siamo uomini e donne. Siamo la generazione del genere, anzi transgenere. Siamo i figli della cultura femminista, dalle nostre madri zie e sorelle maggiori abbiamo appreso un metodo, da loro abbiamo imparato la necessità di de-costruire i fenomeni che viviamo, le realtà che agiamo, le cose in cui crediamo, abbiamo imparato a de-costruire noi stessi... a posizionarci, a dire chi siamo, se non dove andiamo, cosa pensiamo, a non lasciare spazio al non detto, ma siamo andati oltre. Abbiamo provato a declinare il genere in senso maschile, ad affrontare la criticità di fronte a cui ci poneva, a fare dell'elemento di crisi una risorsa da condividere e su cui crescere, scomporsi come singoli e ricomporsi come corpo.

I conflitti del genere sono divenuti il nostro pane quotidiano. La dinamica dell'interiorità/esteriorità è il conflitto che affrontiamo tutti i giorni. Le relazioni che viviamo mostrano la liquidità delle distinzioni che dividono la società in uomini e donne (eterosessuali, senza dubbio eterosessuali) e insieme ad essa, il lavoro, la vita pubblica e privata. Per noi il privato e il politico sono categorie analitiche del passato, null'altro. Per noi la questione di genere non è più solo quella del genere femminile, esso rappresenta la fragilità di una costruzione che è crollata mostrando le dinamiche di potere e le imposizioni che nascondeva. Genere per noi significa scelta. La possibilità di scegliere. Il presupposto di tutte le scelte.

Siamo giovani e meno giovani. L'eterno conflitto. Come se essere giovani significasse necessariamente qualcosa, imponesse certi comportamenti, la predisposizione ad assumere determinati atteggiamenti. Come se la generazione avesse un effetto sostanziante, come se essere giovani significasse la stessa cosa in tutto il mondo, in Italia come in Messico o in Burkina Faso; un fenomeno transnazionale che unisce i giovani di tutta la terra e legittima l'antagonismo proprio come fenomeno generazionale. Un po' quel che è successo con il '68, quando in piazza c'era ben più di una generazione eppure a 40 anni di distanza è una la generazione innalzata a paladina di quella stagione di lotte.

E ancora, La nostra “questione generazionale” è la precarietà. Ma sappiamo bene come la precarietà sia minimo comun denominatore di un'epoca e non dell'essere in un epoca di una generazione. Sostanzialmente una stronzata, ma funzionale a delimitare un problema e quindi a relegarlo a una determinata realtà. Un buon modo per sviare il discorso, per non affrontarlo.

Ma la precarietà non è una condizione generazionale. Proprio il genere ce lo dimostra. Un concetto fluido e precario, che travalica sempre i limiti che la società impone. Essere maschi o femmine non significa sempre necessariamente la stessa cosa, è la società che impone i ruoli e le identità del maschile e del femminile. E maschile e femminile non sono mai qualcosa di predeterminato, ma si giocano, sempre sul terreno delle lotte sociali e dei conflitti di “classe”.

Ecco, tutto questo discorso per arrivare a dire che le accuse che ci sono state mosse in periodo post-elettorale di occuparci esclusivamente di gay e transessuali sono accuse che ribaltiamo e rivendichiamo a piena voce. Occuparci dei conflitti di genere per noi significa scendere su un campo in cui la sfida culturale è aperta e la posta in gioco altissima, significa mettere in discussione le categorie stesse attraverso cui guardiamo il reale. E mettere in discussione queste categorie è il primo passo verso la ribellione.

Una ribellione che, ci teniamo a ribadirlo non deve essere un fenomeno generazionale, come non lo è stata genova, ma deve unire i generi e le generazioni, mettere in crisi i preconcetti, sovvertire i presupposti.

Per questo proponiamo di cominciare a lavorare da subito alla costruzione di un tavolo glbte, laddove la e finale, inusuale, chiama a raccolta anche il mondo eterosessuale.

Crediamo sia questo uno dei primi fondamentali passi per cominciare a ragionare dei ruoli e quindi delle posizioni di potere che ciascuno di noi, maschio, femmina, gay etero o transex che sia occupa.


domenica, 09 dicembre 2007

doppia amarezza

non mi sono svegliata... cioè ieri sera ho deciso che non mi sarei svegliata e così è stato.
però dalle 13 in poi ho seguito l'assemblea in streaming e dunque non mi sono risparmiata gli interventi di giordano, mussi e diliberto...
mi sarebbe piaciuto sentire ingrao, che fino a ieri aveva detto che all'assemblea non ci sarebbe stato e invece stamattina poi è arrivato. mi sarebbe piaciuto sentire vendola, vedere l'irruzione dei no dal molin, irrompere con loro nella stanza dei bottoni della sinistra...
doppia amarezza, perchè restando a casa anche quel poco di buono che c'era nell'assemblea di oggi me lo sono perso. non mi sono persa i discorsoni dei leaderoni, che erano visibili e udibili da tutti quanti se ne sono stati a casa, ma la gente si... le facce, le espressioni, le sensazioni che i corpi presenti alla fiera trasmettevano. chi c'era mi ha detto che non è stato bello, che non mi sono persa niente, ma invece io penso che ne valesse la pena. valeva la pena esserci e mettersi in corteo con i NodalMolin, come hanno fatto i compagni, i miei compagni. credo che sia stato un messaggio importante, che sicuramente i quattro leaderoni non avranno captato, ma così è stato. un po' come dire: si, ok, ma noi abbiamo un idea ben precisa della politica che vogliamo e delle modalità che bisogna mettere in piedi per costruirla e questo percorso non ci appartiene, o ci appartiene fino ad un certo punto. una cosa importante e per nulla scontata che dimostra quanto la generazione di genova sia poco disposta a farsi mettere cappelli in testa, da dentro e da fuori.
era necessario che l'elemento di crisi fosse anche oggi all'assemblea, e per fortuna c'è stato.
tutto il resto sono considerazioni di contesto, speculazioni su quella che è stata una passerella e non poteva essere altro... si sarebbe dovuti andar giù ieri, partecipare ai tavoli tematici, incontrare i compagni...
ora la discussione sarà tutta su bella ciao che i verdi non hanno cantato e su fini e il suo ex compare che bisticciano e si lasciano... questioni di clamore mediatico punto e basta, la gente, le persone restano fuori dalla ribalta...
ecco, credo, con una metafora coniata qualche sera fa a chiacchiera con un compagno, che il più grande problema della sinistra italiana sia questo: stanno insieme, ma non fanno l'amore, non si confondono nei corpi, non si contaminano nelle idee... non si amano, in fondo, questo è un matrimonio di convenienza.

le persone però no, si amano, litigano, discutono, si arrabbiano, ci restano male, fanno pace e fanno l'amore... nelle persone io ci credo ancora. credo nelle mani, nella capacità di costruire, credo nel dialogo, nella forza del contatto fisico, nella sua intensità, credo nel rispetto silente e nella rabbia furiosa e accecante, credo nella passione, quella che bruciaenoncapiscietidomandienontispieghi. credo nell'amore. nella forza del bene contro il male, nelle cose piccole e insignificanti. credo nell'odore del caffè, nell'odore denso dei corpi che si uniscono, nella nebbia e nella neve, nella luna e nella terra. credo nei corpi umani. credo all'innocenza. credo alla vita e alla morte. credo nelle cose vere e credo che solo a partire dal sentire potremo cambiare il mondo. credo che bisognerebbe ripartire di li, dall'emozione all'entrata dei no dal molin, dalle sensazioni veicolate da ingrao a prescindere da quel che ha detto o che doveva dire,
credo che supereremo anche questa, che continuando ad amare la vita andremo oltre l'ennesimo smacco, l'ennesimo attacco al pensiero che vibra, al sentire che incalza.

credo che ora è il caso che io smetta di scrivere, perchè, a parte tutto, oggi sono felice e quindi sono di parte. credo nel bene. amo ed è bello.
giovedì, 22 novembre 2007

perchè sabato non andrò a Roma

quando è uscito l'appello per una manifestazione nazionale contro la violenza delle donne sono stata una delle prime a sottoscriverlo, perchè credo sia necessario che nella nostra società si ricominci a parlare di ruoli, di generi, di sessi, di violenza e di sopraffazione di un genere sull'altro.
sono stata una delle prime a sottoscrivere l'appello e ho lodato ogni iniziativa che andasse nella direzione della partecipazione a quella manifestazione.
tuttavia, da una decina di giorni ormai, è comparso sul sito della manifestazione una novità che ritengo sconcertante, oltre che pericolosa e politicamente scorretta. il comitato promotore, infatti, invita alla partecipazione ad una manifestazione di sole donne, una manifestazione delle donne per le donne.
la riflessione scaturita da questa scelta mi ha portato a decidere di non partecipare alla manifestazione di sabato perchè ritengo sia controproducente. anzitutto il dato di fatto di escludere anzicchè includere i compagni, mariti, fratelli, padri di cui pure si vuol muovere la riflessione è atteggiamento che non appartiene alle nostre pratiche politiche. le differenze vanno si esaltate, in quanto ricchezza, ma con intelligenza e non attraverso la sterile affermazione della propria identità contrapposta a quella altrui. quale ragionamento, quale riflessione può mai far scaturire nella testolina dei copmpagni, padri, fratelli, mariti e fidanzati una manifestazione che non li prende in considerazione se non come controparte da combattere? a mio avviso nessuna, anzi, da ancora più peso a quel fallocentrismo che ogni giorno proviamo a combattere, come persone prima ancora che come donne.
mi sono sentita offesa in quanto donna perchè la partecipazione è cosa che non si può negare, anzi che dovrebbe essere stimolata e, invece, ci troviamo a riprodurre quelle stesse tattiche esacludenti prorpie dell'atteggiamento maschile.
una cosa è parlare di ruoli di genere, voler affermare il proprio diritto a uguali diritti e uguali dignità, voler denunciare il fenomeno sotterraneo (e nemmeno troppo) della violenza sulle donne. altra cosa è voler fare tutto ciò ponendosi da una posizione dominante, anzi, peggio ancra, esclusiva.
è, a mio avviso, un discorso pericoloso.
non mi meraviglierei affato se, a partire da questi presupposti, le compagne scacciassero sabato una trans, o un ragazzo gay dal loro corteo. eppure parliamo di persone che, quanto e ancor più delle donne, sono soggetti ad esclusione, a violenza, a pregiudizio. non mi meraviglierei se qualcuna di queste signore dicesse loro che si tratta di un altro sesso, di un altro genere, di una diversa sensibilità. errore madornale, a mio avviso, imperdonabile. come imperdonabile è la scelta escludente rispetto ai compagni.
 cosa penseranno mai questi signori guardanado il tg la sera o leggendo il giornale la mattina? si sentiranno parte in causa?sentiranno la loro responsabilità nei confronti di tutto questo? metteranno forse in discussione le proprie azioni, l'esercizio di potere che ogni giorno mettono in atto nei confronti di noi  donne come delle nostre compagne lesbiche o trans, o nei confronti dei compagni gay?
il fallocentrismo, necessita di una riflessione, che a mio avviso dovrebbe essere anzitutto una riflessione degli uomini e delle donne INSIEME, condivisa, collettiva.
il motivo per cui sabato non sarò a roma è che non credo che le scelte escludenti servano a qualcosa, non credo nella possibilità di cambiare il mondo attrvaerso le prese di posizione identitarie, non credo nell'efficacia di un'azione che non sia condivisa a prescindere dalle distinzioni (che sono sempre distinzioni imposte dalla società e che dunque nella società devono cambiare, nella società nella sua interezza e non solo in una parte). la presa di coscienza rispetto alla posizione dominante occuapata dagli uomini dovrebbe essere patrimonio collettivo. questo corteo non lo permette.
ecco perchè sabato non andrò a roma.
mercoledì, 17 ottobre 2007

assurdità di una giornata mobilitata

oggi sembra non finire più... giornta cominciata a colloquio dalla boss, che ha letto e corretto i miei lavori, restandone sufficientemente soddisfatta, poi assemblea di presentazione dei corsi di laurea, banchetto a lettere per il 20 ottobre e finalmente casa... due minuti per guardare i giornali di oggi, finalmente, un attimo di pace. homepage di repubblica: wellfare raggiunta l'intesa (si, vabbè, fino a quando?) calderoli che chiede di tagliare i fondi alla Montalcini (sarà a causa sua, infatti, che il pane aumenta, gli affitti pure, le tasse non ne parliamo!)... sondaggio sulla fiducia al governo degli italiani: grillo e PD non smuovono gli elttori (altrimente avremmo dovuto veramente preoccuparci)... vaticano: 23 nuovi cardinali (che ce ne sono pochi)  ma il meglio viene alla fine...
ultima notizia in fondo alla pagina:I NERI MENO INTELLIGENTI DEI BIANCHI  ultima teoria del pionere del DNA.  ma dico... siamo impazziti? e così James Watson, uno dei più eminenti scienziati di fama internazionale ha scatenato una clamorosa polemica dopo aver sostenuto che la gente nera è meno intelligente della gente bianca-scrive Repubblica- e l'idea che "l'eguaglianza della ragione" sia condivisa da tutti i gruppi razziali si è rivelata una delusione.
ok... andiamo con ordine e cerchiamo di capirci qualcosa, perchè qui c'è puzza di razzismo allo stato puro.
watson vince il nobel per la medicina nel 62, grazie al suo contributo nella scoperta della struttura del DNA.
nel 1997 questo gentile signore si sognò di affermare che una donna avrebbe dovuto avere diritto d'abortire nel caso in cui attraverso un test specifico si sarebbe provata l'omosessualità del nascituro (fonte repubblica), come se fosse possibile individuare l'orientamento sessuale di un individua attraverso un test genetico, come se la sessualità non fosse la derivazione di una serie di fattori sociali, culturali, storici, antropologici e in certi casi economici (sex work)... come se fosse possibile stabilire a priori l'orientamento sessuale di un individuo senza calarlo nel tessuto sociale. ancora questo brillante scienziato avrebbe a un certo punto provato a stabilire delle connessioni tra colore della pelle e comportamento sessuale sentenziando che i neri avrebbero una libido maggiore (che avesse qualche complesso d'inferiorità?) e dunque che sarebbero automanticamente arretrati, selvaggi, primitivi rispetto al maschio macho occidentale che sa contenere le proprie pulsioni e controlla la libido. queste bestie nere.
e continua il quotidiano nazionale a riportare i deliri dell'autorevole scienziato il quale ha argomentato la sua ultima scioccante affermazione sull'inferiorità delle persone di colore, sulla loro stupidità che "è un desiderio naturale" che tutti gli esseri umani siano uguali, ma "chi ha a che fare con dipendenti di colore pensa che questo non sia vero". affermazioni che, credo, non meritino alcun commento... parlamentari inglesi indignati si mobilitano contro le affermazioni del premio nobel, la commission dei diritti umani sta vagliando parola per parola le dichiarazioni di watson, ma l'indignazione sale e il solo pensiero che nel 2007 si possa incappare in dichiarazioni del genere deprime.
che un vechietto deliri è anche possibile, ma questo signore sembra aver delirato per tutta la vita, se non in un unica, fortunata occasione. tra le varie, infatti, egli è uno strenuo sostenitore degli OGM, unica alternativa possibile, a suo avviso, perchè in grado di resistere ai disastri ambientali (ai quali non si sa come secondo lui l'uomo potrebbe riuscire a sopravvivere).

dopo questa bella intossicata, anche alquanto buffa, se vogliamo, ridicola, ma preocupante, mi tocca rimettermi al lavoro e riprendere in mano la storia della sessualità, michel foucault e le mie cose, che poi un giorno vi racconterò (forse). una cosa è certa: i vecchi rincoglioniti, teniamoli a casa!

p.s. (ma alla Montalcini i sodi lasciamoglieli, che almeno fors ein questo paese si fa un po' di ricerca!)
domenica, 30 settembre 2007

...voliamo di nuovo giù (solo per un giorno)

30sett 400
dopo le aggressioni omofobe svvenute nel mese di agosto a piazza bellini il movimento glt napoletano scende in piazza in una manifestazione unitaria per dire no ad omofobia, fascismo e camorra. importante essere presenti in un momento un cui ancora più forte e pressante si fa sentire l'offensiva vaticana per rivendicare dignità, diritti e laicità per tutt*.
lunedì, 17 settembre 2007

corpi, generi e sessualità: il fantasma della sinistra

...dal sito dei GC

Il fantasma della sinistra: la relazione uomini/donne:

20 ottobre:tante diversità insieme e una differenza

di Lea Melandri

La sinistra, si legge nel nuovo appello che invita alla manifestazione del 20 ottobre a Roma, su Liberazione del 9 settembre, è fatta di "tante anime", "diverse ma amiche", che hanno bisogno di raccogliersi "in un sol corpo" per avviare un progetto di società più giusta, meno frammentaria e meno soggetta alla "legge feroce del mercato". Ciò che non si dice, ma che emerge chiaramente ogni volta che si elencano i problemi "fondamentali" su cui è chiamata a esprimersi una partecipata "assemblea di popolo", è che, se queste anime sono tutte "grandi", alcune sono considerate più grandi delle altre e come tali destinate a fare da "bussola" a un gregge altrimenti smarrito.

Cambiano le analisi della fase storica che si sta attraversando - dal moderno al postmoderno, alla "società fluida" -, ma non il paradigma conseguente al primato dell'economia, che cerca ogni volta un soggetto prioritario, spinto al cambiamento da oggettive, disumane condizioni di lavoro, una sorta di "asso pigliatutto" che trova oggi, dopo il declino della classe operaia, la sua perfetta incarnazione nel modello precario, tessuto connettivo della civiltà funzionale al liberismo economico e, al medesimo tempo, virus della sua disgregazione. Intorno alla precarietà si muovono le acque agitate del governo, dei partiti e del sindacato, ma anche quel poco che sopravvive di un discorso teorico sempre più spento e ripetitivo, incapace di fermare lo sguardo sul magma confuso e contraddittorio di sentimenti che rischiano di far esplodere in modo incontrollato le relazioni sociali.
La "diversità" è sicuramente uno degli aspetti più vistosi e più interessanti della sinistra che dice di voler ripensarsi e di poter trovare, sulla base di un alternativa condivisa di società, nuove forme unificanti di aggregazione. Ma per arrivare a definire la diversità un "valore" - saperi, pratiche, cambiamenti in grado di tentare scambi e contaminazioni - è necessario innanzi tutto chiedersi quale origine hanno le "differenze" che conosciamo, in che rapporto stanno tra loro, quali tratti comuni tengono nascosti, di quali violenze, ingiustizie sono state storicamente portatrici. L'orizzontalità, su cui si vorrebbe oggi misurare la forza modificatrice dell'esistente, da parte del "popolo" della sinistra, è smentita dalla sacra, intoccabile gerarchia con cui vengono elencati ogni volta valori e soggettività interessate; la promessa di riunificazione si affianca paradossalmente al bisogno di rafforzare tratti identitari e appartenenze. L'idea di un corteo che si muove come "un sol corpo", pur avendo tante anime, evoca nostalgie comunitarie tutt'altro che estranee alla storia della sinistra, fa appello a una omogeneità immaginaria, messa, sia pure inconsapevolmente, a copertura di conflitti, lacerazioni, incapacità di ascolto reciproco.
Sulla lettura distorta e sull'uso tutto interno a partiti e maggioranza di governo, che sono stati fatti dell'appello uscito il 3 agosto su Liberazione e il manifesto , hanno già detto altri firmatari. Se finora ho taciuto, per avendo dato il mio nome, è perché dubbi, rabbia, delusione non riguardano, nel mio caso, solo le scelte fatte finora dal governo su lavoro, politiche sociali, guerra, diritti civili.

Né riguardano solo l'appropriazione da parte del ceto politico di una iniziativa nata come espressione di soggetti collettivi, movimenti, associazioni, gruppi, che riduttivamente continuano a essere definiti "società civile", quando si sa bene che sono portatori di saperi e pratiche innovative dell'idea tradizionale di politica. Neppure posso limitarmi, come Aurelio Mancuso, a fare "atto di fiducia" contando che la sinistra al governo si decida a riconoscere alla libertà e ai diritti delle persone in quanto tali lo stesso peso che dà ai diritti sociali. E la ragione è molto semplice: il patriarcato, come dominio storico di un sesso sull'altro, non è una questione riducibile a diritti, libertà, emancipazione, responsabilità etica, e nemmeno a solidarietà, una parola che compare impropriamente in entrambi gli appelli: nel primo, come solidarietà tra lavoratori e lavoratrici, di cui sarebbe garanzia il contratto nazionale, nel secondo come "struttura" della "convivenza civile tra le donne e gli uomini". Si può essere solidali con chi vive una condizione di disagio maggiore della nostra, ma se siamo noi o i nostri simili la causa di quel disagio, se a dividerci è stata una "differenza" diventata storicamente potere, sfruttamento, violenza, esclusione, ci vogliono ben altro impegno, ben altra assunzione di responsabilità, pensiero critico, desiderio profondo di cambiamento, rivalutazione del conflitto, per allacciare nuovi rapporti.
Non è un caso che il tentativo di Emiliano Brancaccio di riformulare il rapporto tra i sessi dall'interno della critica marxista, come legame tra "riproduzione del profitto e generazione dell'eros", tra "contraddizioni sociali e contraddizioni famigliari", tra economia politica e psicanalisi ( Liberazione del 22 luglio 07), sia rimasto isolato e senza seguito. Tradotta in termini, ora di "questione di genere", ora di "patriarcato", ora di "femminismo", la relazione tra uomini e donne aleggia tuttora sulla manifestazione del 20 ottobre come l'anima incollocabile della sinistra, un fantasma che si aggira in ogni suo ambito, che interroga tutte le sue "diversità" - il lavoro, le politiche sociali, il pacifismo, l'ambientalismo, i diritti civili - ma che come l'Araba fenice "dove sia nessun lo sa".
Eppure ci sono luoghi dove, lentamente ma con passione costante, si va formando quello spazio pubblico, contaminazione di percorsi diversi, che la sinistra dice di voler porre al suo orizzonte. La settimana organizzata come ogni anno dal Forumdonne di Rifondazione, che si è tenuta a Santa Marinella, dal 3 al 7 settembre, più che una "scuola di politica", è stata l'esperienza singolare, entusiasmante, di una socialità inedita - donne e uomini di età e formazione culturale e politica diversa - capace di ripensarsi collettivamente, di tener ferma l'analisi sull'intreccio di vita e politica, corpo e istituzioni sociali, inconscio e coscienza, sacro e laicità, "costruzione di sé", come luogo in cui si incrociano residui arcaici e contemporaneità, autonomia ed eteronomia - come ha sottolineato nella sua relazione Elettra Deiana - e, al medesimo tempo, rilettura di un modello di civiltà che ha bisogno di nuove chiavi interpretative. Il soggetto "uno e plurale", figura finora ambigua, oscillante tra coloriture sacre e litigiose negoziazioni di leader politici, ha già voci e volti reali, protagonisti "in carne e ossa", momenti di condivisione intellettuale ed emotiva che possono estendersi, avviare un processo di accomunamento di pratiche, attento all'individuo e alla collettività. Peccato che il rumore della politica istituzionale, amplificato dai media, reso sempre più separato e incomprensibile da una ritualità crescente, sia tale da impedire ogni, pur volonteroso, ascolto.

venerdì, 14 settembre 2007

di ritorno.

ancora un mese di assenza... rientrata a siena cerco di raccapezzarmi e rimettermi al lavoro per la tesi. mille cose da fare, mille pensieri, la mobilitazione per il 20 da costruire, le idee, i pensieri, le proposte e le aspettative per questo autunno (e per l'inverno, la primavera....) fermarsi significa morire, soccombre... rallentare i tempi, quello si, è necessario, per provare a vivere e sentire anche solo un pochettino.
in questo mese sono passata di qui tante volte, libera navigatrice... passavo e pensavo alle mille cose che avrei avuto da dire, che avrei voluto socializzare con tutti quelli che ogni tanto passano di qui... luogho e non luogo della comunicazione. avrei voluto dire del campeggio dei GC, delle mille cose fatte, dette e condivise, delle aggressioni omofobe a piazza Bellini, della REDDITOfest di Grotta e delle connessioni che scalderanno questo autunno... avrei voluto e invece ho aspettato.
ricomincio di qui, riparto da me per riprendere la mano e dire delle cose. come quando la sera prima dell'esame si chiacchiera a tavola tra coinquilini... del resto a che serve questo spazio se non a mettere in rete e condividere saperi, pensieri, idee? il rischio è quello di restare pezzi di un corpo che non sta insieme. siamo tutte protesi che non attecchiscono, il corpo vero le rigetta... una ret, si, ma una rete in cui i corpi non si toccano, non se ne vedono le forme, non se ne sentono gli odori. la persona invece c'è, è li presente e sente. ma i corpi sono importanti, un po' come le parole per nanni moretti... il corpo singolo oltre che i corpi in movimento, il fatto stesso di avere un corpo.
un corpo dice mille cose e più. vi sono inscritti significati e rappresentazioni, manifesta posizionamenti e disposizioni, è indice identitario e di appartenenza. ripartire dai corpi, dal proprio corpo e dal corpo collettivo, costruire il corpo dei corpi in movimento.
a partire da oggi, verso e oltre il 20 ottobre. sui territori, nelle università, sui posti di lavoro incontrare i corpi precari, quelli die migranti, dei lavoratori e degli studenti, i corpi dei gay e delle lesbiche, delle/i trans dei transgender. i corpi vecchi e giovani, i corpi delle donne e quelli dei bambini...
credo che così potremmo capire un sacco di cose. forse riusciremo addirittura a fare corpo. movimento.