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mille odori, mille colori, mille facce belle...
un afame da impazzire. e poi non posso parlare
scappo, inceppo, scommetto di sapere...
abbraccio.
amante amata
amata amante
mur mar mir mère
frere, je suis ta seure
tin tin
ton
tam tam
tan
tan
tan
to che
tan
dè
TANDEM
non mi sono svegliata... cioè ieri sera ho deciso che non mi sarei svegliata e così è stato.
però dalle 13 in poi ho seguito l'assemblea in streaming e dunque non mi sono risparmiata gli interventi di giordano, mussi e diliberto...
mi sarebbe piaciuto sentire ingrao, che fino a ieri aveva detto che all'assemblea non ci sarebbe stato e invece stamattina poi è arrivato. mi sarebbe piaciuto sentire vendola, vedere l'irruzione dei no dal molin, irrompere con loro nella stanza dei bottoni della sinistra...
doppia amarezza, perchè restando a casa anche quel poco di buono che c'era nell'assemblea di oggi me lo sono perso. non mi sono persa i discorsoni dei leaderoni, che erano visibili e udibili da tutti quanti se ne sono stati a casa, ma la gente si... le facce, le espressioni, le sensazioni che i corpi presenti alla fiera trasmettevano. chi c'era mi ha detto che non è stato bello, che non mi sono persa niente, ma invece io penso che ne valesse la pena. valeva la pena esserci e mettersi in corteo con i NodalMolin, come hanno fatto i compagni, i miei compagni. credo che sia stato un messaggio importante, che sicuramente i quattro leaderoni non avranno captato, ma così è stato. un po' come dire: si, ok, ma noi abbiamo un idea ben precisa della politica che vogliamo e delle modalità che bisogna mettere in piedi per costruirla e questo percorso non ci appartiene, o ci appartiene fino ad un certo punto. una cosa importante e per nulla scontata che dimostra quanto la generazione di genova sia poco disposta a farsi mettere cappelli in testa, da dentro e da fuori.
era necessario che l'elemento di crisi fosse anche oggi all'assemblea, e per fortuna c'è stato.
tutto il resto sono considerazioni di contesto, speculazioni su quella che è stata una passerella e non poteva essere altro... si sarebbe dovuti andar giù ieri, partecipare ai tavoli tematici, incontrare i compagni...
ora la discussione sarà tutta su bella ciao che i verdi non hanno cantato e su fini e il suo ex compare che bisticciano e si lasciano... questioni di clamore mediatico punto e basta, la gente, le persone restano fuori dalla ribalta...
ecco, credo, con una metafora coniata qualche sera fa a chiacchiera con un compagno, che il più grande problema della sinistra italiana sia questo: stanno insieme, ma non fanno l'amore, non si confondono nei corpi, non si contaminano nelle idee... non si amano, in fondo, questo è un matrimonio di convenienza.
le persone però no, si amano, litigano, discutono, si arrabbiano, ci restano male, fanno pace e fanno l'amore... nelle persone io ci credo ancora. credo nelle mani, nella capacità di costruire, credo nel dialogo, nella forza del contatto fisico, nella sua intensità, credo nel rispetto silente e nella rabbia furiosa e accecante, credo nella passione, quella che bruciaenoncapiscietidomandienontispieghi. credo nell'amore. nella forza del bene contro il male, nelle cose piccole e insignificanti. credo nell'odore del caffè, nell'odore denso dei corpi che si uniscono, nella nebbia e nella neve, nella luna e nella terra. credo nei corpi umani. credo all'innocenza. credo alla vita e alla morte. credo nelle cose vere e credo che solo a partire dal sentire potremo cambiare il mondo. credo che bisognerebbe ripartire di li, dall'emozione all'entrata dei no dal molin, dalle sensazioni veicolate da ingrao a prescindere da quel che ha detto o che doveva dire,
credo che supereremo anche questa, che continuando ad amare la vita andremo oltre l'ennesimo smacco, l'ennesimo attacco al pensiero che vibra, al sentire che incalza.
credo che ora è il caso che io smetta di scrivere, perchè, a parte tutto, oggi sono felice e quindi sono di parte. credo nel bene. amo ed è bello.
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kombattina alle ore 19:11 |
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pensieri, politica, cazzi miei, sentimenti, sinistra, incazzature, fatti, crisi, voli, rivolte, corpi, lotte, gc
anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha minacciato le vostre 1100
anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti
vivo sentimenti conflittuali. diciamo che erano anni che non mi succedeva. diciamo che erano anni che, costruitami il mio piccolo paradiso felice di agibilità politica, tenevo tutto fermo lì così com'era, nella speranza che poi, un giorno, tutto sarebbe ricominciato. troppo facile dirà qualcuno. troppo facile tornare da un corteo come quello di ieri a genova e pensare di cavarsela con un immagine, quella immagine... piazza carlo giuliani.
non sono queste le cose in cui io credo. non è uno spazio di agibilità politica che poi fa la politica. quello spesso fa l'anipolitica e, cari compagni, a sto punto rischiamo di starci dentro all'antipolitica, ma seriamente.
insomma. praticamente domani è uno dei giorni più importanti della mia vita e io ripenso a tutto, metto in discussione tutto, rimugino su tutto.
sarà l'evento rituale a farmi sobbalzare? mah, chissà!
fattosta che di riti in questi giorni se ne consumano tanti. come quello di ieri. il nostro tornare a genova, in cui io, personalemente, avevo riposto un sacco di speranze.
e quindi ci sono tornata ieri a genova (cioè, per dirla tutta ci sono andata, perchè nel 2001 m'avevano bocciata e dovetti stare a casa) e le sensazioni sono state tante.
io il movimento me lo ricordo. non faccio parte di quella generazione che genova l'ha vissuta dopo il g8. mi ricordo seattle, mi ricordo praga, gotemborg, mi ricordo napoli e genova e firenze e porto alegre... ero piccola e credevo che avremmo cambiato il mondo.
è strano quando le cose stanno così. quando uno non ha la forza nè la voglia di mettersi veramente in ballo e di ballare, quando uno ci sta fino ad un certo punto nel gioco e poi si tira indietro. è strano quando ripensi a come facevamo in quegli anni e a quelo che è ora. o che non è. o che cos'è? questa domanda mi divora da ieri. da quando le mille emozioni che quel corteo mi ha dato hanno cominciato a combattere tra di loro. la gioia di esserci, di ritrovarci. ancora noi, quelli di genova, quelli di napoli, di praga, di seattle...
noi, il movimento dei movimenti. di nuovo a genova.
perchè c'eravamo tutti e allora siamo tutti colpevoli. chi con il cuore, chi con il corpo, chi con la mente. tutti. e allora arrestateci tutti, condannateci tutti. ammazzateci tutti.
perche non è vero che berlusconi se n'è andato e la democrazia in questo paese non è più in pericolo, anzi... perchè c'è chi ora suona la campana, chi da nuove letture politiche e dice che dovremmo preoccuparci di come arginare la deriva violenta delle forze dell'ordine, perchè c'è chi ieri contestava il g8 e oggi vota per finanziarlo. e sono i miei compagni... o meglio: e sarebbero i miei compagni? quelli che chiedono la commissione d'indagine parlamentare su genova? quelli che a genova contestavano gli 8 grandi e ora si preparano ad accoglierli in quel della sardegna? quelli che si, smantelliamo la maddalena, anzi, facciamo che la ricostruiamo e ne facciamo un mega impianto turistico (perchè i grandi 8 hanno bisogno di tanto spazio per incontrarsi)
cosa resta di genova? cosa di quel movimento?
parliamo di ieri. dei compartimenti stagni riuniti in spezzoni statici e immobili, tanto identitari da far paura alla stessa genova, abituata com'era alla confusione, alla contaminazione, alla condivisione di quelle gionate del luglio 2001. secondo me nemmeno lei ci ha riconosciuto. nemmeno mamma genova ha riconosciuto i suoi figli, nè i figli dei figli.
io a genova sono diventata grande. ho smesso di sognare e cominciato a fare. ho cominciato a credere che se il mondo lo vuoi cambiare allora non ti basta guardarlo, osservarlo, cercare di analizzarlo. qualcosa devi fare. fosse solo esserci. e quindi anche per questo ieri ero a genova. con i padri e con i figli. sorella maggiore dei ragazzi che oggi pensano a genova e si portano il casco, senza sapere cosa farne di quel casco, quando metterlo, quando toglierlo... sorella maggiore di quelli che se lo striscione ha l'asta non capiscono perchè, forse perche non si pieghi o svolazzi per il vento... sorella maggiore che fa vedere i video, le inchieste i pillola rossa e cerca di spiegare di far sentire... sorella maggiore e un po' noiosa, forse, che ricorda le assemblee ad officina o al laboraorio ska, quando io ero una ragazzina e manco mi facevano parlare, manco mi veniva voglia di parlare... le assemblee... lunghe ore, dense, cariche di scontri e di incontri...
è strano. cosa ha a che fare oggi con ieri? per me e per tutti... qal'è il dato politico della nostra azione negli ultimi cinque anni? cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo costruito, cosa abbiamo lasciato.
genova rivive? non lo so. non so se quei corpi, quelle idee, i presupposti come i sogni sono gli stessi.
non lo so.
so che mi sono sentita vicina e lontana da tutti i miei compagni. so che mi sono sentita a casa, che ho guardato giuliano negli occhi e ho provato lo stesso dolore di sempre. so che non ne posso più dei professionisti della politica. da qualunque parte stiano.
so che ho sempe fatto la bassa manovalanza. so che la farò sempre. e me ne vanterò sempre.
so che ho scritto un sacco e che ne avevo bisogno. avevo bisogno del corteo di ieri e dello sfogo di oggi. domani avrò bisogno di tanto coraggio. quello stesso coraggio che muoveva la mia azione di ragazzina un po' imprudente e facilmente condizionabile, che mi ha fatto smettere di credere in me e cominciare a credere in tutti noi. forza per chiedermi chi siamo, chi sono, cosa penso di poter fare, cosa pensiamo di riuscire a costruire. la forza con cui cercheremo ancora di costruire qualcosa.
questo post è una riflessione personale ma se parlo al plurale è perchè ci credo ancora in noi.
credo ancora nel movimento come unico motore di cambiamento possibile.
checchè ne dicano lor signori.
e si faccaino pure la loro cosa rossa (che io voterò, probabilmente, ma non costruirò se cosa rossa a genova non ci sarà come non c'è stata ieri, se contnueranno a gridare verità e giustizia per genova e a votare per finanziare la maddalena) facciano pure le loro cose...
io vagherò per il corteo, rifiutando l'identità, camminerò e sentirò le voci, sentirò i corpi, sentirò gli odori e le emozioni... sentirò. e ci sarò sempre. comunque ci sarò. resisterò. alla rabbia, allo schifo, alla paura, alla voglia di vomitare e a quella di urlare. perchè così non ha senso. così non è niente. nè ieri nè oggi nè domani. così no. non ci sto.
postato da:
kombattina alle ore 23:32 |
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commenti (4)
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pensieri, politica, cazzi miei, movimenti, incazzature, manifestazioni, genova, lotte, precarietà , g8 , fan culo al mondo
ci sono cose che le parole spiegano difficilmente. le sensazioni sono una cosa che mal si dice, che non si può sempre definire, che quasi mai è facile esprimere. le sensazioni, le emozioni, i sentimenti, belli o brutti che siano. ci sono cose il cui peso è percepibile solo quando non ci sono, cose cui non si da conto nel momento in cui avvengono, ma che un valore ce l’hanno, pur nella loro banalità. ci sono cose che hanno valore per il brivido che muovono, per il solo fatto di essere sentite, percepite, condivise.
ci sono cose che ti accompagnano per tutta una vita, cose a cui sei abituato, che fanno parte della tua quotidianeità. ci sono cose di cui nemmeno ti accorgi nella quotidianeità. è il pensiero inflazionato di tutti i giorni, è la monotonia del rintocco delle campane, della sigaretta dopo il caffè, di Biagi dopo il tg. cose che esistono da quando tu esisti, che ci sono sempre state, che ti pare ci sarnno sempre…. è ovvio che ci siano.
rischia di diventare un discorso sulla vita e sulla morte questo, invece è solo un pensiero sulla lotta quotidiana. quella delle parole inascoltate e del monotono scorrere del tempo. monotono o frenetico, poco conta. una storia di microesistenze cui si da poco conto. è un discorso sulle cose scontate che ci sono sempre state. come i nonni, come il rintocco delle camapane.
io non lo so se tu sei mai stato un compagno, so che se io lo sono diventata lo devo anche a te, ai tuoi discorsi dopo il tg, al silenzio imposto dal nonno in quei cinque minuti in cui parlavi tu, alla distrazione di una bambina che però a un certo punto prestava attenzione e ascoltava le parole del nonno della tv.
forse rischio di sminuire, ma volevo provare a spiegare la sensazione che ho provato l'altro ieri quando ho letto che te ne eri andato e poi oggi, mentre mandavano le immagini dei tuoi funerali. non ci siamo mai abituati a stare senza di te. non ci abitueremo mai. perchè questo paese ha bisogno di gente che ragiona. tu ci hai insegnato a ragionare.
ciao (compagno) enzo!
uffà....
sto tutta appilata!!!
malinconia domenicale tardopomeridiana in attesa di una chiacchierata 'ndropologica...
rubo tempo alla mia tesi rimuginando sugli eventi, torno indietro, conto i tempi... poi m'inceppo e il conto non torna. c'è sempre un punto in cui il conto non torna...
è un periodo triste questo, l'indecisione regna sovrana.
sommersa da voltivocimaniocchiscarpelibrigiochigridanonnescomoimpazzisco...
scivolo sul tempo e non capisco più niente... torno bambina in un istante e in un istante sono grande
mi ricordo di chi ero e poi mi chiedo ora chi sono. guardo avanti per non pensarci e nonsicapiscepiùniente...
se le domande fossero poste solo per le risposte allora qua non è chiara la posta in gioco...
se le risposete rimangono vincolate alle domande allora non c'è via d'uscita....
se a un certo punto s'interrompe sto circolo vizioso e straziante è praticamente finita...
questo post non ha senso... meglio i tributi o i contributi, ma del resto.... ha forse un senso tutto il resto?
ultimamente mi interrogo troppo sul senso delle cose... dei rapporti pure...
ma non so se penso che tutto debba avere un senso...
oggi sono proprio triste....
mi sembra di aver buttato via nove mesi della mia vita....
mi accorgo che le persone per me sono veramente importanti solo quando sono andate definitivamente via....
mi sento una bambina. faccio i picci e poi piagniucolo... mi sento una cretina!
punto e a capo.
ci vorrebbe una decisione,ma non arriva... non riesco a pensare proprio niente.
ci vorrebbero i miei compagni, una distrazione, un altra volta l'illusione di non essere sola...
mi pentirò di aver pubblicato sto pos. mi pento sempre. retaggio di cultura cattolica. forse, forse solo umano sentire.
ci vorrebbe quella forza che caccio fuori nella politica, ci vorrebbe la passione che ci metto quando provo amore...
sono stanca di amare. è la verità, non ne posso più. proprio questo è il problema.
ci vorrebbe quel calore rosso di sabato, quella gioia, quell'amore fine a se stesso che nel privato io non riesco a riprodurre. oppure ci vorrebbe tony capone. il bar, il freddo, jury e rossella, roberta... ci vorrebbe casa mia, d'alessandro che arriva e mi fa incazzare e ci devo litigare e mi scordo di tutto. ci vorrebbe montevergine.
ci vorrebbe la mia mamma a cui sabato ho preferito i miei compagni. mi pento.
ci vorrebbe che la smettessi di lamentarm, come dice sempre il canna, e mi mettessi a scrivere, ma invece mi viene da piangere.
volo in basso.