martedì, 29 luglio 2008

Racconto per tappe del VII congresso del PRC-SE: La svolta a destra

Arriviamo a Chianciano alle 15 circa di giovedì pomeriggio. Io faccio parte della terza macchinata che da Siena raggiunge la sede del VII congresso nazionale. Altri compagni sono partiti la mattina, c'era da organizzare la divisione dei compiti: gli accrediti, il servizio d'ordine, la diffusione militante, perchè un congresso non è solo i delegati e gli invitati e la stampa e la dirigenza, ma sono i tanti compagni e compagne che lavorano ogni giorno. Andiamo a Chianciano, quindi, da semplici militanti, non da delegati, andiamo a lavorare e, per quanto possibile, a seguire i lavori.

Sono emozionata, non lo nascondo. È il primo congresso nazionale a cui prendo parte, pur se dentro rifondazione ci sto ormai da quasi dieci anni.

Arriviamo, quindi, e subito ci mettiamo a lavoro. I compagni arrivano piano piano, la delegazione toscana a scaglioni dalle varie province, i GC, Pennella e Buglione con Peppe Vernieri che arrivano poco dopo di noi e subito si comincia a chiacchierare. Gli animi sono tranquilli, stressati, certo, dalla durezza dello scontro congressuale nei territori, logori, ma felici di esserci arrivati. Prevale la gioia di ritrovarsi, per niente scontata dopo la debacle elettorale e questo congresso.

Io sto agli accrediti. Vedo arrivare i compagni da mezza Italia e penso: mamma mia, che bello, siamo una comunità, siamo tutti qui, ritrovati dopo la sconfitta a parlare di noi, delle nostre prospettive, delle nostre proposte.

Ripenso alla prima volta che sentii pronunciare il nome di rifondazione. Ero una ragazzina piccola e incosciente, cominciavo a poco a poco a masticare la politica, soprattutto quella scolastica, ed ero affascinata da quell'idea di comunismo che sentivo veicolare dai miei compagni. Non erano ancora i Compagni che poi sarebbero diventati, erano i compagni di scuola, quelli delle altre scuole, i compagni dell'ucsi.

Una sera d'inizio autunno del 1999 eravamo a via de concili, io, andrea, giuseppe e barbato, sulla prima panchina dopo la discesina in cui un tempo era la sala giochi. C'era ancora il feroce, era ancora aperto il cortiletto alle spalle del bar tony e via de concili era il luogo d'aggregazione dei giovani avellinesi. Dallo scientifico al ben's, dal feroce alla ragioneria eravamo tutti li, diversi eppure uniti da una specie di questione generazionale che di li a pochi anni sarebbe diventata ancora più forte, pur nelle sue contraddizioni. I ragazzi mi chiesero di quale partito ero e io, in evidente imbarazzo, timorosa di sbagliare risposi: “del vostro”. C'era stata quell'estate la festa di liberazione, credo la II o la III al massimo, ed io, che spesso stavo con i miei amici un po' scoppiati nella villa comunale, avevo visto sventolare quelle bandiere rosse di cui parlavano le canzoni dei 99 posse che tanto amavo.

Allora lo sentii per la prima volta e mi parve un idea geniale. Rifondazione comunista. Mica cazzi.

La mia vicenda personale e politica la conoscete. Conoscete gli scontri, le contrapposizioni, i litigi e le differenti posizioni politiche. Sapete perchè solo un anno dopo ero già fuori di rifondazione, perchè volli credere in quel movimento dei movimenti in cui ad Avellino il partito proprio non voleva credere, ed è evidente che non mi riferisco ai compagni, ma alla dirigenza di allora.

Forse in questo modo ho perso proprio gli anni migliori, cioè, li ho vissuti dall'esterno, senza prendere parte a quella lotta di liberazione che ci avrebbe restituito la federazione ed uno spazio di agibilità politica che raramente avevamo avuto. O almeno speravamo che così sarebbe stato.


Ecco, pensavo proprio questo, giovedì pomeriggio al banchetto degli accrediti, pensavo che infondo mi ero persa il meglio: la contaminazione, la condivisione di un esperienza nuova, viva come quella della svolta movimentista, la costruzione di un' alternativa di partito oltre che di società.

Ed ero li, fiera di esserci, fiera, nonostante tutto, del percorso che ci aveva portato a quella presa di coscienza collettiva, all'assunzione delle tante responsabilità di cui tutti, non solo la classe dirigente, portano il peso. Fiera di appartenere a questa comunità, fiera di essere comunista e un po' femminista, anticapitalista e progressista. Fiera di un identità in fieri, non quella di ieri, né quella di domani. Fiera di aver contribuito in questi anni alla crescita e all'elaborazione di una rifondazione diversa da quella che avevo lasciato qualche anno prima, molto diversa nelle pratiche, almeno nel territorio che vivo, molto diversa nella teoria, più aperta, innovatrice, meno ortodossista e più moltitudinaria, secondo una prospettiva che pure a lungo abbiamo criticato, ma che ci ha fornito degli strumenti, una cassetta degli attrezzi nuova attraverso cui leggere la società.

Mbè, se è vero, come ha detto Maurizio Acerbo citando Primo Moroni durante la presentazione della prima mozione, che le storie dei compagni sono importanti ecco, io penso che questa sia una storia importante, degna di essere raccontata nella sua complessità.

Continua.....

giovedì, 06 dicembre 2007

conversazione nel 1972

DELEUZE: il movimento rivoluzionaro attuale ha più centri, e non è debolezza ed insufficienza, poichè una certa totalizzazione appartiene piuttosto al potere ed alla reazione. per esempio il Vietnam è una formidabile risposta locale. Ma come concepire i rapporti, i collegamenti trasversali tra questi punti di vista discontinui, da un paese all'altro o all'interno di uno stesso paese?
FOUCAULT: (...) Le donne, i prigionieri, i soldati di leva, i malati negli ospedali, gli omosessuali, hanno iniziato in questo momento una lotta specifica contro la forma particolare di potere, di costrizione, di controllo che si esercita su di loro. tali lotte fanno parte oggi del movimento rivoluzionario, a condizione che siano radicali, senza compromessi nè riformismi, senza tentativi di riorganizzare lo stesso potere con al massimo un cambiamento di titolare. e questi movimenti sono legati al movimento rivoluzionario del prletariato (considerate che questa conversazione si svolge nel 1972) nella misura in cui quest'ultima deve combattere tutti controlli e le costrizioni che riproducono dappertutto lo stesso potere.

processi partecipati

la sinistra l descrizione: nuovo contenitore della sinistra
dettagli: fondo bianco.
titolo principale : la sinistra, colore rosso.
sottotitolo: l'arcobaleno, colore verde.
altro: in basso mare colorato con i colori della pace.
contenuto: vacante.
ulteriori informazioni: sabato e domenica a roma stati generali della scatola vuota.
commenti: meno male che doveva essere un processo partecipato!
giovedì, 29 novembre 2007

sondaggio fai da te sulla percezione del potere

che cos'è il potere? è una forma di repressione? è qualcosa che i più forti esercitano sui deboli? è qualcosa che proibisce o che produce? e dov'è il potere? nelle istituzioni? negli apparati buriocratici? oppure è qualcosa di diffuso? come si manifesta? in quali ambiti?
insomma: che significa oggi potere? sto cercando di capire...
parliamone!
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giovedì, 22 novembre 2007

perchè sabato non andrò a Roma

quando è uscito l'appello per una manifestazione nazionale contro la violenza delle donne sono stata una delle prime a sottoscriverlo, perchè credo sia necessario che nella nostra società si ricominci a parlare di ruoli, di generi, di sessi, di violenza e di sopraffazione di un genere sull'altro.
sono stata una delle prime a sottoscrivere l'appello e ho lodato ogni iniziativa che andasse nella direzione della partecipazione a quella manifestazione.
tuttavia, da una decina di giorni ormai, è comparso sul sito della manifestazione una novità che ritengo sconcertante, oltre che pericolosa e politicamente scorretta. il comitato promotore, infatti, invita alla partecipazione ad una manifestazione di sole donne, una manifestazione delle donne per le donne.
la riflessione scaturita da questa scelta mi ha portato a decidere di non partecipare alla manifestazione di sabato perchè ritengo sia controproducente. anzitutto il dato di fatto di escludere anzicchè includere i compagni, mariti, fratelli, padri di cui pure si vuol muovere la riflessione è atteggiamento che non appartiene alle nostre pratiche politiche. le differenze vanno si esaltate, in quanto ricchezza, ma con intelligenza e non attraverso la sterile affermazione della propria identità contrapposta a quella altrui. quale ragionamento, quale riflessione può mai far scaturire nella testolina dei copmpagni, padri, fratelli, mariti e fidanzati una manifestazione che non li prende in considerazione se non come controparte da combattere? a mio avviso nessuna, anzi, da ancora più peso a quel fallocentrismo che ogni giorno proviamo a combattere, come persone prima ancora che come donne.
mi sono sentita offesa in quanto donna perchè la partecipazione è cosa che non si può negare, anzi che dovrebbe essere stimolata e, invece, ci troviamo a riprodurre quelle stesse tattiche esacludenti prorpie dell'atteggiamento maschile.
una cosa è parlare di ruoli di genere, voler affermare il proprio diritto a uguali diritti e uguali dignità, voler denunciare il fenomeno sotterraneo (e nemmeno troppo) della violenza sulle donne. altra cosa è voler fare tutto ciò ponendosi da una posizione dominante, anzi, peggio ancra, esclusiva.
è, a mio avviso, un discorso pericoloso.
non mi meraviglierei affato se, a partire da questi presupposti, le compagne scacciassero sabato una trans, o un ragazzo gay dal loro corteo. eppure parliamo di persone che, quanto e ancor più delle donne, sono soggetti ad esclusione, a violenza, a pregiudizio. non mi meraviglierei se qualcuna di queste signore dicesse loro che si tratta di un altro sesso, di un altro genere, di una diversa sensibilità. errore madornale, a mio avviso, imperdonabile. come imperdonabile è la scelta escludente rispetto ai compagni.
 cosa penseranno mai questi signori guardanado il tg la sera o leggendo il giornale la mattina? si sentiranno parte in causa?sentiranno la loro responsabilità nei confronti di tutto questo? metteranno forse in discussione le proprie azioni, l'esercizio di potere che ogni giorno mettono in atto nei confronti di noi  donne come delle nostre compagne lesbiche o trans, o nei confronti dei compagni gay?
il fallocentrismo, necessita di una riflessione, che a mio avviso dovrebbe essere anzitutto una riflessione degli uomini e delle donne INSIEME, condivisa, collettiva.
il motivo per cui sabato non sarò a roma è che non credo che le scelte escludenti servano a qualcosa, non credo nella possibilità di cambiare il mondo attrvaerso le prese di posizione identitarie, non credo nell'efficacia di un'azione che non sia condivisa a prescindere dalle distinzioni (che sono sempre distinzioni imposte dalla società e che dunque nella società devono cambiare, nella società nella sua interezza e non solo in una parte). la presa di coscienza rispetto alla posizione dominante occuapata dagli uomini dovrebbe essere patrimonio collettivo. questo corteo non lo permette.
ecco perchè sabato non andrò a roma.
giovedì, 25 ottobre 2007

giovedì nero al senato

chiesto l'ergastolo per la senatrice a vita Rita Levi Montalcini: avrebbe partecipato alle devastazioni e ai saccheggi durante le contestazioni del G8 di Genova.
nessun processo invece per Mario Lozzano, forse verrà in Italia per mangiare il panettone con Mastella...
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una storia assurda

da Il Manifesto di martedì 23 ottobre 2007

di Emanuele Giordana e Tiziana Guerrisi


Una domenica come un'altra un uomo di 44 anni viene trovato morto nel carcere di Perugia. C'è stato trasferito due notti prima, venerdi 12 ottobre, dopo che la polizia lo ha arrestato con la sua compagna. Gli avrebbero trovato in casa, la famiglia di Aldo Bianzino abita nella campagna di Città di Castello, una piccola piantagione con diversi fusti di marijuana. I due vengono trasferiti a Perugia e da lì al carcere. Sabato il legale d'ufficio incontra Aldo alle 14 e riferisce a Roberta, la compagna, che Bianzino sta bene e si preoccupa per lei. Ma la mattina seguente Daniela, un'amica di famiglia, viene avvisata di correre la carcere in tutta fretta. “C'è un problema”, le dicono. Il problema è che Aldo non respira più e Roberta, in evidente stato di choc, non ha nemmeno potuto vedere il suo corpo. Le indagini autoptiche (ancora in corso) cominciano a confermare, qualche giorno dopo, quel che tutti già pensano nella piccola comunità di amici di Aldo e Roberta. Le voci raccolte dalla stampa locale parlano di lesioni massive al cervello e all'addome, forse, un paio di costole rotte anche se all’esterno il corpo di Aldo non evidenzierebbe ematomi o contusioni. Ce n'è abbastanza però per far saltare la prima lettura del decesso, liquidato come un problema cardiaco.
La storia di Aldo Bianzino ha contorni dunque che è poco definire oscuri e la procura di Perugia ha deciso di aprire un’indagine sul decesso affidata nelle mani dello stesso pubblico ministero, il magistrato Giuseppe Petrazzini, titolare dell’inchiesta che aveva portato all'arresto di Aldo e di Roberta. Che sta aspettando i risultati definitivi dell'autopsia.
Tutto comincia dieci giorni fa. Aldo è nella sua casa di Capanne, una frazione di Pietralunga, poco distante da Città di Castello, quando uomini della squadra mobile della cittadina umbra perquisiscono giardino e casa e lo portano in carcere a Perugia con l’accusa di detenzione illegale di stupefacenti. Accuse pesanti: nella conferenza stampa delle forze dell’ordine si parla di 110 piantine di hashish, una metà in giardino e una parte già raccolta, insieme a 15 involucri contenenti erba. Rivelazioni che lasciano increduli quanti conoscevano Aldo da tempo e che non ritengono possibile che l’uomo coltivasse hashish per poi rivenderlo.
Bianzino avrebbe dovuto incontrare il gip che segue le indagini il lunedì successivo per la conferma dell’arresto. Ma all'appuntamento col gip non arriva. E non è chiaro se in cella fosse solo o in compagnia di un altro detenuto. “Ufficialmente era solo – dice l'avvocato incaricato dalla famiglia Massimo Zaganelli – perché la procedura richiede l'isolamento prima dell'incontro col gip”. Sulla salute dei due indagati al momento dell'arresto Zaganelli non ha dubbi: “Furono portati in carcere in perfetta salute e durante il viaggio non fu torto loro un capello”. I dubbi iniziano dopo: “Per quel che sappiamo il decesso è riconducibile a un trauma ma non a un trauma accidentale” che rimanda quindi “alla responsabilità di terzi”. L'avvocato resta prudente: “Non è bene in questi casi fare due più due quattro e abbiamo piena fiducia nella magistratura che, ne siamo certi, sta facendo il suo lavoro”. Lavoro intanto che aspetta i risultati definitivi delle prove autoptiche sulla materia cerebrale di Aldo: l'entità cioè del trauma al cervello. La famiglia non potrà rivedere il corpo di Aldo prima di fine settimana.
Il mistero per giorni è rimasto confinato nelle cronache locali dei pochi giornali che, come la Nazione, hanno provato a ricostruire la storia di Bianzino. E sono molti gli interrogativi al momento senza risposta considerando che, dal giorno della conferenza stampa della polizia, non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali e ancora resta ancora da chiarire se, al momento della morte, Bianzino fosse solo nella cella dove è stato trovato. Nella frazione di Pietralunga il clima è sempre più teso e il dolore degli amici si mischia allo sgomento della famiglia che resta ancora in attesa di potere vedere la salma.
Nel frattempo amici e parenti si stanno adoperando per assicurare a Aldo una cerimonia funebre che però non ha ancora una data certa. Ma la notizia è circolata rapidamente tra gli amici di Aldo, molti dei quali vicini all'esperienza spirituale maturata da Bianzino attraverso la filosofia indiana e una lunga frequentazione con una comunità allargata di amici incontrata nel suo percorso interiore. Un aiuto gradito visto che sono molte le persone vicine a Roberta a lamentare una scarsa solidarietà in paese, forse anche per le abitudini diverse di un uomo che da tempi aveva scelto una vita appartata e basata sulla meditazione. I radicali e gli anti proibizionisti locali però si sono già mossi. E così il sindaco di Pietralunga Luca Sborzacchi E del caso si sta occupando anche l’osservatorio che fa capo a Heidi Giuliani.
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categorie: articoli, assurdità
mercoledì, 17 ottobre 2007

assurdità di una giornata mobilitata

oggi sembra non finire più... giornta cominciata a colloquio dalla boss, che ha letto e corretto i miei lavori, restandone sufficientemente soddisfatta, poi assemblea di presentazione dei corsi di laurea, banchetto a lettere per il 20 ottobre e finalmente casa... due minuti per guardare i giornali di oggi, finalmente, un attimo di pace. homepage di repubblica: wellfare raggiunta l'intesa (si, vabbè, fino a quando?) calderoli che chiede di tagliare i fondi alla Montalcini (sarà a causa sua, infatti, che il pane aumenta, gli affitti pure, le tasse non ne parliamo!)... sondaggio sulla fiducia al governo degli italiani: grillo e PD non smuovono gli elttori (altrimente avremmo dovuto veramente preoccuparci)... vaticano: 23 nuovi cardinali (che ce ne sono pochi)  ma il meglio viene alla fine...
ultima notizia in fondo alla pagina:I NERI MENO INTELLIGENTI DEI BIANCHI  ultima teoria del pionere del DNA.  ma dico... siamo impazziti? e così James Watson, uno dei più eminenti scienziati di fama internazionale ha scatenato una clamorosa polemica dopo aver sostenuto che la gente nera è meno intelligente della gente bianca-scrive Repubblica- e l'idea che "l'eguaglianza della ragione" sia condivisa da tutti i gruppi razziali si è rivelata una delusione.
ok... andiamo con ordine e cerchiamo di capirci qualcosa, perchè qui c'è puzza di razzismo allo stato puro.
watson vince il nobel per la medicina nel 62, grazie al suo contributo nella scoperta della struttura del DNA.
nel 1997 questo gentile signore si sognò di affermare che una donna avrebbe dovuto avere diritto d'abortire nel caso in cui attraverso un test specifico si sarebbe provata l'omosessualità del nascituro (fonte repubblica), come se fosse possibile individuare l'orientamento sessuale di un individua attraverso un test genetico, come se la sessualità non fosse la derivazione di una serie di fattori sociali, culturali, storici, antropologici e in certi casi economici (sex work)... come se fosse possibile stabilire a priori l'orientamento sessuale di un individuo senza calarlo nel tessuto sociale. ancora questo brillante scienziato avrebbe a un certo punto provato a stabilire delle connessioni tra colore della pelle e comportamento sessuale sentenziando che i neri avrebbero una libido maggiore (che avesse qualche complesso d'inferiorità?) e dunque che sarebbero automanticamente arretrati, selvaggi, primitivi rispetto al maschio macho occidentale che sa contenere le proprie pulsioni e controlla la libido. queste bestie nere.
e continua il quotidiano nazionale a riportare i deliri dell'autorevole scienziato il quale ha argomentato la sua ultima scioccante affermazione sull'inferiorità delle persone di colore, sulla loro stupidità che "è un desiderio naturale" che tutti gli esseri umani siano uguali, ma "chi ha a che fare con dipendenti di colore pensa che questo non sia vero". affermazioni che, credo, non meritino alcun commento... parlamentari inglesi indignati si mobilitano contro le affermazioni del premio nobel, la commission dei diritti umani sta vagliando parola per parola le dichiarazioni di watson, ma l'indignazione sale e il solo pensiero che nel 2007 si possa incappare in dichiarazioni del genere deprime.
che un vechietto deliri è anche possibile, ma questo signore sembra aver delirato per tutta la vita, se non in un unica, fortunata occasione. tra le varie, infatti, egli è uno strenuo sostenitore degli OGM, unica alternativa possibile, a suo avviso, perchè in grado di resistere ai disastri ambientali (ai quali non si sa come secondo lui l'uomo potrebbe riuscire a sopravvivere).

dopo questa bella intossicata, anche alquanto buffa, se vogliamo, ridicola, ma preocupante, mi tocca rimettermi al lavoro e riprendere in mano la storia della sessualità, michel foucault e le mie cose, che poi un giorno vi racconterò (forse). una cosa è certa: i vecchi rincoglioniti, teniamoli a casa!

p.s. (ma alla Montalcini i sodi lasciamoglieli, che almeno fors ein questo paese si fa un po' di ricerca!)