storie di (stra)ordinaria subinformazione
eccoci qua. cinque anni dopo seduta sopra un letto che mi domando: e mo'? che faccio mo'? a che punto sono arrivata dopo cinque anni di lauti contributi versati all'università degli studi di siena? sarò in grado di quagliare qualche cosa -come dice mia mamma- e dimostrare che qualcosina valgo (se veramente valgo) o che almeno qualcosa ho imparato? ecco... imparare, ma a me nessuno mi ha mai detto che cosa si fa sul campo? come si fa la ricerca sul campo! cosa si chiede alle persone, come ci si comporta, se si finge oppure no.... e pensare che è da questo che dipende tutto! l'altro giorno sono andata a parlare con i prof. a parte che io non avevo un gran che da dirgli, perchè non è che io abbia fatto molto... più che altro mi aspettavo un giudizio, dei commenti, degli aggiustamenti.... invece ci siamo ritrovati a parlare di napoli, della comunità del quartiere, dell'associazionismo omosessuale e di teatro... tutto insieme, com'è nella mia testa... qualche dritta è arrivata (il MIT, Lello Mazzacane, il contesto del quartiere nel suo complesso, dal macellaio alla fruttivendola al salumiere per intenderci) e ora si deve lavorare.
Se mi lamento è perchè sono picciosa (come dice qualcuno) e non sono mai contenta.
Mina canta le sue matite colorate e io faccio i capricci. Anche se dovrei essere contenta, anche se sembra che questi benedetti contatti tra qualche giorno arriveranno (viola mi ha chiamata e mi ha detto che si mobilitava nel fine settimana... speriamo!)
dovrei essere contenta ma questa cosa della ricerca sul campo “dal basso” un po' mi spaventa. Ho paura di non essere all'altezza. Loro mi dicono: “scrivi, che così non è tempo perduto” penso che significhi che non dico solo stronzate... forse. Invece penso che fosse per me starei dieci anni a leggere e aspettare prima di cominciare a scrivere. Scrivere... che devo scrivere? Quello che leggo da qualche altra parte o quello che penso io quando leggo? Potrei scrivere quello che mi aspetto di trovare niente di più. E che senso ha scrivere di una cosa che ancora non si è mai vista?
Mentre mi arrovello su questi pensieri poltrisco a Siena e non mi decido a partire, forse per prendere e far prendere un po' d'aria al cervello e alle membra... chiusa in casa, circondata da decine di libri, il computer fa i capricci e a scrivere come si fa? Buona scusa per concedersi un po' di relax. Leggo a palla. Cecilia Gatto Trocchi, Vita da trans, Stefano De Matteis, Lo specchio della vita: Napoli antropologia della città e del teatro; Anna Camaiti Hostert, Passing. Dissolvere le identità, superare le differenze; Maurizio Barbagli, Asher Colombo, Omosessuali moderni... sopra tutti, appena posso concedermi un'oretta di pausa MANITUANA di Wu Ming per la modica cifra di 17,50 euro (che finalmente mi sono potuta permettere, ma che non sempre ho il tempo o la forza di leggere e così mi addormento, come è successo ieri sera dopo sole tre pagine e lascio anche la luce accesa... roba che la mia coinquilina mi ammazza!)
sarà per le paranoie legate a questa benedetta tesi o per il cambio di stagione, fatto sta che non ha proprio voglia di fare niente. Mi cullo nella calma piatta dei pomeriggi senesi e lascio correre il tempo. Qualche giorno ancora e poi di nuovo casa, Napoli, Sorrento, nella speranza che qualcuno mi racconti, si racconti a me... mi cago sotto, però penso che alla fine me la caverei, molto più che a fare le telefonate! Vabbè, smetto di frignare e di fantasticare sui femminielli e mi rimetto a studiare (se si può definire studiare quello che sto facendo, ma forse è quello che ho fatto fin ora che andrebbe definito in altra maniera...)
...senza cedere alle divagazioni!