giovedì, 31 luglio 2008

Racconto per tappe del VII congresso del Prc -Se.

Cronaca di una morte annunciata

Vorrei dire a quel compagno che sul blog del circolo di Avellino ha scritto che si è consumato il più bel congresso della storia di Rifondazione che mi dispiace sentirgli pronunciare queste parole. Le sue parole, credo, sono sintomo, l'ennesimo, di una svolta a destra che caratterizza non solo la società italiana, ma anche il nostro partito. Vorrei dirgli che Rifondazione per come l'ho conosciuta io è un interconnessione sentimentale, emozionale, progettuale, politica, è una comunità, un comune sentire e agire, un modo di vivere, una “missione”, sicuramente un progetto, una collettività di corpi vivi che si riprendono la parola e rivendicano la dignità dell'esistente, presente, pulsante,contro ogni retorica e ogni politicismo. E mi dispiace che tutto questo, che quel partito che io ho trovato, quello dei De Palma e Vendola e D'Alessandro, quello della passione e della comunità, non siamo stati in grado di restituirlo a loro, generazione ultima (non ultima generazione) di questa Rifondazione. Mi dispiace che il Canna viva questo come il suo primo congresso, mi dispiace che Samantha resti delusa dopo essere arrivata a Chianciano con la voglia di vivere appieno quella sensazione. Perchè non basta dire “facciamo comunità” o “gestione comune”. Il comunismo è pratica, non teoria, è agire, non dire, è fare. Mi dispiace e porto il peso di questa mancanza. Porto addosso la responsabilità di questa sconfitta oltre che di quella elettorale, politica, sociale, morale, di cui tanto si è parlato a Chianciano, ma che nessuno ha voluto veramente superare. È la sconfitta che ci ha fatto smettere di pensare a chi veniva dopo di noi, a cosa costruivamo, a quel che lasciavamo. È un bagaglio di responsabilità pesante, non insopportabile, ma che ci portiamo dietro con la serenità di chi le responsabilità se le assume, di chi i propri errori li ammette e ne accetta le conseguenze. Diverso è ciò che accade altrove.
Vorrei dire ancora a quel compagno di non illudersi del cambiamento, di non invocare la novità contro il “vecchio e stantio” (ed è ridicolo, siamo all'ossimoro) perchè questa classe dirigente è esattamente la stessa di sei mesi fa. Poca innovazione, poco ricambio. Il cpn composto sostanzialmente dalla stessa classe dirigente, età media 50 anni e passa, stessi nomi, stessi schieramenti, nessuna novità. Arretramento generale su tutte le maggiori posizioni: dalla non violenza all'atteggiamento maggioritario che voleva la costruzione di un grande partito di massa, dalla democrazia di genere alla democrazia generazionale, fino all'apertura ai movimenti, alle soggettività plurali della sinistra diffusa, alla società civile.
Caro compagno, mi dispiace, ti chiedo scusa perchè come diceva de palma non ho saputo difenderti, non ho saputo difendere quella cultura politica che costituisce il sostrato della proposta di innovazione di Rifondazione. Mi dispiace perchè non ho saputo consegnarti il partito che ho trovato, perchè non ho saputo farti vivere la gioia del congresso, il piacere di confondersi, del contaminarsi delle posizioni. E mi dispiace, caro compagno, perchè vedo e credo che nei prossimi mesi non ti sarà data possibilità di vivere e vedere tutto ciò. Mi dispiace e ti chiedo scusa, perchè penso che non lo meritavi. Nessuno di noi meritava questo congresso. Nessuno di noi meritava di essere immolato sull'altare del minoritarismo e dell'identità,della chiusura e del rigurgito reazionario. Che le minoranze non gioiscano, spetta loro un compito assai arduo, mantenere la dignità e lo spessore di questo partito.
Ecco, caro compagno, volevo solo dirti questo, non farti cambiare idea. Nessuno di noi ha mai detto a nessun altro come o cosa doveva pensare. Cercate di fare altrettanto. Cercate di avere rispetto, come a volte noi non siamo riusciti a fare. Siate migliori di noi, io ve lo auguro.
Noi ci apprestiamo alla traversata nel deserto. Ci andiamo leggeri, che tessere e circoli ci servono a poco. La nostra sarà una traversata lenta, esplorativa, alla ricerca di cose nuove da conoscere, da indagare, di nuove domande da porsi e aggiungere alle altre, di una nuova ricerca che ci conduca verso una più completa e sempre incompleta linea politica.
È la politica della crisi, della ricerca, del mutamento, dell'interrogazione e dell'inchiesta. La politica dell'attraversamento, del farsi attraversare, dell'accogliere le sfide e del mettersi in discussione.
È la politica che mi ha insegnato rifondazione e che nessuna svolta reazionaria, nessuna svolta a destra potrà mettere in discussione. Ricominciamo dunque! Per la sinistra, per la cultura della sinistra, per la storia che ci lega e ci separa da quel grande pci, da Gramsci, da Togliatti, che ci lega alla resistenza e alla liberazione, perchè nessuna regressione dopo 18 anni di lotte è possibile, nessun ritorno tutti insieme, nessuna somma algebrica delle posizioni, nessun passo indietro è oggi possibile. Concludo citando il compagno Bertinotti, che credo intendesse altro, ma mi sembra pertinente la sua affermazione conclusiva al congresso di Chianciano da semplice delegato quando dice che “La nostra è di nuovo una lotta di liberazione”.
mercoledì, 30 luglio 2008

Racconto per tappe del VII congresso di RC- SE

Una storia di storie

È la storia di una generazione intera, di più generazioni in una stagione di lotte. Una storia di sogni ed illusioni, di errori e di infamate, di calcoli spregiudicati e di insospettabili ingenuità.
È una storia che, come tutte le storie, è oggetto di revisione, di rilettura, di rivalutazione.
Come ha giustamente scritto Ida Dominijani sul manifesto di oggi (29/7/08) parlando del ripristino come la strategia adottata da questo VII congresso, “ciò che rende più pesante tale strategia è che essa si abbatte anche e in primo luogo sulla generazione di giovani militanti che da Seattle e Genova in poi ha cercato di praticare l'innovazione nel vivo della contaminazione con i movimenti e le soggettività, sporgendosi non verso posizioni liberal-liberiste ma verso culture di contestazione radicale dell'esistente. Anche questa è una storia complicata che non è priva di limiti culturali e di comportamento- continua la Dominijani- certo è che nel tormentato campo della sinistra italiana il Prc è stato l'unico partito in cui si sia delineato un protagonismo giovanile fatto di qualcosa di meglio della rivendicazione di incompetenza politica che va tanto di moda nel Pd. È anche, forse in primo luogo, a quest'esperienza che il cartello vincente di Chianciano manda a dire “adesso basta!”. Ed è per questo, dice ancora la Dominijani, che la strategia del ripristino ha più il sapore della reazione che quello del rigurgito nostalgico”.
A me sembra che le osservazioni della compagna del Manifesto siano centrali, tanto più perchè vengono da un' osservatrice, una compagna, estranea alle beghe interne e ai tatticismi di partito, che forse può gettare un velo di luce sul buio calato a Chianciano.
Le analisi, credo, verranno poi, quando almeno questa “nuova” dirigenza avrà delineato, attraverso la formazione della segreteria nazionale e attraverso le prime prese di posizione sulla politica italiana e internazionale, una linea chiara, perchè per il momento sappiamo da Ferrero che Rifondazione è per l'abbandono delle giunte, ma anche per il governo locale col Pd, per la democrazia di genere, ma anche antifemminista -almeno in una fetta consistente della sua componente dirigenziale- per l'innovazione ma anche tradizionalista... tutto insomma fuorchè chiara, a dispetto delle sbracciate affermazioni del neo-segretario del Prc.
Quel che certamente ora si può fare è raccontare. Fatti, non valutazioni. Il come, prima ancora che il cosa, le strategie, o meglio le tattiche che sono state messe in campo per il raggiungimento del fine, le pratiche, i metodi, chè la politica è fatta soprattutto di queste, soprattutto per dei comunisti.
Una storia penosa, vi avviso fin da subito, che mi ricorda e ripropone quella sensazione insopportabile che infonde La nausea di Jean Paul Sartre.
Una sensazione di sconcerto, non sconforto, di stanchezza, pesantezza, spossamento di fronte all'assurdità dei fatti, alla incombente sconfitta dell'umano, della passione, del sentimento, anzitutto di quel sentimento di comunità che pure viene tanto invocato. Ma la possibilità di ribellarsi esiste.
Ci tengo a precisare una cosa. Io non credo che Rifondazione sia finita. Credo certamente che una parte di Rifondazione si sia spostata a destra, ma del resto è un classico, dopo le sconfitte accade sempre. L'arroccamento, la riproposizione identitaria e fissa, statica, la negazione di una storia comune, la rilettura di quella storia e il revisionismo, reazionario, che assicura e da certezze contro la paura della sfida. Le sinistre dovrebbero essere abituate alle sfide, tanto più dovrebbero esserlo i comunisti. Abituati a perdere, ma non per questo arrendevoli. Cedere all'identità in un momento in cui, a livello teorico e anzitutto pratico, si cerca di decostruire questa categoria che tanti danni ha fatto nel corso del '900 e ancora nella postmodernità, mi sembra un chiaro passo indietro, una svolta a destra, non certo a sinistra come invece dichiara il documento congressuale approvato da quella maggioranza bulgara e algebrica che ha trionfato, per un solo voto, al congresso di Chianciano.
Credo che alcuni aspetti vadano assolutamente sottolineati, alcune pratiche, modalità dell'agire che nulla hanno a che fare con la cultura e la morale di chi si definisce comunista, di chi porta il carico di una storia di ribellione e rivolta, della storia più bella, forse, che il genere umano abbia mai raccontato. Non è una favola. È la lotta di liberazione dei nostri padri e nonni, l'eredità da cui veniamo e a cui non ci fermiamo, un eredità etica, culturale, fatta di principi e di insegnamenti non dogmatici, non statici. Una storia incarnata nei corpi maciullati della Diaz, nelle strade chiuse intorno a piazza Municipio, nelle corse per i verdi prati di Rostock, nei corpi che difendono corpi in Palestina, a Napoli, a Bolon Ajaw. Niente di questa storia era nelle modalità di svolgimento del congresso di Chianciano. A farla da padrone era il sospetto, la diffidenza, il rancore, l'odio.
C'era sospetto, diffidenza, rancore e odio nel rifiuto da parte della commissione politica di una proposta unitaria avanzata dal II documento e poi immediatamente ritirata per paura che si paventasse un'imposizione. C'era sospetto, rancore, odio nella formulazione di un documento in cinque punti in assenza di una parte consistente del partito e c'era il becero tatticismo nella volontà di non discutere collettivamente quei cinque punti, di far entrare in stallo la discussione appena al primo punto. C'era sospetto, rancore, diffidenza, paura nella decisione di stendere quel documento in assenza dei compagni della seconda mozione e di proporlo poi loro, bell'e fatto. C'era sospetto, diffidenza, rancore, nelle urla contro i compagni di Castellammare, di Bagnoli, di Reggio Calabria, contro tutti i compagni mafiosi del sud. E c'era sospetto, diffidenza, paura nella richiesta dell'appello nominale per la votazione dei due documenti congressuali, come se l'unità politica tanto declamata potesse non trovare poi un riscontro pratico e avesse quindi bisogno di essere controllata. E c'era rancore nelle urla a squarcia gola di quanti cantavano bandiera rossa rivolti ai compagni della seconda mozione, come se fosse un atto di sfida, come se quella non fosse la canzone di tutti, come se fossero i Vendola, i de Palma, le Gagliardi o le Caroline i nemici numero uno del comunismo, di quel movimento il cui obbiettivo è cambiare lo stato di cose presente. Quanto di più lontano tutto questo sospetto, tutto questo rancore, dall'idea di comunità, da quell'idea che ci ha permesso e ci permette di chiamarci compagni, di riconoscerci, di sorriderci, di sentirci parte ci una comunità, figli di una stessa storia, prima ancora che di un partito.
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giovedì, 25 ottobre 2007

una storia assurda

da Il Manifesto di martedì 23 ottobre 2007

di Emanuele Giordana e Tiziana Guerrisi


Una domenica come un'altra un uomo di 44 anni viene trovato morto nel carcere di Perugia. C'è stato trasferito due notti prima, venerdi 12 ottobre, dopo che la polizia lo ha arrestato con la sua compagna. Gli avrebbero trovato in casa, la famiglia di Aldo Bianzino abita nella campagna di Città di Castello, una piccola piantagione con diversi fusti di marijuana. I due vengono trasferiti a Perugia e da lì al carcere. Sabato il legale d'ufficio incontra Aldo alle 14 e riferisce a Roberta, la compagna, che Bianzino sta bene e si preoccupa per lei. Ma la mattina seguente Daniela, un'amica di famiglia, viene avvisata di correre la carcere in tutta fretta. “C'è un problema”, le dicono. Il problema è che Aldo non respira più e Roberta, in evidente stato di choc, non ha nemmeno potuto vedere il suo corpo. Le indagini autoptiche (ancora in corso) cominciano a confermare, qualche giorno dopo, quel che tutti già pensano nella piccola comunità di amici di Aldo e Roberta. Le voci raccolte dalla stampa locale parlano di lesioni massive al cervello e all'addome, forse, un paio di costole rotte anche se all’esterno il corpo di Aldo non evidenzierebbe ematomi o contusioni. Ce n'è abbastanza però per far saltare la prima lettura del decesso, liquidato come un problema cardiaco.
La storia di Aldo Bianzino ha contorni dunque che è poco definire oscuri e la procura di Perugia ha deciso di aprire un’indagine sul decesso affidata nelle mani dello stesso pubblico ministero, il magistrato Giuseppe Petrazzini, titolare dell’inchiesta che aveva portato all'arresto di Aldo e di Roberta. Che sta aspettando i risultati definitivi dell'autopsia.
Tutto comincia dieci giorni fa. Aldo è nella sua casa di Capanne, una frazione di Pietralunga, poco distante da Città di Castello, quando uomini della squadra mobile della cittadina umbra perquisiscono giardino e casa e lo portano in carcere a Perugia con l’accusa di detenzione illegale di stupefacenti. Accuse pesanti: nella conferenza stampa delle forze dell’ordine si parla di 110 piantine di hashish, una metà in giardino e una parte già raccolta, insieme a 15 involucri contenenti erba. Rivelazioni che lasciano increduli quanti conoscevano Aldo da tempo e che non ritengono possibile che l’uomo coltivasse hashish per poi rivenderlo.
Bianzino avrebbe dovuto incontrare il gip che segue le indagini il lunedì successivo per la conferma dell’arresto. Ma all'appuntamento col gip non arriva. E non è chiaro se in cella fosse solo o in compagnia di un altro detenuto. “Ufficialmente era solo – dice l'avvocato incaricato dalla famiglia Massimo Zaganelli – perché la procedura richiede l'isolamento prima dell'incontro col gip”. Sulla salute dei due indagati al momento dell'arresto Zaganelli non ha dubbi: “Furono portati in carcere in perfetta salute e durante il viaggio non fu torto loro un capello”. I dubbi iniziano dopo: “Per quel che sappiamo il decesso è riconducibile a un trauma ma non a un trauma accidentale” che rimanda quindi “alla responsabilità di terzi”. L'avvocato resta prudente: “Non è bene in questi casi fare due più due quattro e abbiamo piena fiducia nella magistratura che, ne siamo certi, sta facendo il suo lavoro”. Lavoro intanto che aspetta i risultati definitivi delle prove autoptiche sulla materia cerebrale di Aldo: l'entità cioè del trauma al cervello. La famiglia non potrà rivedere il corpo di Aldo prima di fine settimana.
Il mistero per giorni è rimasto confinato nelle cronache locali dei pochi giornali che, come la Nazione, hanno provato a ricostruire la storia di Bianzino. E sono molti gli interrogativi al momento senza risposta considerando che, dal giorno della conferenza stampa della polizia, non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali e ancora resta ancora da chiarire se, al momento della morte, Bianzino fosse solo nella cella dove è stato trovato. Nella frazione di Pietralunga il clima è sempre più teso e il dolore degli amici si mischia allo sgomento della famiglia che resta ancora in attesa di potere vedere la salma.
Nel frattempo amici e parenti si stanno adoperando per assicurare a Aldo una cerimonia funebre che però non ha ancora una data certa. Ma la notizia è circolata rapidamente tra gli amici di Aldo, molti dei quali vicini all'esperienza spirituale maturata da Bianzino attraverso la filosofia indiana e una lunga frequentazione con una comunità allargata di amici incontrata nel suo percorso interiore. Un aiuto gradito visto che sono molte le persone vicine a Roberta a lamentare una scarsa solidarietà in paese, forse anche per le abitudini diverse di un uomo che da tempi aveva scelto una vita appartata e basata sulla meditazione. I radicali e gli anti proibizionisti locali però si sono già mossi. E così il sindaco di Pietralunga Luca Sborzacchi E del caso si sta occupando anche l’osservatorio che fa capo a Heidi Giuliani.
postato da: kombattina alle ore 13:43 | link | commenti
categorie: articoli, assurdità
mercoledì, 17 ottobre 2007

assurdità di una giornata mobilitata

oggi sembra non finire più... giornta cominciata a colloquio dalla boss, che ha letto e corretto i miei lavori, restandone sufficientemente soddisfatta, poi assemblea di presentazione dei corsi di laurea, banchetto a lettere per il 20 ottobre e finalmente casa... due minuti per guardare i giornali di oggi, finalmente, un attimo di pace. homepage di repubblica: wellfare raggiunta l'intesa (si, vabbè, fino a quando?) calderoli che chiede di tagliare i fondi alla Montalcini (sarà a causa sua, infatti, che il pane aumenta, gli affitti pure, le tasse non ne parliamo!)... sondaggio sulla fiducia al governo degli italiani: grillo e PD non smuovono gli elttori (altrimente avremmo dovuto veramente preoccuparci)... vaticano: 23 nuovi cardinali (che ce ne sono pochi)  ma il meglio viene alla fine...
ultima notizia in fondo alla pagina:I NERI MENO INTELLIGENTI DEI BIANCHI  ultima teoria del pionere del DNA.  ma dico... siamo impazziti? e così James Watson, uno dei più eminenti scienziati di fama internazionale ha scatenato una clamorosa polemica dopo aver sostenuto che la gente nera è meno intelligente della gente bianca-scrive Repubblica- e l'idea che "l'eguaglianza della ragione" sia condivisa da tutti i gruppi razziali si è rivelata una delusione.
ok... andiamo con ordine e cerchiamo di capirci qualcosa, perchè qui c'è puzza di razzismo allo stato puro.
watson vince il nobel per la medicina nel 62, grazie al suo contributo nella scoperta della struttura del DNA.
nel 1997 questo gentile signore si sognò di affermare che una donna avrebbe dovuto avere diritto d'abortire nel caso in cui attraverso un test specifico si sarebbe provata l'omosessualità del nascituro (fonte repubblica), come se fosse possibile individuare l'orientamento sessuale di un individua attraverso un test genetico, come se la sessualità non fosse la derivazione di una serie di fattori sociali, culturali, storici, antropologici e in certi casi economici (sex work)... come se fosse possibile stabilire a priori l'orientamento sessuale di un individuo senza calarlo nel tessuto sociale. ancora questo brillante scienziato avrebbe a un certo punto provato a stabilire delle connessioni tra colore della pelle e comportamento sessuale sentenziando che i neri avrebbero una libido maggiore (che avesse qualche complesso d'inferiorità?) e dunque che sarebbero automanticamente arretrati, selvaggi, primitivi rispetto al maschio macho occidentale che sa contenere le proprie pulsioni e controlla la libido. queste bestie nere.
e continua il quotidiano nazionale a riportare i deliri dell'autorevole scienziato il quale ha argomentato la sua ultima scioccante affermazione sull'inferiorità delle persone di colore, sulla loro stupidità che "è un desiderio naturale" che tutti gli esseri umani siano uguali, ma "chi ha a che fare con dipendenti di colore pensa che questo non sia vero". affermazioni che, credo, non meritino alcun commento... parlamentari inglesi indignati si mobilitano contro le affermazioni del premio nobel, la commission dei diritti umani sta vagliando parola per parola le dichiarazioni di watson, ma l'indignazione sale e il solo pensiero che nel 2007 si possa incappare in dichiarazioni del genere deprime.
che un vechietto deliri è anche possibile, ma questo signore sembra aver delirato per tutta la vita, se non in un unica, fortunata occasione. tra le varie, infatti, egli è uno strenuo sostenitore degli OGM, unica alternativa possibile, a suo avviso, perchè in grado di resistere ai disastri ambientali (ai quali non si sa come secondo lui l'uomo potrebbe riuscire a sopravvivere).

dopo questa bella intossicata, anche alquanto buffa, se vogliamo, ridicola, ma preocupante, mi tocca rimettermi al lavoro e riprendere in mano la storia della sessualità, michel foucault e le mie cose, che poi un giorno vi racconterò (forse). una cosa è certa: i vecchi rincoglioniti, teniamoli a casa!

p.s. (ma alla Montalcini i sodi lasciamoglieli, che almeno fors ein questo paese si fa un po' di ricerca!)
lunedì, 17 settembre 2007

corpi, generi e sessualità: il fantasma della sinistra

...dal sito dei GC

Il fantasma della sinistra: la relazione uomini/donne:

20 ottobre:tante diversità insieme e una differenza

di Lea Melandri

La sinistra, si legge nel nuovo appello che invita alla manifestazione del 20 ottobre a Roma, su Liberazione del 9 settembre, è fatta di "tante anime", "diverse ma amiche", che hanno bisogno di raccogliersi "in un sol corpo" per avviare un progetto di società più giusta, meno frammentaria e meno soggetta alla "legge feroce del mercato". Ciò che non si dice, ma che emerge chiaramente ogni volta che si elencano i problemi "fondamentali" su cui è chiamata a esprimersi una partecipata "assemblea di popolo", è che, se queste anime sono tutte "grandi", alcune sono considerate più grandi delle altre e come tali destinate a fare da "bussola" a un gregge altrimenti smarrito.

Cambiano le analisi della fase storica che si sta attraversando - dal moderno al postmoderno, alla "società fluida" -, ma non il paradigma conseguente al primato dell'economia, che cerca ogni volta un soggetto prioritario, spinto al cambiamento da oggettive, disumane condizioni di lavoro, una sorta di "asso pigliatutto" che trova oggi, dopo il declino della classe operaia, la sua perfetta incarnazione nel modello precario, tessuto connettivo della civiltà funzionale al liberismo economico e, al medesimo tempo, virus della sua disgregazione. Intorno alla precarietà si muovono le acque agitate del governo, dei partiti e del sindacato, ma anche quel poco che sopravvive di un discorso teorico sempre più spento e ripetitivo, incapace di fermare lo sguardo sul magma confuso e contraddittorio di sentimenti che rischiano di far esplodere in modo incontrollato le relazioni sociali.
La "diversità" è sicuramente uno degli aspetti più vistosi e più interessanti della sinistra che dice di voler ripensarsi e di poter trovare, sulla base di un alternativa condivisa di società, nuove forme unificanti di aggregazione. Ma per arrivare a definire la diversità un "valore" - saperi, pratiche, cambiamenti in grado di tentare scambi e contaminazioni - è necessario innanzi tutto chiedersi quale origine hanno le "differenze" che conosciamo, in che rapporto stanno tra loro, quali tratti comuni tengono nascosti, di quali violenze, ingiustizie sono state storicamente portatrici. L'orizzontalità, su cui si vorrebbe oggi misurare la forza modificatrice dell'esistente, da parte del "popolo" della sinistra, è smentita dalla sacra, intoccabile gerarchia con cui vengono elencati ogni volta valori e soggettività interessate; la promessa di riunificazione si affianca paradossalmente al bisogno di rafforzare tratti identitari e appartenenze. L'idea di un corteo che si muove come "un sol corpo", pur avendo tante anime, evoca nostalgie comunitarie tutt'altro che estranee alla storia della sinistra, fa appello a una omogeneità immaginaria, messa, sia pure inconsapevolmente, a copertura di conflitti, lacerazioni, incapacità di ascolto reciproco.
Sulla lettura distorta e sull'uso tutto interno a partiti e maggioranza di governo, che sono stati fatti dell'appello uscito il 3 agosto su Liberazione e il manifesto , hanno già detto altri firmatari. Se finora ho taciuto, per avendo dato il mio nome, è perché dubbi, rabbia, delusione non riguardano, nel mio caso, solo le scelte fatte finora dal governo su lavoro, politiche sociali, guerra, diritti civili.

Né riguardano solo l'appropriazione da parte del ceto politico di una iniziativa nata come espressione di soggetti collettivi, movimenti, associazioni, gruppi, che riduttivamente continuano a essere definiti "società civile", quando si sa bene che sono portatori di saperi e pratiche innovative dell'idea tradizionale di politica. Neppure posso limitarmi, come Aurelio Mancuso, a fare "atto di fiducia" contando che la sinistra al governo si decida a riconoscere alla libertà e ai diritti delle persone in quanto tali lo stesso peso che dà ai diritti sociali. E la ragione è molto semplice: il patriarcato, come dominio storico di un sesso sull'altro, non è una questione riducibile a diritti, libertà, emancipazione, responsabilità etica, e nemmeno a solidarietà, una parola che compare impropriamente in entrambi gli appelli: nel primo, come solidarietà tra lavoratori e lavoratrici, di cui sarebbe garanzia il contratto nazionale, nel secondo come "struttura" della "convivenza civile tra le donne e gli uomini". Si può essere solidali con chi vive una condizione di disagio maggiore della nostra, ma se siamo noi o i nostri simili la causa di quel disagio, se a dividerci è stata una "differenza" diventata storicamente potere, sfruttamento, violenza, esclusione, ci vogliono ben altro impegno, ben altra assunzione di responsabilità, pensiero critico, desiderio profondo di cambiamento, rivalutazione del conflitto, per allacciare nuovi rapporti.
Non è un caso che il tentativo di Emiliano Brancaccio di riformulare il rapporto tra i sessi dall'interno della critica marxista, come legame tra "riproduzione del profitto e generazione dell'eros", tra "contraddizioni sociali e contraddizioni famigliari", tra economia politica e psicanalisi ( Liberazione del 22 luglio 07), sia rimasto isolato e senza seguito. Tradotta in termini, ora di "questione di genere", ora di "patriarcato", ora di "femminismo", la relazione tra uomini e donne aleggia tuttora sulla manifestazione del 20 ottobre come l'anima incollocabile della sinistra, un fantasma che si aggira in ogni suo ambito, che interroga tutte le sue "diversità" - il lavoro, le politiche sociali, il pacifismo, l'ambientalismo, i diritti civili - ma che come l'Araba fenice "dove sia nessun lo sa".
Eppure ci sono luoghi dove, lentamente ma con passione costante, si va formando quello spazio pubblico, contaminazione di percorsi diversi, che la sinistra dice di voler porre al suo orizzonte. La settimana organizzata come ogni anno dal Forumdonne di Rifondazione, che si è tenuta a Santa Marinella, dal 3 al 7 settembre, più che una "scuola di politica", è stata l'esperienza singolare, entusiasmante, di una socialità inedita - donne e uomini di età e formazione culturale e politica diversa - capace di ripensarsi collettivamente, di tener ferma l'analisi sull'intreccio di vita e politica, corpo e istituzioni sociali, inconscio e coscienza, sacro e laicità, "costruzione di sé", come luogo in cui si incrociano residui arcaici e contemporaneità, autonomia ed eteronomia - come ha sottolineato nella sua relazione Elettra Deiana - e, al medesimo tempo, rilettura di un modello di civiltà che ha bisogno di nuove chiavi interpretative. Il soggetto "uno e plurale", figura finora ambigua, oscillante tra coloriture sacre e litigiose negoziazioni di leader politici, ha già voci e volti reali, protagonisti "in carne e ossa", momenti di condivisione intellettuale ed emotiva che possono estendersi, avviare un processo di accomunamento di pratiche, attento all'individuo e alla collettività. Peccato che il rumore della politica istituzionale, amplificato dai media, reso sempre più separato e incomprensibile da una ritualità crescente, sia tale da impedire ogni, pur volonteroso, ascolto.

martedì, 14 agosto 2007

PRECARI A VITA... DA UNA VITA!

succede alle volte che rovistando tra le scartoffie di tre generazioni ti ritrovi con in mano delle cose veraente interessanti o buffe, dai documenti di potere operaio, alle riviste di lotta continua fino ai numeri più impensabili de lavoce della campania... allora sfogli e leggi qua e la che si diceva nei bei tampi andati, fin quando (e di questi tempi un titolo del genere non passa certo inossevato) non leggi:
PRECARI A VITA.
Amministrazioni e enti preferiscono assumere giovani con contratti trimestrali piuttosto che la legge sul preavviamento al lavoro.
Allora chiudi tuto, torni indietro, ti domandi: ma ho sbagliato giornale? non ea del 79? non era stato treu ad introdurre il lavoro precario in Italia? se lo sapesse Caruso! dopo tutto quello che ha cobinato in uetsi giorni! avrebbe dovuto dare dell'assassino a chissà quanta gente ancora!!! allora scopri che nel marzo del '71 un decreto presidenziale ha stabilito la possibilità ad enti, imprese e istituzioni di assumere personale a tempo detrminato purchè l'impiego non superi i tre mesi nel corso di un anno.... ma quanto tempo è che va avanti sta truffa? quante decine di anni sono allora che lavoriamo in maniera dequalificata, senza diritti e senza alcuna assicurazione o stabilità per il futuro? saranno almeno trent'anni e più a quanto pare, a quanto pare Treu e Biagi non hanno fatto che seguire una scia già intrapresa da altri prima di loro, non hanno fatto altro che seguire le linee guida del mercato del lavoro, omologato già da temp al mercato puno e basta. ma andando avnti nella letura dell'articolo si capisce bene che i rischi e pericoli che il concetto stesso di lavoro, che allora si diceva o si sperava "liberato" dalle maglie del potere, erano già più che evidenti nel lotano 1979 a causa di quel decreto presidenziale del '71. dice Bruno, studete universitario:" mi sono iscritto all'università solo perchè con il diploma di ragioniere non riuscivo a trovare lavoro, poi mi sono rso conto che anche la laurea non mi avrebbe aiutato nella ricerca del posto. adesso sto tentando tutti i concorsi possibili, nel frattempo faccio qualsiasi lavoro: l'anno scorso ho lavorato da un avvocato, ma la paa era irrisoria, poi sono stato per tre mesi al tribunale e adesso aspetto che passi l'anno previsto dalla legge per fare domanda in pretura."
anche l'autore dell'articolo, tale d.d.c., riusciva bene a capire e a prevedere i taggi che chi assumeva aveva da tali contartti precari al punto che scrive:"di tre mesi in tre mesi è possibile distriuire in maniera clientelare un po' di lavoroprecario all'interno dell'amministrazione" e poi continua " gli inconvenienti delle assunzioni a termine dovrebbero essere ormai superati dalla legge del pravviamento al lavoro (nota come 285) che offre ai giovani non solo di migliorare le loro capacità professionali, ma permette anche unesperienza di lavoro più lunga  econtinuata. ciononostante questa legge è stata scarsamente applicata anche perchè prevede per le assunzioni il ricorso a liste speciali il che metterebbe un serio freno alle pratiche clientelari oggi largamente usate" poi riporta i numeri, allucinanti già per l'epoca: all'automobil club 13 con contratto trimestrale, nessuno con la 285, al Totocalcio 680-0, al tribunal corte d'appello, procura e pretura 249 contro 73 con la legge di preavviamento al lavoro.... scandaloso!
in 40 anni cosa è cambiato in questo paese di merda? cosa hanno di diverso i nostri pecari dei call center o della ricerca rispetto ai loro padri o zii di qualche anno più vecchi? è possibile che in qusto pase le leggi si facciano e non vengano mai sottoposte a verifica? e poi... caruso! ma è possibile che non riusciamo a capire che tutto ciò è parte di un disegno che va oltre treu e biagi e che coinvolge le linee del capitalismo globale? ciccio, ciccio... ti sei incarato un altra volta con le mani tue e ora tutti ti danno contro e sei costretto ad autosospenderti per incompatibilità... ma perchè sono conpatibili queste leggi spietate con la vita umana e con il sentire di un essere vivente? tu avrai pure sbagliato modi, termini e atteggiamenti, avrai sicuramente fatto un errore di valuazione  nel nominare invano il nome del martire della legge 30, avrai pur sbagliato a non premettere che tanta parte del brigatismo rosso in italia è stato un operazione dei servizi segreti e che su ciò andrebbe fatta chiarezza, come pure sulla morte di Biagi, ma che addirittura si arrivi a parlare di incompatibilità, che ti si porti all'autosospnsione.... vorrei prorpio sapere perchè questo patto scelrato tra il potre e i padroni non è stato fermato allora... vorrei proprio sapere perchè se si nomina biagi non ha importanza ciò che si dice... vorrei proprio sapere perchè in queso paese di merda vige ancora l'omertà che ci soffoca da sessant'anni.... e tutto tace, tranne ciccio caruso... autosospeso! incompatibile! ma andate a cagare!
martedì, 17 luglio 2007

scandaloso

leggo dal sito dei GC e trascrivo... non ho parole, ma federico tmmasello dice bene quello che tutti peseremmo dopo aver appreso una notizia del genere...

L'ESTINTORE COME STRUMENTO DI PACE
di Federico Tommasello (portavoce naizonale giovani comunisti/e)

Incredibile!!! Sui giornali di oggi trovo una notizia che mi fa uscire gli occhi dalle orbite. Il COISP - Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia (indipendenza da chi???) – ha convocato a Genova un dibattito dal titolo “L’estintore come strumento di pace” (!) invitando a parteciparvi Mario Placanica, l’ex Carabiniere che sparò alla testa di Carlo Giuliani. Un’iniziativa vergognosa, incredibile, tanto più se a promuoverla non è un gruppo di facinorosi estremisti di destra, ma un sindacato di forze dell’ordine. Lo sbigottimento gela il sangue nelle vene e mi inchioda alla sedia quando leggo data e luogo dell’iniziativa: Genova, Piazza Alimonda, 20 luglio.

Stesso posto e stessa ora in cui 6 anni fa fu ucciso Carlo Giuliani. Come fosse la rivendicazione dell’omicidio! Come voler sparare una seconda volta alla testa e al cuore dei parenti di Carlo, di chi ha quel giorno ha visto la morte in faccia, di tutti quelli che andarono a Genova per rivendicare un mondo migliore ed incontrarono invece la brutalità e la violenza del volto crudele dello stato, migliaia di poliziotti e carabinieri conquistati da una furia cieca, da una violenza inaudita.
E’ incredibile, inaccettabile che in una democrazia matura un sindacato che vorrebbe rappresentare parte di un’istituzione preposta alla tutela dell’ordinamento democratico promuova iniziative di aperta provocazione. Provocazione tanto più spudorata e intollerabile se si pensa ai fatti che negli ultimi mesi hanno segnato le vicende giudiziarie attinenti le manifestazioni contro il G8 del 2001 e che hanno riconosciuto la colpevolezza di pezzi significativi delle forze di polizia. Alla luce di tutto questo la manifestazione del COISP suona ancor più come una rivendicazione: si rivendica la legittimità di fabbricare prove false, massacrare giovani inermi, torturare nelle caserme, insultare, umiliare, pestare cittadini in stato di fermo, dichiarare il falso nelle aule di tribunale. E’ così che non stupiscono più neppure le parole di Michelangelo Fournier - vicequestore aggiunto ai tempi del G8 – che, dopo aver descritto la scuola Diaz come una “macelleria messicana”, ha dichiarato di non aver mai detto la verità per “spirito di appartenenza”, quando proprio quest’ultimo e il rispetto delle istituzioni avrebbe dovuto spingerlo a fare il contrario.
Insomma la manifestazione convocata dal COISP ha il carattere di una vergognosa provocazione che dimentica perfino il rispetto dei morti e del dolore altrui, l’umana pietas, una provocazione degna del peggiore dei gruppuscoli dell’estrema destra che in questi giorni stanno macchiando la città di Roma con raid e azioni squadriste. E’ perciò necessario non solo che il questore di Genova vieti l’iniziativa, ma anche che si faccia chiarezza sulla vera natura di questo sedicente sindacato di polizia. E’ necessario farlo anche perché il nome della città di Genova unito al numero 2001 ci riporta costantemente a due suggestioni di segno opposto. La prima è il carattere cupo di una parte della storia del nostro paese in cui settori dello stato, delle forze dell’ordine, dei servizi segreti si sono sistematicamente sottratti alle loro responsabilità per lasciare spazio a politiche autoritarie, repressive ed eversive dell’ordine democratico; una macchia gravissima sulla storia recente e attuale su cui restano troppe verità nascoste si cui far luce, a partire dalla necessaria istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del 2001. L’altra è invece la suggestione calda di Genova, quella scolpita nell’identità della mia generazione cresciuta  con il crollo delle ideologie, la crisi della politica, la ‘fine della storia’. Ci chiamavano Generazione X, postcomunista, postmoderna, postutto, senza identità, senza speranze né impegno. Le giornate di luglio 2001 ci hanno trasformato nella “Generazione di Genova”, ci hanno restituito un’identità nel volto giovane di Carlo Giuliani, nel muretto di piazza Alimonia che a sette anni di distanza è ancora pieno come allora di cimeli e ricordi di ogni tipo. E il calore e la gioia di questo ricordo - di essere stati parte di quella splendida moltitudine di sognatori - non ce lo toglierà mai nessuno, tantomeno la provocazione di un sindacato eversivo di  polizia.
E’ per questo che - come sei anni fa - saremo ancora una volta dal 19 al 22 giugno allo stadio Carlini e in  piazza Alimonda per ricordare, ballare, camminare verso un mondo migliore.

per chi ancora fosse indeciso, ribadisco il concetto:
testatacarlo giulianitutti a Genova dal 19 al 21 luglio
stadio Carlini per non dimenticare
martedì, 08 maggio 2007

passati i dolori (d'animo e fisici) rieccomi qui.
periodo strano. Nicolas Sarkozy è il nuovo presidente della repubblica francese. quei matti dei francesi! sembrano già aver dimenticato la repressione di cui l'uomo nero è stato regista l'anno scorso, prima durante la rivolta delle banlieus, poi durante le proteste studentesche contro il cpe. chi l'avrebbe mai detto che poco più di un anno dopo avrebbero scelto lui come successore di jaques!
il primo maggio è stata in itlia una grande giornata di mobilitazione. migliaia le persone scese in piazza nelle varie città italiane (avellino con i suoi 300 ha contribuito un pochino) mentre a piazza s giovanni quel matto che lavora con la dandini a parla con me pronunciava le parole che gli avrebbero procurato l'accusa di terrorismo (vedi osservatore romano 2 maggio). il fatto che nel giorno della fsta dei lavoratori siano morti due uomini sul posto di lavoro l'osservatore romano non ha considerato notizia degna di nota.  stranezze vaticane
le farfalle sono volate in spagna, non senza aver aperto un blog di discussione sulle produzioni del laboratorio sui saperi prcari in vista dell'iniziativa del 23 a Siena. www.saperiprecari.splinder.com è il link. consiglio a tutti la riflessione sul 3+2 e quella sulla modularizzazione. sono bravi i miei colleghi senesi!
la vera notizia è la svolta nel processo sui fatti di Genova 2001. anche qui non mi dilungo, ma rinvio ad un articolo che un anonimo compagno si è preoccupato di copiare e incollare sul bolg dl circolo che guevara di avellino.
io niente di che... qualche litigio con il fidanzato, qualche intervista per la mia tesi, qualche foto buona... sopravvivo.  aspetto nuovi contatti e varie risposte da prof e amici gay, ma per il momento tutto tace.
leggo, ogni tanto provo a scrivere, cerco di tenere il mio umore quanto più stabile è possibile, anche se con scarsi risultati. mi danno per la totale assenza di tetra-idro-cannabinolo in terra irpina....
e questo è quanto. stasera happy birthday nancy... e speriamo di trovare quel che da du mesi mi danno a cercare!
oltre non vi tedio e mi congendo.
lunedì, 15 gennaio 2007

fioroni è pazzo

ci mancava solo lui...
il ministro fioroni è impazzito, da i numeri, sta completamente fuori! di ritorno dal conclave di caserta illustra quello che presumibilmente sarà il prossimo, ennesimo attacco alla scuola pubblica, laica, libera... al sacrosanto diritto di ogniuno ad una formazione seria e decente. la riforma fioroni, come probabilmente verrà chiamata quest'ultima folle iniziativa di un governo che non si rende conto di quanto rischia e ci fa rischiare, è per ora solo paventata, ma i presupposti sono angoscianti e già si sente in giro aria di rivolta. ricordo quando ancora era ministro della pubblica istruzione quell'altro pazzo di berlinguer e qui ad avellino col movimento studentesco gridavamo: vogliono trasformare la scuola in un azienda, vogliono destrutturare il diritto alla formazione attraverso l'introduzione di soggetti privati nei nostri istituti.... ecco, quel processo continua e dopo berlinguer, dopo de mauro, dopo madama morattila è arrivato un altro pazzo a completare l'opera già sapientemente inaugurata da tali illustri predecessori.... bisogna che un esercito di studenti incazzati e determinati lo mandi a casa. bisogna che tutti sappiao quanto questo tipo apparentemente innocuo e silenzioso stia mettend a repentaglio il futuro nostro, dei nostri fratelli e dei nostri figli. bisogna che tutte/i sappiano quale progetto scelerato si nasconde nelle stanze dei bottoni di questi signori... riporto un articolo da repubblica di oggi e rimando al post su www.farfallerosse.org.

Le novità presentate dal governo al conclave di Caserta. Il ministro Fioroni spiega le linee
del progetto della riforma. Fondi direttamente nelle casse degli istituti anche dai privati

Agevolazioni fiscali e aree tecniche
la scuola si trasforma in Fondazione

di SALVO INTRAVAIA


<B>Agevolazioni fiscali e aree tecniche<br>la scuola si trasforma in Fondazione </B>

Il ministro Fioroni a Caserta

In arrivo una rivoluzione per la scuola italiana. Lo ha annunciato il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, al seminario di governo in corso di svolgimento a Caserta. Nel 'conclave' ha anticipato i due punti fondamentali di quella che può essere chiamata la riforma Fioroni: agevolazioni fiscali a favore delle istituzioni scolastiche e potenziamento dell'area tecnico professionale della scuola superiore. Le due linee della riforma sono state condivise da tutto il governo e dalla maggioranza e diventeranno operative attraverso uno strumento legislativo ancora da definire.

Le scuole come le Fondazioni. Le scuole italiane, che in base all'ultima Finanziaria riceveranno (senza più passaggi intermedi) direttamente nelle loro casse le somme del cosiddetto Fondo d'istituto, utilizzate per le attività integrative (corsi pomeridiani, corsi di recupero ed altro), saranno equiparate dal punto di vista fiscale alle Fondazioni 'per consentire le stesse agevolazioni di incentivi delle Fondazioni e per destinare nuove risorse all'innovazione didattica e al miglioramento del patrimonio edilizio', si legge nella sintetica nota proveniente da Caserta.

Uno dei primi effetti sarà per gli istituti scolastici la possibilità, finora espressamente vietata, di ricevere donazioni da parte di soggetti privati. E per la gestione del patrimonio delle scuole sarà riformata anche la composizione del Consiglio d'istituto: l'organismo che gestisce gli aspetti economici e organizzativi delle scuole autonome. Attualmente del Consiglio fanno parte, in proporzioni diverse, docenti, genitori, alunni (solo al superiore) e personale non docente. Oltre al dirigente scolastico, membro di diritto. In futuro, le scuole potranno prevedere 'la presenza di rappresentanti delle autonomie locali (comuni e Province), del mondo dell'impresa e del terzo settore'.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana che in passato ha trovato parecchie resistenze nel mondo scolastico, soprattutto per ciò che riguarda l'ingresso dei privati negli organismi decisionali.

Riforma della scuola superiore. Come annunciato prima delle elezioni e dall'ultima manovra di bilancio, il governo metterà mano alla riforma degli istituti tecnici e professionali: quelli che destano le maggiori preoccupazioni in relazione agli alti tassi di dispersione scolastica. Attualmente nei tecnici e nei professionali trovano posto oltre un milione e 400 mila studenti (il 55 per cento del totale, al superiore). Quasi certamente saranno 'accorciati i percorsì scolastici in termini di monte ore annuo e diminuiranno anche le discipline. La proposta -spiega la nota- prevede l'istituzione dell'area tecnico-professionale nelle scuole secondarie di secondo grado e il riordino degli istituti tecnici e degli istituti professionali'.

Per gli studenti 'meno volenterosi' dopo le scuole medie si apriranno percorsi professionali triennali e la separazione tra istituti tecnici e professionali si farà meno netta. 'Per le qualifiche professionali triennalì sarà istituito un albo nazionale e ogni provincia avrà almeno un polo tecnico-professionale che comprenderà sia l'attuale indirizzo tecnico sia quello professionale e, oltre i percorsi triennali, anche indirizzi di 'alta qualificazione tecnico-professionale di tipo non universitario'.

Le prime reazioni. Positive le prime reazioni all'annuncio del ministro Fioroni. "Il rafforzamento e la modernizzazione delle scuole tecnico professionali e l'ampliamento dei percorsi di istruzione tecnica superiore è davvero l'aspetto qualificante della riforma della secondaria di secondo grado", dichiara Massimo di Menna, segretario generale della Uil Scuola che prosegue: "La formazione di tecnici, competenti professionalmente e 'culturalmentè formati, in grado di essere la spinta per la innovazione e la competitività del nostro sistema ormai post-industriale, è la vera scommessa della nuova scuola secondaria".

"La proposta lanciata da Fioroni- rilancia Francesco Scrima, leader della Cisl Scuola - che ipotizza per le scuole l'applicazione dello stesso regime di cui godono le fondazioni sé è una proposta interessante perché consentirebbe alle scuole autonome di beneficiare di un più favorevole regime fiscale che permetterebbe notevoli risparmi e pertanto maggiori investimenti per la funzionalità del servizio scolastico e per migliorare l'offerta formativa"

di fronte a tanta idiozia non si può restare in silenzio!
la formazione non si compra e non si vende!
per una scuola libera, pubblica, laica!
ROMPIAMOGLI IL CULO!
domenica, 14 gennaio 2007


napoli smogvivi napoli e poi muori... di Alfredo Luttazzi da www.aletrnapoli.com



L’iniziativa è stata annunciata qualche tempo fa su tutti i maggiori quotidiani, ma non ha avuto il giusto rilievo. O almeno, la maggior parte di questi l’ha detta in modo sbagliato. Il succo della questione in realtà è il seguente: tutti gli abitanti di Napoli e Provincia dovranno pagare un anno in meno le tasse. Saranno esentati, quell’anno, dal bollo auto e dalle assicurazioni e dalle dichiarazioni dei redditi. In quell’anno non dovranno andare neppure dal meccanico, non dovranno preoccuparsi del costo della benzina o di pagare l’affitto. In realtà non avranno alcun bisogno di mettere mano al portafogli, né ne avranno la possibilità.

Questo perché gli abitanti di Napoli e Provincia moriranno un anno prima di quando avrebbero dovuto morire. E non c’è bisogno neppure di fare la fila, di compilare dei moduli o di richiedere ad uno sportello se si ha diritto alla fantastica offerta. L’iniziativa “un anno in meno” arriva gratuitamente a casa vostra e si insinua, senza che ve ne accorgiate neppure, nei vostri polmoni. Se stavate storcendo il naso perché quell’anno volevate viverlo, elogiate almeno l’efficienza nell’erogazione del servizio.

La notizia è stata data dal prof. Gennaro D’Amato, presidente della Commissione su inquinamento atmosferico e malattie respiratorie della European Academy of Allergy and Clinical Immunology. La quantità di polveri sottili nell’aria non dovrebbe essere superiore ai 10 microgrammi, nella nostra zona riusciamo ad arrivare senza troppi sforzi alla quota record di 50 microgrammi. Ciò riduce di un anno l’aspettativa di vita di chi respira tutto questo ben di dio.

Quanto vi aspettavate di vivere prima di oggi? Settantasei anni? Ora sono settantacinque. Prima, secondo la tradizione, chi si faceva i fatti propri campava cent’anni. Ora sono novantanove.
Un anno in meno di tasse, di problemi e di fastidi. Come dite? Non siete d’accordo? Va bene, lo so, nella vita ci sono anche le chiacchiere con gli amici, le giornate di sole e le risate dei bambini, ma questo significa vedere il bicchiere mezzo vuoto.

E che sarà mai? Poi all’età che avreste avuto, probabilmente non ve lo godevate neppure quell’anno. Considerate che i miti, quelli veri (Marilyn, Kurt Cobain, Freddie Mercury) sono quelli che muoiono giovani. Certo, non è che muoiono di smog, i veri miti. O di immondizia. Non dimentichiamoci infatti che l’offerta “un anno in meno” è cumulabile con tutte le altre magnifiche iniziative offerte in modo gratuito dalla nostra regione (fra cui ricordiamo “un pollo alla diossina” e “un grammo di mercurio nelle tue tubature”).

Vi sembro cinico? Non dimenticate che quando si parla di aspettativa di vita e di anni in meno siamo sempre nell’ambito delle astrazioni, e in Campania abbiamo già a che fare con troppi problemi concreti per preoccuparci anche delle idee. E poi la sfiducia è d’obbligo: in una regione che non riesce nemmeno a toglierci di torno dei sacchetti di immondizia grossi e visibili, non credo proprio che si possa fare qualcosa contro le polveri sottili, che sono invisibili e intangibili (ma, ahimè, respirabili).

Okkey, rivolete il vostro anno perduto? Vi do un consiglio: prendete un aereo e andatevene nel luogo più incontaminato del mondo. In Oceania, o in Africa per esempio. Una volta lì, respirate a pieni polmoni, raccogliete i frutti che crescono spontaneamente dalla terra e cacciatevi il vostro cibo da soli. Ma se vi morde un insetto portatore di un morbo sconosciuto, o vi mangia un leone non venite a lamentarvi con me del fatto che avete perso più di un anno.
postato da: kombattina alle ore 14:19 | link | commenti
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