domenica, 30 settembre 2007

...voliamo di nuovo giù (solo per un giorno)

30sett 400
dopo le aggressioni omofobe svvenute nel mese di agosto a piazza bellini il movimento glt napoletano scende in piazza in una manifestazione unitaria per dire no ad omofobia, fascismo e camorra. importante essere presenti in un momento un cui ancora più forte e pressante si fa sentire l'offensiva vaticana per rivendicare dignità, diritti e laicità per tutt*.
martedì, 18 settembre 2007

Torno giù.... ecco perchè!
manifesto-redditofest-small
lunedì, 17 settembre 2007

corpi, generi e sessualità: il fantasma della sinistra

...dal sito dei GC

Il fantasma della sinistra: la relazione uomini/donne:

20 ottobre:tante diversità insieme e una differenza

di Lea Melandri

La sinistra, si legge nel nuovo appello che invita alla manifestazione del 20 ottobre a Roma, su Liberazione del 9 settembre, è fatta di "tante anime", "diverse ma amiche", che hanno bisogno di raccogliersi "in un sol corpo" per avviare un progetto di società più giusta, meno frammentaria e meno soggetta alla "legge feroce del mercato". Ciò che non si dice, ma che emerge chiaramente ogni volta che si elencano i problemi "fondamentali" su cui è chiamata a esprimersi una partecipata "assemblea di popolo", è che, se queste anime sono tutte "grandi", alcune sono considerate più grandi delle altre e come tali destinate a fare da "bussola" a un gregge altrimenti smarrito.

Cambiano le analisi della fase storica che si sta attraversando - dal moderno al postmoderno, alla "società fluida" -, ma non il paradigma conseguente al primato dell'economia, che cerca ogni volta un soggetto prioritario, spinto al cambiamento da oggettive, disumane condizioni di lavoro, una sorta di "asso pigliatutto" che trova oggi, dopo il declino della classe operaia, la sua perfetta incarnazione nel modello precario, tessuto connettivo della civiltà funzionale al liberismo economico e, al medesimo tempo, virus della sua disgregazione. Intorno alla precarietà si muovono le acque agitate del governo, dei partiti e del sindacato, ma anche quel poco che sopravvive di un discorso teorico sempre più spento e ripetitivo, incapace di fermare lo sguardo sul magma confuso e contraddittorio di sentimenti che rischiano di far esplodere in modo incontrollato le relazioni sociali.
La "diversità" è sicuramente uno degli aspetti più vistosi e più interessanti della sinistra che dice di voler ripensarsi e di poter trovare, sulla base di un alternativa condivisa di società, nuove forme unificanti di aggregazione. Ma per arrivare a definire la diversità un "valore" - saperi, pratiche, cambiamenti in grado di tentare scambi e contaminazioni - è necessario innanzi tutto chiedersi quale origine hanno le "differenze" che conosciamo, in che rapporto stanno tra loro, quali tratti comuni tengono nascosti, di quali violenze, ingiustizie sono state storicamente portatrici. L'orizzontalità, su cui si vorrebbe oggi misurare la forza modificatrice dell'esistente, da parte del "popolo" della sinistra, è smentita dalla sacra, intoccabile gerarchia con cui vengono elencati ogni volta valori e soggettività interessate; la promessa di riunificazione si affianca paradossalmente al bisogno di rafforzare tratti identitari e appartenenze. L'idea di un corteo che si muove come "un sol corpo", pur avendo tante anime, evoca nostalgie comunitarie tutt'altro che estranee alla storia della sinistra, fa appello a una omogeneità immaginaria, messa, sia pure inconsapevolmente, a copertura di conflitti, lacerazioni, incapacità di ascolto reciproco.
Sulla lettura distorta e sull'uso tutto interno a partiti e maggioranza di governo, che sono stati fatti dell'appello uscito il 3 agosto su Liberazione e il manifesto , hanno già detto altri firmatari. Se finora ho taciuto, per avendo dato il mio nome, è perché dubbi, rabbia, delusione non riguardano, nel mio caso, solo le scelte fatte finora dal governo su lavoro, politiche sociali, guerra, diritti civili.

Né riguardano solo l'appropriazione da parte del ceto politico di una iniziativa nata come espressione di soggetti collettivi, movimenti, associazioni, gruppi, che riduttivamente continuano a essere definiti "società civile", quando si sa bene che sono portatori di saperi e pratiche innovative dell'idea tradizionale di politica. Neppure posso limitarmi, come Aurelio Mancuso, a fare "atto di fiducia" contando che la sinistra al governo si decida a riconoscere alla libertà e ai diritti delle persone in quanto tali lo stesso peso che dà ai diritti sociali. E la ragione è molto semplice: il patriarcato, come dominio storico di un sesso sull'altro, non è una questione riducibile a diritti, libertà, emancipazione, responsabilità etica, e nemmeno a solidarietà, una parola che compare impropriamente in entrambi gli appelli: nel primo, come solidarietà tra lavoratori e lavoratrici, di cui sarebbe garanzia il contratto nazionale, nel secondo come "struttura" della "convivenza civile tra le donne e gli uomini". Si può essere solidali con chi vive una condizione di disagio maggiore della nostra, ma se siamo noi o i nostri simili la causa di quel disagio, se a dividerci è stata una "differenza" diventata storicamente potere, sfruttamento, violenza, esclusione, ci vogliono ben altro impegno, ben altra assunzione di responsabilità, pensiero critico, desiderio profondo di cambiamento, rivalutazione del conflitto, per allacciare nuovi rapporti.
Non è un caso che il tentativo di Emiliano Brancaccio di riformulare il rapporto tra i sessi dall'interno della critica marxista, come legame tra "riproduzione del profitto e generazione dell'eros", tra "contraddizioni sociali e contraddizioni famigliari", tra economia politica e psicanalisi ( Liberazione del 22 luglio 07), sia rimasto isolato e senza seguito. Tradotta in termini, ora di "questione di genere", ora di "patriarcato", ora di "femminismo", la relazione tra uomini e donne aleggia tuttora sulla manifestazione del 20 ottobre come l'anima incollocabile della sinistra, un fantasma che si aggira in ogni suo ambito, che interroga tutte le sue "diversità" - il lavoro, le politiche sociali, il pacifismo, l'ambientalismo, i diritti civili - ma che come l'Araba fenice "dove sia nessun lo sa".
Eppure ci sono luoghi dove, lentamente ma con passione costante, si va formando quello spazio pubblico, contaminazione di percorsi diversi, che la sinistra dice di voler porre al suo orizzonte. La settimana organizzata come ogni anno dal Forumdonne di Rifondazione, che si è tenuta a Santa Marinella, dal 3 al 7 settembre, più che una "scuola di politica", è stata l'esperienza singolare, entusiasmante, di una socialità inedita - donne e uomini di età e formazione culturale e politica diversa - capace di ripensarsi collettivamente, di tener ferma l'analisi sull'intreccio di vita e politica, corpo e istituzioni sociali, inconscio e coscienza, sacro e laicità, "costruzione di sé", come luogo in cui si incrociano residui arcaici e contemporaneità, autonomia ed eteronomia - come ha sottolineato nella sua relazione Elettra Deiana - e, al medesimo tempo, rilettura di un modello di civiltà che ha bisogno di nuove chiavi interpretative. Il soggetto "uno e plurale", figura finora ambigua, oscillante tra coloriture sacre e litigiose negoziazioni di leader politici, ha già voci e volti reali, protagonisti "in carne e ossa", momenti di condivisione intellettuale ed emotiva che possono estendersi, avviare un processo di accomunamento di pratiche, attento all'individuo e alla collettività. Peccato che il rumore della politica istituzionale, amplificato dai media, reso sempre più separato e incomprensibile da una ritualità crescente, sia tale da impedire ogni, pur volonteroso, ascolto.

domenica, 16 settembre 2007

a proposito di Mastella e dei suoi voli

splendida la vignetta di Gianfalco mastella
postato da: kombattina alle ore 08:48 | link | commenti (1)
categorie:
venerdì, 14 settembre 2007

di ritorno.

ancora un mese di assenza... rientrata a siena cerco di raccapezzarmi e rimettermi al lavoro per la tesi. mille cose da fare, mille pensieri, la mobilitazione per il 20 da costruire, le idee, i pensieri, le proposte e le aspettative per questo autunno (e per l'inverno, la primavera....) fermarsi significa morire, soccombre... rallentare i tempi, quello si, è necessario, per provare a vivere e sentire anche solo un pochettino.
in questo mese sono passata di qui tante volte, libera navigatrice... passavo e pensavo alle mille cose che avrei avuto da dire, che avrei voluto socializzare con tutti quelli che ogni tanto passano di qui... luogho e non luogo della comunicazione. avrei voluto dire del campeggio dei GC, delle mille cose fatte, dette e condivise, delle aggressioni omofobe a piazza Bellini, della REDDITOfest di Grotta e delle connessioni che scalderanno questo autunno... avrei voluto e invece ho aspettato.
ricomincio di qui, riparto da me per riprendere la mano e dire delle cose. come quando la sera prima dell'esame si chiacchiera a tavola tra coinquilini... del resto a che serve questo spazio se non a mettere in rete e condividere saperi, pensieri, idee? il rischio è quello di restare pezzi di un corpo che non sta insieme. siamo tutte protesi che non attecchiscono, il corpo vero le rigetta... una ret, si, ma una rete in cui i corpi non si toccano, non se ne vedono le forme, non se ne sentono gli odori. la persona invece c'è, è li presente e sente. ma i corpi sono importanti, un po' come le parole per nanni moretti... il corpo singolo oltre che i corpi in movimento, il fatto stesso di avere un corpo.
un corpo dice mille cose e più. vi sono inscritti significati e rappresentazioni, manifesta posizionamenti e disposizioni, è indice identitario e di appartenenza. ripartire dai corpi, dal proprio corpo e dal corpo collettivo, costruire il corpo dei corpi in movimento.
a partire da oggi, verso e oltre il 20 ottobre. sui territori, nelle università, sui posti di lavoro incontrare i corpi precari, quelli die migranti, dei lavoratori e degli studenti, i corpi dei gay e delle lesbiche, delle/i trans dei transgender. i corpi vecchi e giovani, i corpi delle donne e quelli dei bambini...
credo che così potremmo capire un sacco di cose. forse riusciremo addirittura a fare corpo. movimento.