storie di (stra)ordinaria subinformazione
Si dice che il battito d’ali di una farfalla in Amazonia possa provocare un Tornado in Texas. Noi saremo quelle farfalle, la nostra lotta sarà quel tornado.
Viviamo in un Pianeta che ogni giorno soffre per la stupidità umana, le guerre, la fame, la povertà sono solo alcuni esempi dello scempio che ogni giorno si consuma davanti ai nostri occhi. L’avidità dei potenti non si ferma davanti a niente, beni elementari che dalla notte dei tempi la Natura ci offre rimangono oggi ingabbiati nella morsa della mercificazione: la privatizzazione ha già oscurato sotto il suo mantello persino un bene come l’acqua. E come ciò che disseta i nostri corpi anche ciò che sazia le umane menti rimane invischiato nella torbida trama. La mercificazione dei saperi rinchiude dietro le vetrine la musica, i film, i prodotti multimediali e i libri e la loro liberazione, comunque parziale o temporanea, avviene solo dietro pagamento di cifre troppo spesso inaccessibili.
Il nostro Paese si è spinto oltre privatizzando le scuole e le università, le ha trasformate in aziende in cui noi studenti siamo ridotti a dipendenti precari. La riforma Moratti, che da tempo denunciamo come passo finale della distruzione di conquiste di decenni ottenute con il sacrificio di tanti e tante prima di noi, è giuntà oggi all’atto finale; la sua attuazione è ormai realtà.
Contro questo declino che appare interminabile, contro un mondo in cui pochi hanno tanto e tanti hanno poco, nasce oggi il coordinamento Farfalle Rosse che riunisce tutte le realtà studentesche di sinistra che agiscono nella nostra città.Publio Plinio a Domizio Rufo:
“Carissimo, ti auguro con questa epistola di trascorrere un buon Natale del Sole. Non so da voi, ma qui a Mediolanum ormai lo festeggiano tutti: persino i cristiani! Sì, anche quella setta di santoni pseudoebrei, gli adoratori dei crocefissi, dopo qualche resistenza ormai si sono decisi a festeggiare come tutti gli altri.
Non c’è che da apprezzare la saggezza del nostro grande imperatore Aureliano, che volle rendere ufficiale la festa, l’ottavo giorno prima delle Calende di Gennaio. Noi cittadini dell’impero siamo diversi per lingua, razza e religione, ma tutti siamo scaldati dallo stesso Sole, che dopo il freddissimo Solstizio d’Inverno ora ricomincia timidamente a riallungare le giornate. Né Aureliano volle inventarsi una Festa di sana pianta, ma lungamente studiò il problema coi suoi collaboratori, scoprendo che la festa della Rinascita del Sole è la più universale; anche se alcuni lo chiamano Mitra, altri Elagabal, altri Helios: in fin dei conti è sempre lo stesso per tutti, e tutti ugualmente ci riscalda.
Solo i cristiani, nella loro superstizione, sono convinti di non adorarlo. Ho appreso da un mio servo, che partecipa alle loro riunioni, che pure loro mangiano gli stessi dolci impastati con frutta candita e miele: ma non per festeggiare il Sole a cui devono la frutta e i fiori, bensì la nascita del loro Dio, o profeta (essi non hanno chiara la distinzione tra i termini), Gesù Cristo.
Confesso di essere affascinato dall’ignoranza che nutrono per la loro stessa religione. Avendo dato un’occhiata, per curiosità, ai loro libri sacri, so bene che in nessun giorno del calendario è fissata la data di nascita del loro eroe. Stavo quasi per dirlo al mio servo, ma a che pro? Non sa leggere. Ma lasciamolo pure mangiare il suo pane dolce e i suoi canditi, anche se ignora l’autentico significato di ciò che fa”.
Ebrhardt a Kwenghjil
“Gran figlio di vacca visigota e padre ignoto, come va? Spero che in Hispania faccia meno freddo che qui. Tra un po’, grazie al cielo, le giornate si riallungheranno. Nel frattempo io me ne resto accampato in questa nebbiosa valle padana. E mi si gelano i coglioni.
Mi gelano anche perché la mia Orda ha deciso di convertirsi in blocco a quella religione del menga, il Cristianesimo.
Dicono che conviene farsi amici i vescovi, che sono i veri capi delle città. Mah. Fosse per me avrei giù brindato coi loro teschi disossati, ma forse hanno ragione. Ci vuole gente che sappia amministrare tutto questo casino.
Del resto mi conosci, io di religione mi sono sempre interessato quanto bastava per portare le fanciulle alle orge. Però, boia d’un Thor, non toccatemi Odino! Te lo ricordi, Kwenghjil, quando eravamo bambini e la mamma ci diceva di mettere fuori gli stivali pieni di carote per il cavallo del dio Odino?
Era due giorni dopo il solstizio d’inverno, come oggi. Nella notte lunghissima il dio con la barba bianca portava gli eroi caduti a una battuta di caccia. E quando si fermava alla nostra stalla, dovevamo essere a letto e non fiatare, se volevamo che ci riempisse gli stivali di nocciole al miele e altre leccornie.
E adesso mi spieghi, Kwenghjil? Se mi converto al cristianesimo, cosa ci racconto al mio nipotino? Ha il diritto di credere in Odino anche lui, o no?
Ieri sera l’ho preso davanti al fuoco e ho attaccato con la storia del dio che cavalca nella notte. Si è messo a piangere come un puledrino! Ben ti sta, mi ha detto mia moglie. Basta con queste storie di Dei barbari a cavallo, mi dice, sei vecchio, aggiornati! Se non fossi il vecchione che sono l’avrei impalata lì dov’era! E invece l’ho lasciata fare: ha preso in braccio il marmocchio e (non credevo alle mie orecchie) ha completato il racconto spiegando che Odino era un dio cattivo e feroce, che abitava nei boschi, ma poi ha incontrato un tale San Nikolao, Santa Nicola, non so, che ha convertito pure lui, e da allora è buono e porta i dolci dal camino!
…E poi dimmi se a uno non devono gelarsi le palle. Dove sono finite le tradizioni dei nostri padri? È tutta una schifezza. Meno male che posso mangiarmi ancora le mie nocciole al miele. Le mangio alla tua salute, vecchio scannagalline”.
Ing. Taddei Barnaba a Dott. Taddei Luciano
“Ciao dutòr, spero che ti passi un buon Natale. Qui a Milano è un freddo cane come sempre (e poi dicono il riscaldamento globale, bah). Ma se Dio vuole, da qui in poi ci si riallungheranno le giornate.
Ti saluta anche tuo nipote – perlomeno ti saluterebbe, se riuscissimo a staccarlo da quella plaistescion rivoluzionaria che gli hai regalato. Che sia l’ultima volta: siamo seriamente preoccupati. Da mezzanotte alle nove del mattino è rimasto lì impalato a dimenarsi davanti al televisore. Al che mia moglie gli ha detto: “Ma devi proprio giocarci da solo? Perché non inviti i tuoi amici?”
Gli amici di mio figlio: un cinese, un turco e un Di Gennaro. Tre ore chiusi nella stanza a dar di matto con quell’affare. A un certo punto blocco mia moglie nel corridoio con in mano un vassoio di panettone: ma sei sicura? Le ho detto io. E se è contro la loro religione?
Ma che religione e religione, fa lei. È un dolce, non lo proibisce nessuno. Appunto, faccio io, è un dolce di Natale, cosa vuoi che sappiano in Cina? Loro mica ci credono, in Babbo Natale. E poi c’è un turco, figurati.
Proprio in quel momento dal bagno salta fuori Giampiero, e alza le spalle: Papà, dice, veramente Babbo Natale viene dalla Turchia. Ma che Turchia e Turchia, dico io, chi te le racconta queste cose? La prof di religione, dice lui. Ci ha spiegato che Babbo Natale è San Nicola, e San Nicola è nato in una città che adesso è in Turchia. Ah, sì? Vorrà dire che l’anno prossimo ti esentiamo dalla materia, visto che la tua prof non sa nemmeno che San Nicola sta a Bari!
E vai!, ha detto lui. Che stronzetto ho messo al mondo.
Alla fine se lo sono sbafato, il panettone. Glie n’è fregato assai, di sapere perché lo mangiano. Che mondo. Che mondo.
Speriamo in un po’ di sole”.
Ai cittadini ed alle cittadine del mondo
Il Global Orgasm sembra cadere proprio nel periodo giusto... Non più tardi di 4 giorni fa infatti il papa ha pensato bene di esporre, per l'ennesima volta, la propria opinione in merito a temi quali l'aborto, l'eutanasia e la fecondazione assistita.
Citiamo da Repubblica: Papa Ratzinger parla con dolore delle morti silenziose "provocate dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia". E si chiede: "Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?".
Poco prima in un incontro ufficiale con il nuovo ambasciatore del Lesotho (il paese in percentuale più colpito dall'Aids) si era pronunciato dicendo: "E' di vitale importanza comunicare il messaggio che la fedeltà nel matrimonio e l'astinenza al di fuori di esso sono la via migliore per evitare l'infezione e per fermare la diffusione del virus."
Una giornata come quella di oggi in cui si vogliono lanciare messaggi di amore libero e di Pace è probabilmente la migliore risposta a chi si ostina alle soglie del 2007 a lanciare diktat da stregone del tutto privi di fondamenti scientifici e che rischiano di creare situazioni disastrose bloccando la ricerca, da una parte, e impedendo un' informazione diffusa sui metodi di contraccezione e di protezione dall'altra.
Per questo facciamogli capire che il sesso e l'amore non possono essere imbrigliati, nascosti, visti come tabù, ma dobbiamo parlarne e sopratutto praticarli....
Quindi invitiamo tutt* a dare il proprio contributo per la pace nel mondo!
In Toscana il Mugello è per la politica il luogo della TAV; per la sua popolazione una terra che rappresenta un legame sentimentale con le proprie origini e tradizioni. Un contesto ambientale straordinario deturpato dalla modernità e dalle innovazioni della globalizzazione.
Quando per la prima volta ci sono andato per impegni politici, ho visitato la sede di Rifondazione Comunista.
La sede nel cuore del Mugello.
Il Mugello rosso della sfida tra Curzi e Di Pietro per un vacante seggio parlamentare.
Il Mugello rosso delle tradizioni di una popolazione che ha sempre vissuto in simbiosi con il proprio territorio.
Quella di Borgo San Lorenzo non è una sede qualsiasi.
Una grande bella casa colonica che le compagne ed i compagni di Borgo stavano ristrutturando con sacrificio, costanza e tanta passione.
Quella passione per la politica e la democrazia che rende diversa e straordinaria la nostra esperienza politica.
Sulla strada principale sulla quale si affaccia la struttura c'è un tabernacolo. Con una madonnina. Perfettamente curato dalle fedeli del paese. Anche il tabernacolo fa parte della "proprietà" della sede.
Anche il tabernacolo è di "Rifondazione Comunista": come dicono sorridendo le compagne ed i compagni di uno dei più grandi circoli del partito in Toscana.
La casa colonica suscita emozione.
Questa struttura è nostra.
Si, insomma, il partito ed i compagni la pagano con tanti sacrifici ed iniziative politiche: la festa (enorme e partecipata), le cene, le sottoscrizioni.
A vederla per la prima volta immagini cosa puoi e potresti farci.
Splendido.
Il grande ed ampio caminetto appena dopo l'ingresso, che precede due grandi sale con pavimentazione in cotto ed i muri spessi delle vecchie "nobili" strutture. Poi la cucina, con un bel forno per le pizze incastonato nel muro, protagonista delle cene sociali affollate tanto da riempire tutto lo spazio disponibile. Una rampa di scale conduce al piano superiore. Non c'è ancora il pavimento. Le tracce per gli allacciamenti sono vive. Una sala per le riunioni ed un ufficio. Se alzi gli occhi in alto vedi le grandi travi in legno che sorreggono il tetto. Poi altre stanze.
Li, davanti a te. Da sistemare.
Qua potremmo farci…questa invece sarebbe perfetta per… mi dicono i compagni.
In fondo il bagno ed una saletta che ancora non ha visto e sentito la mano della cura.
E' difficile sistemare tutto rapidamente. Le iscritte e gli iscritti del circolo lavorano, studiano. Nessuna fa politica di "professione". Eppure sono disponibili a dedicare il loro tempo libero non solo alla politica, ma anche al lavoro di ristrutturazione della casa, della sede del partito.
La sede ed il partito di Borgo San Lorenzo sono un patrimonio straordinario per tutto il partito in Toscana.
Stanotte un incendio ha distrutto la sede di Rifondazione Comunista. Un attentato alla democrazia. Un gravissimo atto intimidatorio nei confronti del nostro partito.
Ma nessun incendio, nessuna intimidazione distruggerà questo popolo, il nostro popolo
Dimostreremo la nostra forza, quella fatta di persone e passioni, di un popolo che fa della sua coesione, solidarietà e passione gli strumenti fondanti del rinnovamento politico e sociale.
A tutte le compagne ed i compagni di Borgo San Lorenzo, e della federazione di Firenze, va tutta la solidarietà e determinazione per contribuire a ricostruire e sostenere un patrimonio grande della nostra comunità.